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Rischio inflazione sulla ripresa

La Fed ha annunciato che tollererÓ aumenti dei prezzi superiori al 2%

Marcello Messori 04/05/2021

Rischio inflazione sulla ripresa Rischio inflazione sulla ripresa L’Amministrazione Biden ha ottenuto l’approvazione di un rilevante programma di sostegno fiscale ai redditi delle famiglie statunitensi e alla parte più vulnerabile delle attività economiche e ha disegnato una nuova e gigantesca iniziativa per il rilancio degli investimenti pubblici e privati, con specifico riferimento alle infrastrutture. Unite a un piano aggressivo di vaccinazione della popolazione e a una politica monetaria ancora fortemente espansiva, queste scelte hanno assicurato (ancor prima di essere realizzate) la crescita macroeconomica del paese. Gli Stati Uniti hanno così registrato significativi aumenti del Pil fin dai primi mesi del 2021 e promettono tassi di sviluppo elevatissimi nei prossimi mesi.
 
Questo quadro così positivo mostra una potenziale criticità: la ripresa dell’inflazione. La Fed ha, da tempo, affermato che tassi di inflazione superiori al 2% non determinerebbero automatiche restrizioni della sua politica monetaria perché compensativi delle passate e lunghe fasi di inflazione troppo bassa. Eppure, come è già emerso alcune settimane fa, nel prossimo futuro la Fed potrebbe incontrare difficoltà a contenere i tassi di interesse a lungo termine e a convincere gli investitori finanziari che le aspettative di un’inflazione eccessiva sono senza fondamento. Un innalzamento delle aspettative inflazionistiche e – di conseguenza – dei tassi di interesse a lungo termine negli Stati Uniti finirebbe per contagiare anche l’euro-area con effetti assai più perniciosi. Vari fragili paesi europei hanno potuto praticare politiche fiscali espansive e innalzare il rapporto Debito pubblico/Pil grazie alla rete di protezione, offerta dalla politica ultra-espansiva della Bce, e ai bassi tassi reali di interesse. Quali sarebbero le conseguenze se tale rete di protezione si indebolisse, pur in modi graduali? Next Generation-EU sarebbe sufficiente ad assicurare, comunque, la ripresa europea?
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