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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 09/06/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Durigon: Le proroghe cig dove i lavoratori sono più numerosi
Faremo le proroghe della cig nei settori dove i lavoratori sono più numerosi. Lo afferma il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, intervistato da Enrico Marro per il Corriere della Sera. Durigon come si esce da questo braccio di ferro sul blocco dei licenziamenti? «Guardando alla realtà dei numeri— risponde il sottosegretario all’Economia e dirigente di punta della Lega (è stato sottosegretario al Lavoro nel primo governo Conte) —. I dati che abbiamo dicono che i lavoratori in cassa integrazione ordinaria sono più o meno 480 mila. Analizziamo questo universo e vediamo quali sono i settori più in crisi e interveniamo su questi». Quali sono? «Sicuramente il comparto del tessile e della moda, dove abbiamo 140 mila lavoratori in cassa. Settori come questi e il calzaturiero hanno bisogno di una proroga del blocco dei licenziamenti. Parliamo quindi di una proroga selettiva. Valutare le attività più in crisi è importante per gestire questa fase. Per queste attività prolunghiamo il blocco mentre lasciamo liberi tutti gli altri settori, molti dei quali sono in forte ripresa e non credo proprio che licenzieranno, ma semmai assumeranno. Però bisogna restituire il mercato del lavoro alle sue dinamiche e allo stesso tempo mettere in campo una robusta riforma degli ammortizzatori sociali». Secondo la sottosegretaria al Lavoro, Rossella Accoto, del Movimento 5 Stelle, la proroga selettiva è inapplicabile perché, dice, chi decide a quali settori dare la proroga e con quali criteri? «Semplicissimo. Prendiamo appunto i dati dell’Inps sulla cassa integrazione e facciamo una norma che proroga il blocco quando i livelli di Cig superano una certa quota dei dipendenti di un settore». Per esempio? «Potrebbe essere il 30%, ma anche meno. Voglio dire che il criterio è a portata di mano. Poi sarà il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, a fare le valutazioni più opportune». La proroga selettiva che propone lei quanto dovrebbe durare? «Direi almeno fino a dopo l’estate. Ma si potrebbe anche scegliere una soluzione flessibile, per esempio legando la durata del blocco al livello di cassa integrazione, per cui quando si scende sotto la soglia stabilita il blocco cessa. Anche qui il ministro Orlando potrà studiare le soluzioni migliori». I sindacati, con l’appoggio dei 5 Stelle e di Liberi e uguali, sono per una proroga del blocco generalizzata fino al 31 ottobre. «Penso che così non si farebbe altro che ingessare il mercato. Bisogna invece distinguere le aziende da aiutare ancora da quelle che devono essere lasciate libere di correre».
 
Michetti: A Roma penseremo alle cose utili come facevano i cesari
A Roma penseremo alle cose utili come facevano i cesari. Lo afferma il neo candidato sindaco del centrodestra, Enrico Michetti, intervistato da Maria Egizia Fiaschetti per il Corriere della Sera. Dopo mesi di stallo, la coalizione ha deciso di sostenerla nella corsa al Campidoglio: come si sente? «Oggi (ieri, ndr) è stata una giornata memorabile, per un cittadino romano potersi cimentare in una sfida di tale portata è straordinario. Mi riempie di gioia sapere che il mio nome è stato scelto da una coalizione ampia, che ha dialogato con grande civiltà: ringrazio tutto il centrodestra e spero di ripagare la fiducia garantendo a Roma, se verrò eletto, la buona amministrazione». Più di qualcuno era scettico sulla sua candidatura ritenendola un personaggio poco conosciuto. «Tutti i dubbi sono assolutamente legittimi, l’idea era trovare il candidato migliore ed è importante che si siano confutati aspetti anche marginali, lo si fa nell’interesse collettivo». I suoi principali competitor sono già operativi, da dove partirà la sua campagna elettorale? «Ho comprato un buon paio di scarpe, girerò tutta Roma, lo faccio ritualmente, per incontrare le persone. Credo che la prima tappa verrà concordata insieme con la coalizione. Ognuno è importante: le categorie, i dipendenti pubblici che sono in numero rilevante e vanno visti senza pregiudizi. Nei primi cento giorni adotterei, nei limiti delle nostre competenze, misure per favorire le categorie produttive più colpite dalla crisi e migliorare la qualità della vita nelle aree più degradate». La sua investitura coincide con una doppia emergenza per Roma, i rifiuti e gli allagamenti: quali soluzioni ha in mente? «Per risolvere il problema dei rifiuti Roma deve dotarsi di impianti innovativi con il minore impatto possibile, oltre a promuovere una raccolta differenziata spinta e una cultura ambientale che punti sul riciclo e il riuso. Riguardo agli allagamenti, servono infrastrutture adeguate dall’ammodernamento della rete fognaria ai depuratori, alle vasche di esondazione». Il suo sogno da futuro amministratore della Capitale? «Basta pensare a come vedevano Roma i grandi Cesari e i papi: non avrebbero mai costruito le piramidi perché non erano di pubblica utilità, costruivano ponti, strade, acquedotti, anfiteatri per il benessere dei cittadini. Penso, tra gli altri, a una variante generale del piano regolatore dove inserire una città della pubblica amministrazione con il front office di tutti i dicasteri più importanti, per evitare che i cittadini facciano il giro delle sette chiese».
 
Abrignani: Dovremo prepararci, l’immunità cala e ci sono le varianti
Dovremo prepararci, l’immunità cala e ci sono le varianti. Lo avverte l’immunologo del Cts, Sergio Abrignani, intervistato da Elena Dusi per la Repubblica. Perché ne è convinto? «L’immunità cala con il tempo. Non sappiamo se ci vorranno uno, tre o più anni. Ma la protezione tenderà a svanire e quando accadrà dovremo ripartire con le iniezioni. È assai improbabile che il coronavirus sia scomparso nel frattempo. Resterà fra noi per decenni, se non per sempre». Quando sapremo che l’immunità è svanita? «Quando vedremo i vaccinati ammalarsi di nuovo. È un metodo empirico, ma purtroppo l’unico. Non ci sono mezzi per prevedere la durata degli anticorpi. E anche se ci fosse, non conosciamo il livello minimo di anticorpi che protegge dal virus». Uno studio su Nature dice che gli anticorpi possono durare una vita. «Non facciamo confusione. È vero che la produzione di anticorpi può durare una vita. Ma non è detto che quegli anticorpi siano sufficienti come scudo contro l’infezione. La risposta immunitaria potrebbe essere molto duratura, ma non sufficiente a offrire una protezione». Le aziende studiano varie versioni del loro vaccino, per il richiamo. Quale faremo? «Ci sono varie ipotesi. Potrebbe bastare una nuova dose del vaccino tradizionale, che si basa sul ceppo originario di Wuhan. Si può pensare eventualmente di ridurre il dosaggio. Oppure sarà necessario aggiornare il vaccino, nel caso di una nuova variante insidiosa. Difficilmente per i richiami useremo AstraZeneca o Johnson&Johnson perché il virus che sfruttano come vettore è riconosciuto dal sistema immunitario già dopo una dose. Dalla seconda iniziano a perdere efficacia». La variante indiana richiederà un nuovo vaccino? «L’indiana non compromette troppo l’efficacia dei vaccini, soprattutto nel prevenire i sintomi gravi. Potrebbe però spuntare un ceppo che è allo stesso tempo più contagioso, più letale e più abile nello sfuggire al sistema immunitario. In quel caso bisognerà agire, e anche in fretta».
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