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Chi non vuole capire il caso di Saman

Redazione InPi¨ 09/06/2021

Altro parere Altro parere Michele Brambilla, il Giorno
Il direttore del Giorno, Michele Brambilla, in un editoriale critica duramente “chi non vuole capire il caso Saman”: “Stupiscono e addolorano – scrive - le parole che il segretario del Pd, Enrico Letta, ha dedicato ieri (su La7, a Coffee Break) al caso di Saman Abbas. Letta ha detto che «le accuse di imbarazzo della sinistra sono false, c’è chi vuol fare speculazione politica», e ha definito quello di Saman «un efferato femminicidio». Anche Nadia Bouzekri, vicepresidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane, intervistata dal Corriere della Sera ha definito quello di Saman un femminicidio come tanti. Ma non è così. Per almeno tre motivi. Il primo. I femminicidi «molto diffusi anche in Italia», come dice la Bouzekri, sono in genere opera di uomini che non accettano una separazione, uomini che confondono l’amore con il possesso, uomini violenti, o che diventano violenti. Sono uomini che uccidono le donne. Nel caso di Saman la Procura non contesta l’omicidio a un uomo, ma a un’intera famiglia, perfino alla madre. Secondo motivo. I «femminicidi molto diffusi anche in Italia» sono condannati dalla legge e dalla coscienza civile e morale di tutto il popolo. Sono un reato orribile. Perfino chi lo commette lo sa. Chi ha ucciso Saman (se l’ha uccisa) l’ha fatto invece nella convinzione di aver obbedito alle leggi del suo dio e della sua storia, e si sente la coscienza a posto. Terzo motivo. Quando c’è un «femminicidio di quelli molto diffusi anche in Italia», in Italia se ne parla eccome, si fanno sacrosanti cortei e sacrosante fiaccolate, si riempiono le prime pagine dei giornali, di quei giornali che solo negli ultimi giorni si sono accorti del caso Saman. E la sinistra, così attenta ai diritti delle donne, si fa sentire eccome. Non basta, signor segretario Letta, telefonare alla sindaca di Novellara, come lei ha detto ieri di aver fatto. Bisognava sollevare un casino (perdoni il termine) e invece la sinistra per settimane non ha detto ‘ba’, e quando ha cominciato a parlare ha spaccato il capello in quattro con tanti distinguo. Conosciamo Letta ed è per il ricordo e la stima che abbiamo di lui che diciamo che le sue parole addolorano. Parla di speculazione politica. Ma di chi? Legga, signor segretario, quanto ha scritto ieri sul nostro giornale Stefano Bonaccini. È un uomo del suo partito, non della destra xenofoba: e ha parlato di «una battaglia, anche culturale, che riguarda tutti, che non ammette divisioni». Ma è stata una delle pochissime voci lucide e coraggiose che si sono udite a sinistra in queste settimane”.
 
Pietro Saccò, Avvenire
Andare in orbita va bene, ma a che prezzo? Se lo chiede Pietro Saccò su Avvenire commentando le imprese annunciate da Jeff Bezos ed Elon Musk: “Il prossimo 20 luglio Jeff Bezos, assieme a suo fratello e a uno sconosciuto disposto a pagare qualche milione di dollari si farà lanciare a 100 chilometri dalla superficie del mare dentro una delle navette della sua Blue Origin, la società che ha fondato per inseguire il suo desiderio di bambino. Sarebbe un altro grande racconto del ‘sogno americano’. Con un altro taglio, la vita del fondatore di Amazon potrebbe invece essere la base per un’inquietante serie distopica. L’umanità è in difficoltà. La popolazione mondiale è chiamata a sforzi enormi per contenere il riscaldamento climatico. Servirebbe unità per riuscirci, ma la gente è divisa, litigiosa e sfiduciata. Anche perché la sproporzione tra la ricchezza di chi ha tanto e la povertà di chi ha poco è cresciuta in modo impressionante. In questa situazione cupa, gli stramiliardari, che hanno accumulato ricchezze difficili da concepire, sono tutti presi dall’organizzazione di gite nello spazio per loro e per i pochissimi che possono permettersele. Dicono che lo fanno per gli altri, stanno facendo le prove, perché il nostro pianeta sta diventando inabitabile e quindi bisognerà prepararsi a traslocare in orbita. Strambe teorie, queste sui nostri orizzonti planetari, che sono uscite davvero dalle bocche di Bezos ed Elon Musk, fondatore di Tesla e suo grande rivale sia nella corsa al turismo spaziale che in quella per il titolo di più ricco del mondo. Se il pianeta sta diventando inabitabile una buona parte della responsabilità è anche del modello di impresa insegnato al mondo da un’azienda vorace come Amazon, che ha reso le nostre vite più comode ma ha anche esasperato il consumismo più vuoto, generando enormi traffici internazionali di prodotti ‘made in China’ – roba spesso da pochi euro e molte emissioni di CO2 – trasportati nelle nostre case a costo zero (apparente) in tempi brevissimi. Mentre soltanto la capacità istrionica di Musk riesce a distogliere l’attenzione dalle continue contraddizioni di questo manager, che da un lato vende costose automobili elettriche per andare oltre il petrolio, ma dall’altro spara razzi alimentati a kerosene per consentire presto giretti in orbita a sé stesso e altri miliardari (nel frattempo si presta a fare l’influencer per criptovalute dall’assurdo consumo energetico)”.
 
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