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La Global Tax, sfida di civiltà

Sintesi degli editoriali dei principali giornali

Redazione InPiù 09/06/2021

La Global Tax, sfida di civiltà La Global Tax, sfida di civiltà Paolo Gentiloni, La Stampa
Sulla Stampa il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, spiega perché la Global Tax rappresenta una sfida di civiltà. Le caratteristiche principali dell’attuale sistema di tassazione sulle società risalgono addirittura a un secolo fa. Oggi le conseguenze del Covid-19 creano una grande occasione per la riforma di questo sistema. Il costo della pandemia e della ricostruzione delle nostre economie sarà pari a migliaia di miliardi di euro. E tutti devono pagare la propria parte, a partire dalle multinazionali che hanno beneficiato dell’aumentata digitalizzazione nella stagione dei lockdown. Servono risorse aggiuntive anche per finanziare riforme e investimenti legati alla transizione climatica. La crisi è dunque un’opportunità per cambiare. Ma l’impatto non sarebbe stato sufficiente per avviare la riforma della tassazione globale senza la posizione assunta dagli Stati Uniti. L’impegno risoluto e costruttivo di Washington, espresso da Janet Yellen al G7 di Londra e in altre discussioni svoltesi virtualmente negli ultimi mesi, è stato una boccata d’aria fresca dopo l’ostruzionismo dell’amministrazione Trump. Si tratta di uno dei segnali più evidenti e positivi del ritorno degli Stati Uniti a una visione multilaterale. L’accordo del G7 riguarda innanzitutto la nuova ripartizione delle tasse pagate dalle multinazionali più grandi e redditizie al mondo. Queste imprese pagheranno le imposte nel luogo in cui sono realizzati i loro profitti e non solo nel luogo in cui hanno stabilito le proprie sedi. Il G7 ha convenuto che ciascun Paese dovrà essere in grado di tassare almeno il 20% dei profitti (eccedenti un margine del 10%) generati da attività svolte nei propri confini nazionali. Per quanto riguarda l’imposta minima globale per le imprese, è stato raggiunto un accordo su un’aliquota effettiva di almeno il 15 % in ciascun Paese. Secondo Gentiloni, bisogna mettere fine alla corsa al ribasso nella tassazione delle società: una corsa che molti Paesi stanno conducendo da troppo tempo, con pochissimi vincitori, ma diversi miliardi di perdenti. Un obiettivo storico, per il quale vale la pena lottare.
 
Maurizio Ferrera, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Maurizio Ferrera cita il recente intervento sul Financial Times di Wolfgang Schäuble, l’ex ministro delle Finanze tedesco e ora presidente del Bundestag, per affermare che non è questa l’ora di prediche tedesche.  Schäuble, infatti, pur riconoscendo l’eccezionalità della situazione, ha ammonito i Paesi dell’eurozona – e in particolare l’Italia – a mantenere la disciplina fiscale e a ridurre il debito. Se ciò non avverrà, «avremo bisogno di un’istituzione europea che non solo controlli il rispetto delle regole di bilancio, ma abbia il potere di applicarle»: una nuova fase di austerità rafforzata, insomma. Il richiamo alla responsabilità è legittimo e l’Italia non può offendersi, dati i suoi trascorsi, osserva Ferrara. Ma se è vero che un governo potrebbe approfittare della situazione per «fare il furbo» a danno degli altri, e altrettanto vero che nella sua drammaticità la pandemia ha avvicinato i popoli europei e persino addomesticato i sovranisti. Il Next Generation Eu (Ngeu) ha segnato un salto di qualità nel livello di condivisione e cooperazione pan-europea. La minaccia del debito non va certo ignorata. Tuttavia gli sforzi vanno oggi concentrarsi sulla crescita (sostenibile). Se il Pil aumenta, il debito diminuisce. Dal punto di vista istituzionale, il Ngeu è stato disegnato in modo intelligente, non ci sono margini per imbrogliare. Come sappiamo, si tratta anche di uno schema temporaneo. Difficilmente si poteva fare di più nel luglio del 2020. Mario Draghi ha però già suggerito di renderlo permanente, almeno in alcune sue parti. Un’ottima idea: la logica dell’opportunità morale richiede tempo e continuità. Per ora, lo stesso Schäuble riconosce che il Ngeu ha dato risultati «gratificanti». Non è il momento di azzardi politici. E sarebbe anche auspicabile abbandonare il linguaggio delle prediche.
 
Francesco Guerrera, la Repubblica
La strada indicata da Londra. Il governo britannico – racconta Francesco Guerrera su Repubblica – ha lanciato a proprie spese dei mini-master per piccole e medie imprese. Corsi di aggiornamento per piccoli imprenditori, che tornano in classe per imparare le nuove regole del business. Una iniziativa, secondo Guerrera, da adottare anche in Italia, dove le Pmi sono la trave portante dell’economia. Nessuna ripresa economica, rivoluzione industriale o ricalibrazione verso il digitale può riuscire senza rigenerare questo motore fondamentale del sistema produttivo. La ricerca della migliore “ricetta-lavoro” per l’Italia passa non solo dai grandi nomi del capitalismo nostrano, ma anche dalle piccole realtà che impiegano, formano e plasmano una fetta importante della forza lavoro. Qui la Gran Bretagna può servire da esempio. Dalla fine del mese, i primi “studenti” – fondatori o alti dirigenti di ditte con meno di 250 impiegati – entreranno nelle classi (virtuali o reali) di 35 università del Regno Unito per lezioni di management, leadership e amministrazione aziendale. È una forma di aggiornamento per imprenditori che spesso non hanno avuto una formazione accademica. Ma anche un primo passo verso la riconversione professionale per preparare i macellai di quartiere, i birrai artigianali e le piccole fabbriche al business del dopo-Covid, della digitalizzazione rampante e della concorrenza da tutto il mondo. Il corso “Help to grow” – aiutare a crescere – è part-time, durerà dodici settimane e costerà solo 750 sterline, uno sconto incredibile sui prezzi solitamente astronomici di questi studi. A pagare il resto alle università è il governo di Sua Maestà, con un sussidio di 220 milioni di sterline che creerà 30mila posti per i mini-master nei prossimi tre anni. Il progetto di Londra potrebbe funzionare anche in Italia perché la composizione delle rispettive economie è simile.
 
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