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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 08/06/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bonafede: “Sostegno a Draghi. Il nuovo M5S avrà un’identità distinta dal Pd”
Il M5S sostiene Draghi e avrà un’identità distinta dal Pd. Lo afferma l’ex guardasigilli, Alfonso Bonafede, intervistato da Andrea Malaguti per La Stampa. Bonafede, il Movimento 5 Stelle sostiene ancora il governo Draghi? «Sì, il Movimento 5 Stelle ha risposto all’appello del Presidente della Repubblica e vuole continuare a portare avanti questo impegno con lealtà e correttezza dando il suo contributo per il bene del Paese senza rinunciare ai propri valori». Risposta elegante, ma a leggere l’intervista di Conte al Corriere della Sera sembra il contrario. «Allora abbiamo letto due interviste differenti». Cito l’ex premier: alcune decisioni del governo in carica ci hanno disorientato. E’ disorientato anche lei? «No e insisto nel dire che Giuseppe Conte ha ribadito chiaramente il nostro sostegno a Draghi. Il che non significa rinunciare alle nostre idee e che non ci siano proposte che non abbiamo condiviso». Quali? «Penso al condono fiscale, ma ancora di più al ruolo dell’Anac, l’autorità nazionale anti corruzione, che non può essere ridimensionato». Teme che il nuovo codice degli appalti metta in secondo piano i principi di legalità? «Non lo temo affatto, ma sottolineo che, realizzando giustamente tutti i meccanismi diretti a favorire la ripresa, non possiamo abbassare la guardia contro la corruzione e la criminalità organizzata». Onorevole, come ha vissuto la rottura con Davide Casaleggio? «Faccio parte del Movimento fin dal principio e continuo a dare uno straordinario valore al percorso condiviso su cui si è costruita la nostra storia. Perciò prendo atto con dispiacere che in questa fase di crescita ci sia stata una rottura e che le nostre strade divergano». Davide Casaleggio, su La Stampa, ha detto che senza il vecchio MoVimento Conte non esisterebbe. «Giuseppe Conte ha più volte espresso il proprio profondo rispetto per Gianroberto e Davide Casaleggio. Chi rinnega le radici non ha futuro, questo è un momento di maturazione e di cambiamento». Non avete futuro? «Al contrario, costruiamo il nostro futuro sulle nostre radici». Bonafede, com’è il rapporto tra Conte e Di Maio? «Ottimo come dimostrano due esperienze di governo in cui entrambi hanno ricoperto ruoli importantissimi». Una parte del MoVimento – quella vicina a Di Maio, appunto - crede che Conte finirà per appiattirsi sulle posizioni del centrosinistra. «Peccato che non sia vero. Il nuovo corso del Movimento avrà una forte identità politica distinta da quella del Pd e capace di parlare anche al ceto moderato». Non avevate detto: mai più con Salvini? «Sono contrario ai personalismi».
 
Durigon: “Un aiuto solo ai settori in forte crisi. La Lega non cambia idea
Sì allo sblocco dei licenziamenti dal primo luglio in tutti i settori che possono ripartire e riorganizzarsi. Ma da parte della Lega c’è anche l’apertura verso una protezione ulteriore dei posti di lavoro nei comparti particolarmente provati dalla crisi. Lo assicura il sottosegretario al ministero dell’Economia Claudio Durigon, intervistato da Rosaria Amato per la Repubblica. Sottosegretario, il Pd vi accusa di aver cambiato troppe volte idea sul blocco dei licenziamenti, mettendo così in difficoltà il ministro del Lavoro. «Non penso che la nostra posizione abbia potuto creare alcun tipo di difficoltà. Io credo che sia doveroso difendere tutti i lavoratori, ma bisogna anche difendere le imprese se vogliamo che l’economia e il lavoro ripartano davvero. E quindi, oggettivamente se facciamo una norma specifica per i settori in crisi forte, come diceva Giancarlo Giorgetti ieri e come diceva una settimana fa Salvini noi, analizzando i dati, crediamo che si possa gestire questa partita in maniera diversa rispetto a una proroga totale del blocco, e che lo sblocco in alcuni settori possa già avvenire per permettere alle aziende di riorganizzarsi e di assumere». Quali sono i settori che richiedono maggiore protezione? «Se guardiamo alla cassa integrazione ordinaria, che scade a giugno, ci sono circa 140 mila lavoratori della moda e del tessile tra i 480 mila totali. Questo è un settore che, dati i numeri della Cig andrebbe protetto, sul resto abbiamo cifre che ci permettono di reggere. Sblocchiamo i licenziamenti, e facciamo una norma specifica per i settori in crisi forte, con quote di Cig del 30, del 40% . Tolti i lavoratori del tessile e poche altre categorie, io non credo che lo sblocco avrà un impatto così drammatico. Non è che se si toglie il divieto tutti licenzieranno». I sindacati hanno sollevato l’allarme sui tempi di conversione del Dl Sostegni bis: il 30 giugno cade il primo blocco dei licenziamenti, per le grandi imprese. Se il decreto viene convertito 10 o 20 giorni dopo, ci sarà un vuoto in cui saranno possibili licenziamenti generalizzati. «Ricordo che già nel maggio dell’anno scorso c’è stata una situazione simile con la conversione di un altro decreto, lì si trattava di 7-8 giorni. Intanto noi approveremo gli emendamenti sulla protezione delle categorie di lavoratori a rischio subito, entro il 30 giugno. E poi ci sarà una norma retroattiva nella legge di conversione che andrà a coprire quel periodo».
 
Asher: “Xi copre la fuga del virus dal laboratorio di Wuhan”
“Xi copre la fuga del virus dal laboratorio di Wuhan”. Lo afferma David Asher, ex consulente del governo Usa che ha diretto l’inchiesta del Dipartimento di Stato Usa durante l’amministrazione Trump sulle origini del Covid-19, intervistato da David Jaulmes per la Repubblica. Solo qualche mese fa l’ipotesi di un’origine accidentale della pandemia di Covid-19 era considerata alla stregua di una teoria del complotto. Oggi molti scienziati sono possibilisti e lo stesso presidente Biden ha chiesto un’indagine approfondita. Come spiega questa inversione di tendenza? «Credo che l’amministrazione Biden abbia semplicemente deciso di rivalutare il nostro lavoro. Il 15 gennaio scorso la nostra inchiesta ci aveva permesso di scoprire che all’inizio di novembre del 2019 diversi dipendenti dell’Istituto di virologia di Wuhan si erano ammalati con una sintomatologia simile a quella dell’influenza o del Covid. Crediamo che almeno tre di queste persone siano state ricoverate, ma potrebbero essere state molte di più. È probabile che, a partire da ottobre, tutti siano stati contagiati dal Covid-19. Da allora, molti ricercatori dell’Istituto di virologia sono scomparsi: forse sono morti, o forse li hanno fatti sparire. Altri sono stati premiati. Fra di loro il dottor Shi Zhengli, che dirige il Centro per le malattie infettive emergenti di Wuhan». Cosa pensa dell’atteggiamento della Cina? «La Cina ha avuto dall’inizio un atteggiamento problematico. Le autorità di Pechino hanno appena annunciato che rifiuteranno ogni collaborazione futura. Ci si domanda perché la Cina si comporti in maniera così sospetta, se non ha nulla da nascondere. La fuga da un laboratorio non è certa al 100% ma, a questo punto, è la sola ipotesi che abbia un senso e che sia coerente con le informazioni in nostro possesso». Qual è lo scenario più plausibile? «A mio parere le autorità cinesi hanno tentato di controllare un incidente di laboratorio avvenuto a ottobre 2019, forse prima, e non ci sono riuscite. A partire dal 22 o dal 23 gennaio, del caso di Wuhan si è fatto carico l’esercito popolare cinese. La persona scelta per coordinare le operazioni è il generale di divisione Chen Wei, specialista in armi biologiche. Il suo vice è il colonnello Cao Wuchun, il massimo esperto di epidemiologia dell’esercito cinese, che era anche il principale consigliere dell’Istituto di virologia di Wuhan. Si tratta di una prova pesante del fatto che l’Istituto aveva legami con la ricerca militare cinese».
 
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