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Il realismo utile

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 03/06/2021

In edicola In edicola Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
“A 75 anni dal referendum, la Repubblica è considerata un fatto compiuto. Bene ha fatto il presidente Sergio Mattarella a ricordare che il bilancio, nonostante ombre drammatiche, è senz’altro positivo”. Lo scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera in un editoriale in cui sposa l’invito alla fiducia da parte del premier Draghi. “La crisi del 2008, passata dalla finanza privata ai bilanci pubblici e all’economia produttiva, ha colpito duro. La pandemia ha fatto il resto. Tuttavia – sottolinea - proprio il blocco innaturale di questi quindici mesi ci ha resi consapevoli di quanto il nostro Paese dipenda dal mondo globale: dalle esportazioni, che vanno benissimo, ai flussi turistici, che stanno più lentamente ripartendo. Mario Draghi parla di fiducia, che è diversa dall’ottimismo: l’ottimismo è un dono, un sentimento, un’attitudine; la fiducia si basa sui fatti. E nell’Italia del 2 giugno 2021 se ne cominciano a vedere molti che possono ispirare fiducia. Il più importante, come sempre, è il talento degli italiani per intraprendere, ricominciare, ricostruire. Ma le nostri madri e i nostri padri ricostruirono il Paese dopo la guerra anche perché seppero darsi una classe dirigente. La crisi post pandemia ha prodotto un’ampia maggioranza parlamentare, che con alti e bassi finora ha retto. È chiaro che non potrà e nemmeno dovrà durare per sempre. Non sarà facile riformare il fisco. Né basta la lettera di scuse di un ex capo politico per rendere possibile la riforma della giustizia. Eppure questa è l’occasione per individuare poche e chiare regole comuni, destinate a sopravvivere ai cambi di maggioranza che verranno, anche su argomenti non in testa alle aspettative popolari come le regole del voto e della politica. Non è vero che non ci sia tempo, perché le priorità sono altre. È vero il contrario. I partiti avranno più forza e legittimità per fare le riforme (anche istituzionali), se il governo che sostengono riuscirà nei prossimi mesi a dare risposte ai due temi più urgenti: il lavoro per i giovani; la protezione dei «piccoli» — imprenditori, artigiani, commercianti — schiacciati dalla crisi e dai giganti della Rete esenti dal fisco”. Lo spirito del 2 giugno per il momento è più di una speranza; è una possibilità. Farla diventare reale non dipende dal virus, da Biden, dalla Cina, se non in piccola parte; dipende soprattutto da noi”.
 
Francesco Guerrera, la Repubblica
“Dopo anni di derisione, ignoranza e indecisione, l’ascesa inesorabile delle criptovalute sui mercati sta forzando la mano ai grandi della finanza”. Così Francesco Guerrera sulla Stampa a proposito delle Bitcoin: “Nei prossimi mesi – scrive - banche d’affari, governi e autorità di settore dovranno trovare risposte serie a un fenomeno che non è più ristretto a speculatori, esperti di tecnologia e anarchici. È un momento importante per la finanza mondiale ma anche per chi crede e investe in bitcoin e nelle altre criptovalute — monete ‘tecnologiche’ che non sono emesse da una zecca statale ma ‘minate’ da un esercito di programmatori indipendenti. Le domande per bitcoin e le sue sorelle sono essenzialmente due: a che cosa servono? E come possono interagire con il sistema monetario? Il primo quesito è il più difficile perché le criptovalute sono state camaleontiche nel corso della loro giovane vita (il bitcoin nacque nel 2009). Per i fautori originali, a partire dal misterioso “padre” del bitcoin Satoshi Nakamoto, queste divise sono uno strumento di ribellione contro il potere di Stati, politici e banche centrali. Per alcuni proseliti più recenti, le criptovalute sono semplicemente un metodo di pagamento più efficiente, anonimo e sicuro del denaro vecchio stampo. E per gli investitori, il bitcoin è un bene su cui speculare alla grande, come dimostrato dall’estrema volatilità nei prezzi. Le ultime due caratteristiche sono in diretto conflitto: le criptovalute non possono aspirare a fare concorrenza ai soldi tradizionali se si muovono come uno yo-yo. Nonostante la cieca (e aggressiva) fede dei loro tanti discepoli, le criptovalute hanno fallito, o sono quantomeno molto in ritardo, nel raggiungere i loro obiettivi originari. Ma il potere di un’invenzione unica nella storia umana si potrebbe manifestare in altri due aspetti ancora più rivoluzionari: come alternativa alle banche e come un’estensione dell’internet. La tecnologia dei bitcoin è particolarmente adatta a rimpiazzare le banche come custodi del sistema dei pagamenti. Al momento, è praticamente impossibile per un governo, un’azienda o un consumatore non utilizzare una banca per spostare soldi. Ma la blockchain potrebbe facilitare quelle operazioni, tagliando fuori le banche. Ma la sfida è chiara: le criptomonete devono lasciarsi alle spalle la folle adolescenza e decidere cosa fare da grandi prima che altri decidano per loro”.
 
Veronica De Romanis, La Stampa
“Una riforma fiscale a doppio taglio”. Sulla Stampa Veronica De Romanis parla di una delle sfide più difficili per il premier Draghi per ridurre le disuguaglianze a partire dalle polemiche sulla tassa di successione: “Ciò spiega perché, negli ultimi anni, la spesa pubblica è stata spesso finanziata con maggiore debito. Talvolta, il debito è stato nascosto dentro le cosiddette clausole di salvaguardia. L’operazione veniva presentata come salvifica. Il pericolo di un eventuale inasprimento della pressione fiscale era stato temporaneamente scampato. La stagione delle clausole di salvaguarda sembra essere terminata. Lo scorso anno il governo Conte due ha “sterilizzato” le ultime ancora a bilancio (sempre ricorrendo al debito). Con l’arrivo della pandemia, il finanziamento della spesa attraverso il debito è diventata la regola. A fine anno, quest’ultimo dovrebbe raggiungere il livello record del 160 per cento del Pil. Una dinamica che dovrà essere invertita. Intervenire sul bilancio dello Stato attraverso una ricomposizione delle voci di entrata sarà quindi inevitabile. E, non più procrastinabile. L’obiettivo deve essere quello di trasformare la tassazione in un vero strumento per crescere e, nel contempo, ridurre le disuguaglianze. Ci vuole una riforma organica, come ha detto più volte il premier Draghi. Il lavoro è troppo tassato, le rendite molto meno, alcune tasse come l’Irap sono distorsive. A tal fine, va ricostruito il rapporto fiduciario. Ciò comporta da parte di chi governa il rispetto degli impegni presi (dove è finita la promessa di destinare il ricavato della lotta all’evasione alla riduzione della pressione fiscale?). Ma, soprattutto, è necessario utilizzare i soldi pubblici in maniera efficiente ed equa. In altre parole, non si può proporre di alzare le tasse (anche se solo per i più ricchi) se non si affronta prima il problema della qualità dei servizi offerti e delle enormi differenze territoriali che persistono in Italia. È del tutto inutile dare diecimila mila euro ai diciottenni se solo alcuni di loro hanno potuto beneficiare di una formazione adeguata. A parità di reddito famigliare, chi è più preparato (perché ha avuto accesso a una scuola pubblica di qualità) potrà sfruttare meglio la dote ricevuta. E, così, il sussidio si trasformerà in un fenomenale amplificatore delle disuguaglianze”.
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