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Una finestra di opportunità

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 28/05/2021

Una finestra di opportunità Una finestra di opportunità Carlo Cottarelli, Repubblica
Su Repubblica Carlo Cottarelli commenta l’attuale positiva congiuntura economica e parla di “una finestra di opportunità” per l’Italia che “però non resterà aperta per sempre”, e quindi bisogna “accelerare sulle riforme”. “L’arco temporale su cui possiamo ragionevolmente sperare – scrive Cottarelli - è di 12-18 mesi, durante il quale occorre assicurare che la fase di rimbalzo diventi un trampolino di lancio per raggiungere un tasso di crescita di almeno il 2% l’anno. Questo richiede due cose: una gestione ordinata della fase di uscita dalla crisi e, soprattutto, un’accelerazione delle riforme. In entrambi i casi il ruolo di Draghi è fondamentale per evitare che le schermaglie tra partiti politici e lobby si trasformino in una rissa che blocchi il processo decisionale. La questione principale riguarda le riforme di cui l’economia italiana ha bisogno. Si è diffusa l’idea che, una volta siglato l’accordo del Ngeu con l’Ue, le riforme saranno guidate per i prossimi sei anni da una specie di pilota automatico, visto che i fondi europei arriveranno solo se certe condizioni verranno rispettate. Niente di più sbagliato. Le condizioni ci sono, ma, seppure utili, non garantiscono che le riforme siano realizzate. Basta andarle a vedere da vicino. Le condizioni sono di due tipi: le milestone sono qualitative, i target sono quantitativi. Le milestone comprendono spesso l’approvazione di leggi, ma i criteri che tali leggi dovranno rispettare sono inevitabilmente definiti in modo vago. I target sono molto più concreti ma sono ritardati nel tempo, essendo concentrati nel biennio 2025-26. Sarà quindi fondamentale per il successo delle riforme che esse siano portate avanti in modo deciso per lo meno per tutto il 2022. Insomma, occorre dar modo alla pianta delle riforme di piantare radici. E’ quindi importante per sfruttare l’attuale finestra di opportunità che questo governo continui nella propria azione ben oltre la fine di quest’anno, nonostante lo scoglio dell’elezione del presidente della Repubblica”.
 
Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale
Anche Raffaele Marmo commenta sul Quotidiano Nazionale la positiva congiuntura economica e invita il premier Draghi a spingere sulle riforme contro le forze della conservazione. “Famiglie e imprese «sentono» l’aria della ripresa possibile e vicina. E i sensori dell’Istat registrano il sentiment, con balzi di 8-10 punti degli indici della fiducia. Draghi sa bene, però, che per passare da una fase di rimbalzo congiunturale a una di crescita robusta e duratura serve vincere la scommessa del Recovery Plan e delle riforme che lo sottendono. E per vincerla sa altrettanto bene che occorre avere la meglio sulle forze della conservazione e dello status quo che anche in queste ore predicano le riforme ma praticano l’interdizione. Dai consumi all’export, dagli investimenti ai prezzi, fino al mercato del lavoro, i numeri promettono diagrammi in salita. C’è una netta convergenza verso un rilancio del Paese che si dovrebbe manifestare con maggiore forza nella seconda metà dell’anno, per poi consolidarsi nel 2022. Famiglie e imprese, dunque, intravedono quello che i mercati possono dare. Ma tra le attese e le prospettive della post-pandemia ci sono di mezzo le riforme la cui realizzazione rapida o il cui stallo possono diventare, a seconda degli esiti, fattore di successo o elemento di brusca frenata. E’ del tutto evidente la consapevolezza del premier dell’esistenza di questo rischio: da qui la sua insistenza sull’esigenza primaria di riforme nette che rompano con il passato. Eppure, il messaggio di Draghi, anche a giudicare dalle fibrillazioni, dai veti e dalle polemiche di queste settimane, non «piace» a molteplici settori della politica, del sindacato, delle Pa, della magistratura, usi a campare su rendite di posizione consolidate. Ma non possiamo più permettercelo. Pena il definitivo declino del Paese”.
 
Francesco Verderami, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Francesco Verderami commenta la scelta operata da Draghi sulle nomine ai vertici delle partecipate. “L’obiettivo – scrive Verderami - è mettere in sicurezza il «sistema Italia», attrezzarlo per renderlo efficiente nell’intera fase di realizzazione del Pnrr. Nelle mosse di Draghi non c’è solo l’intenzione di gestire la fase presente ma di assicurarsi che il disegno non s’inceppi nel futuro. Anche dopo l’elezione del prossimo Parlamento. L’impianto delle riforme e la selezione della classe dirigente sono insomma parte dello stesso piano, servono al premier per sgombrare il campo dai timori di chi già prevede che l’Italia finirà prima o poi per impantanarsi nei soliti ritardi. E’ un modo per tutelare la credibilità del Paese, garantire la parola data all’Europa, assicurare che il percorso del Pnrr verrà ultimato a prescindere da chi sarà nei prossimi anni a Palazzo Chigi. Così i piani del premier mirano ad allargarsi oltre l’orizzonte di questo gabinetto. E’ questo il vero segno di discontinuità rispetto al governo precedente. Ipotecando di fatto il futuro, Draghi sta applicando lo spoil system con nomine dall’evidente profilo fiduciario che sono funzionali alla sua strategia. E a un cambio di fase, oltre che di passo. Draghi continuerà a fare quanto aveva anticipato ai partiti, che sono sempre stati consultati e ai quali è stata comunque garantita una presenza proporzionale al loro peso nei cda delle aziende partecipate. Ma nulla più: i vertici li deciderà sempre il premier. Ecco l’altro elemento di rottura con i metodi della gestione passata: non c’è discussione in Cdm o nella cabina di regia; non c’è un tavolo di contrattazione sui nomi dei manager pubblici. Anche in questo caso non c’è una sfida al sistema politico, semmai si certifica il fatto che oggi il sistema politico non è nelle condizioni di negoziare. E ovviamente nei partiti il nervosismo è latente”.
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