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Altro parere

Migranti e Turchia, vietato andarsene dalla Libia

Redazione InPi¨ 07/05/2021

Altro parere Altro parere Fausto Biloslavo, Il Giornale
«Per 10mila euro di pesce rischiamo che arrivino decine di migliaia di migranti se rompiamo con la Guardia costiera di Tripoli»: sul Giornale Fausto Biloslavo cita una sua fonte per spiegare cosa è accaduto ieri al largo della Libia. “Il ferimento del comandante di un peschereccio italiano per gli spari arrivati da una delle vecchie motovedette della Guardia di Finanza regalate ai libici è inaccettabile – scrive Biloslavo -. Però bisogna anche ricordare che talvolta i pescatori di Mazara del Vallo, seppure per mangiare, si spingono nelle acque territoriali libiche provocando piccoli terremoti geopolitici. E’ il momento di dimostrare fermezza e allo stesso tempo di tenere i nervi saldi in nome della realpolitik senza perdere la bussola per le zuffe politiche interne. La sinistra ultrà e il Pd hanno già lanciato il siluro alla Guardia costiera libica, chiedendo di interrompere addestramento, aiuti e le consegne previste di nuove motovedette. Ma possiamo veramente permettercelo, con la Turchia che ci fa già le scarpe in Libia, e in vista di un’estate di passione per l’ondata prevista di migranti? Le avvisaglie non lasciano dubbi e i numeri parlano chiaro. Da gennaio sono già sbarcati in Italia 10.708 migranti, quasi tre volte tanto lo scorso anno. La Guardia costiera libica ne ha intercettati 6.614, compresi i 650 solo nell’ultimo fine settimana, quando erano partiti in 72 ore 2mila persone. Siamo in grado di abbandonare per rappresaglia la Marina di Tripoli, che quest’estate rimarrebbe ormeggiata di fronte alle partenze dei gommoni? Se le forze politiche pensano sia giusto depennare gli aiuti dopo ai libici che lo facciano alzando la mano in Parlamento, ma poi si preparino allo sbarco del 60% di migranti in più. E soprattutto a perdere la Libia lasciandola all’abbraccio dei turchi, proprio ora che ex gheddafiani, disponibili nei confronti dell’Italia, hanno il potere a Tripoli”.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla, confronta la situazione sanitaria di un anno fa con quella attuale per sostenere che ormai abbiamo paura di ritornare alla normalità. “Un anno fa di questi giorni non stavamo messi meglio di adesso. I vaccini non soltanto non esistevano ancora, ma neppure erano un’ipotesi vicina. Il numero dei guariti, e quindi degli immuni, era molto più basso di quello attuale. Negli ospedali per decidere i farmaci per le cure si andava a tentoni. Eppure, vedendo i contagi in calo riaprimmo tutto, anche i ristoranti la sera, anche al coperto. Un anno dopo abbiamo parecchi ragionevoli motivi per essere più ottimisti, ma siamo molto più cauti nelle riaperture e manteniamo il coprifuoco. Perché? Che cosa è cambiato? E’ che in noi è penetrata poco alla volta, e poi sempre più, la paura. Certo, l’anno scorso ci fu dell’incoscienza. Visto il crollo dei contagi, pensammo che tutto fosse già così finito. Ecco, forse è perché siamo stati scottati da ottobre in poi, forse è per questo che adesso abbiamo programmato così a rilento le riaperture; che stiamo dicendo che perfino i vaccinati devono mantenere mascherina e distanziamento; che abbiamo mantenuto il ritorno a casa due ore prima di Cenerentola. Forse l’anno scorso ci fu incoscienza, dicevo: ma quest’anno non è solo cautela. E’ anche paura. Perfino di fronte ai vaccini, che avevamo invocato come salvezza dell’umanità, oggi abbiamo paura. Un anno e passa di bollettini medici ripetuti ogni giorno in modo ossessivo, un anno e passa di lockdown, un anno e passa di scuole chiuse, un anno e passa senza sport per i ragazzi, un anno e passa vissuto così ci ha inoculato un virus che per vaccino non può avere altro che la nostra forza di reazione, personale e collettiva”.
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