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La breccia americana

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/05/2021

La breccia americana La breccia americana Paolo Garimberti, Repubblica
“Da America First a America Leader”: su Repubblica Paolo Garimberti legge in ottica di politica mondiale la proposta di Biden di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid. “Se i primi cento giorni di Biden sono stati un’esplosione di fuochi d’artificio, dal pacchetto di stimolo economico interno al recupero delle alleanze internazionali, dalla leadership mondiale sul clima al ritiro dall’Afghanistan, la svolta sul libero accesso ai brevetti per i vaccini è stata il botto del gran finale. Perfino gli avversari hanno dovuto accodarsi per non essere scavalcati. A cominciare da Putin. E anche la Cina si è detta favorevole a quello che l’Oms ha definito «un momento monumentale». Anche l’Ue, finora fredda sul tema, ha dato segnali di disponibilità. Perché il rischio di opporsi alla mossa di Biden, che ha risposto al drammatico appello arrivato dall’India, è l’accusa di egoismo e l’impopolarità internazionale. Certo, il negoziato nel Wto potrebbe essere lungo. Mentre l’industria farmaceutica arma le contromosse. Ma per quanto tempo ci voglia e comunque vada a finire, il valore politico di questa «diplomazia dei vaccini» è ben più alto dell’efficacia reale a breve, e forse anche a medio, termine. Ed è in piena coerenza con altre mosse internazionali di un presidente che, a dispetto dell’età, o forse proprio a causa dell’età, ha sorpreso l’America e il mondo. I suoi primi cento giorni sono stati talmente pieni di sorprese da stimolare la ricerca di paragoni storici. E forse il confronto più pertinente è quello con Dwight Eisenhower, il presidente che nel ‘57 raccolse la sfida lanciata dall’Urss di Krusciov con il satellite Sputnik e rilanciò il primato dell’America nella ricerca e nella tecnologia. Anche la Russia di Putin ha sfidato gli Usa con un vaccino chiamato Sputnik. E proprio sui vaccini Biden ha raccolto il guanto e ora Putin è costretto all’inseguimento”.
 
Massimo Gaggi, Corriere della Sera
Anche Massimo Gaggi sul Corriere della Sera parla della proposta di Biden di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid, dietro la quale, sostiene, si celano considerazioni più profonde che non una mera scelta di tipo umanitario. “Togliere la protezione dei brevetti sui vaccini non porterà a soluzioni rapide per la tragedia della pandemia. La misura straordinaria decisa da Biden non si spiega solo con la gravità di tragedie come quella dell’India. In chiave di politica americana si può leggere una componente populista nella scelta del presidente: niente cessione di dosi all’estero che i repubblicani avrebbero presentato come una privazione a danno dei cittadini americani, ma anche una misura che può essere letta come un gesto ostile nei confronti di Big Pharma, assai impopolare in America. Ci saranno ritorsioni delle imprese? È possibile, ma il business dei vaccini non è poi così determinante per giganti come Pfizer e il governo, se vorrà, potrà offrire compensazioni su altri fronti. O limitare portata e durata dell’esenzione appena decisa”. C’è poi la questione della sfida tecnologica con la Cina, “forse la più rilevante sul piano geostrategico: Pechino sta superando gli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie ambientali. Gli Stati Uniti rimangono leader indiscussi nel campo delle biotecnologie. Liberalizzare i sieri Rna è sicuramente un regalo fatto soprattutto alla Cina che ha tentato di espandere la sua influenza nel mondo con la «diplomazia dei vaccini», salvo poi scoprire che i suoi sono poco efficaci. Ora, disponendo di grandi capacità industriali, potrà liberamente copiare Pfizer e Moderna: niente male per un Paese sul quale grava ancora l’ombra di una possibile origine di laboratorio accidentale del Covid 19”.
 
Stefano Stefanini, La Stampa
Sulla Stampa Stefano Stefanini parla della “guerra del pesce” tra Regno Unito e Francia nel mare che circonda l’isoletta di Jersey, nella Manica, definendola “uno strascico di malanimo” lasciato dalla Brexit. “Le navi militari mandate da Johnson e Macron non vorranno di certo celebrare il duecentesimo anniversario della morte di Napoleone inscenando una mini-Trafalgar. La loro presenza può anzi servire a frenare le rispettive teste calde ed evitare incidenti. Nel frattempo, la diplomazia franco-britannico-brussellese troverà una via d’uscita. Quello che però è chiaro è che Brexit lascia uno strascico di malanimo e irritanti insoluti fra Uk e Ue, specialmente dove ci sono catene geografiche. Londra si lancia nella grande avventura di una «global Britain» proiettata tra Atlantico e Pacifico, da Est di Suez al passaggio a Nord-Ovest. Ma la Manica resta dov’è, con le isole del Regno Unito attaccate al continente; le due Irlande, una nell’Union europea, l’altra non più, sono saldate e guai a risepararle con una frontiera. Il divorzio fra Londra e Bruxelles è stato faticosamente consensuale. L’accordo dell’ultim’ora ha lasciato in sospeso molte questioni, piccole e grandi. Se non affrontate diventano mine vaganti. Senza un meccanismo permanente di gestione fra Ue e Regno Unito, che l’accordo prevede ma che ancora non funziona, possono esplodere all’improvviso. Se quella di Jersey sarà deflagrata senza danni se non d’immagine reciproca, altre possono esplodere. Nel dopo Brexit Ue e Uk devono fare uno sforzo di buon senso e imparare, di nuovo, a parlarsi. Londra rimane una, grande, capitale europea, lo è stata in tutta la sua storia. Bruxelles non può continuare nella finzione che il Regno Unito sia un «paese terzo» qualsiasi. Non lo è”.
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