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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 06/05/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Patrizio Bianchi: a settembre tutti gli studenti in classe
«Voglio riportare a settembre tutti gli studenti in aula e in sicurezza»: lo afferma il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, in una intervista rilasciata a Ilaria Venturi (la Repubblica). «L’obiettivo – spiega – è avere tutti gli studenti in presenza, anche quelli delle superiori. E per farlo il nostro primo problema è garantire la sicurezza. La scuola oggi ha bisogno di certezze e siamo a lavoro per questo. Con il decreto sostegni abbiamo già dato 150 milioni alle scuole per la sicurezza sanitaria. Adesso, in accordo con il generale Figliuolo, stiamo facendo ripartire le vaccinazioni per tutto il personale scolastico: siamo al 70%, a settembre avremo tutti vaccinati». È in arrivo il vaccino anche per gli adolescenti, cosa ne pensa? «Insistevo da tempo su questo e, ora che le case farmaceutiche sono alle fasi finali della sperimentazione, se darà esito positivo, spero si cominci in fretta con i ragazzi». Rimarranno gli ingressi scaglionati? «Stiamo lavorando con i ministri Gelmini, Lamorgese e Giovannini, con le Regioni e gli enti locali, insieme ai tavoli dei Prefetti, che hanno funzionato bene, per organizzare la gestione dei trasporti anche rispetto agli orari di ingresso e di uscita a scuola». Occorrerà avere tutti i docenti in cattedra, ma sono oltre 200 mila insegnanti precari. Si parla di sanatoria, il M5S si oppone. Quale soluzione arriverà? «Io non intendo fare sanatorie. Il problema però esiste e va affrontato. È chiaro che non nasce adesso e non è imputabile a questo governo. Il mio obiettivo è arrivare a un sistema a regime con concorsi annuali. Stiamo concludendo il concorso straordinario e prima possibile avvieremo i due ordinari già banditi. Nel prossimo decennio andranno in pensione 28-30mila insegnanti all’anno e dovranno essere sostituiti con assunzioni a tempo indeterminato».
 
Pasquale Tridico: pensioni, uscite a 62 anni ma con il contributivo
Intervistato sulla Stampa da Luca Monticelli, il presidente del Inps Pasquale Tridico parla di pensioni e dice che «Quota 100 ha un pilota automatico che si autodistrugge. È una riforma sperimentale, durava tre anni e finisce al 31 dicembre, non c’è nulla da aggiungere». Così però scatta lo scalone che dal 2022 sposterà l’uscita da 62 a 67 anni. «Non è corretto portare sempre il discorso sullo scalone. Dopo Quota 100 non c’è la fine del mondo, ci sono diverse misure di flessibilità da ampliare: l’Ape sociale, i precoci, gli usuranti». Qual è la sua proposta? «Andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima». Secondo Tridico, «i principi del welfare novecentesco sono da ridiscutere e noi siamo già avanti perché abbiamo iniziato a farlo affrontando la pandemia». Che modello ha in mente? «Il sistema di welfare del futuro deve essere più inclusivo e universale. Ai lavoratori occorre garantire una formazione continua, conoscenze e competenze per rimanere sempre agganciati al mercato. Il mondo sta ripensando un ruolo dello Stato diverso, più incisivo nella sanità e nel sostegno a famiglie e imprese. Perché ogni crisi rappresenta una rottura rispetto al passato».
 
Franco Locatelli: non illudiamoci che tutto sia finito
È ottimista il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, intervistato sul Corriere della Sera da Margherita De Bac, ma invita alla cautela. «I numeri delle ultime settimane – dice – indicano chiaramente una riduzione della circolazione virale così come dell’impatto sui servizi sanitari territoriali. Ricordiamoci che solo poche settimane fa avevamo un numero di posti letto occupati nelle terapie intensive superiore a 3.700. Oggi siamo largamente sotto la soglia di 2.500». È il risultato delle chiusure? «Questi risultati si sono ottenuti sia grazie ai sacrifici fatti da tutti rispettando le indicazioni previste per le diverse fasce di rischio che hanno connotato le differenti aree territoriali del Paese, sia in ragione del numero sempre più elevato di soggetti immunizzati. Ma, se questo contesto indubitabilmente ci deve indurre all’ottimismo, al tempo stesso non deve farci cadere nell’illusoria percezione di essere fuori dal problema. Sarebbe un errore imperdonabile perderci proprio in quello che potremmo definire “l’ultimo miglio”». L’Italia marcia decisamente verso una fase di riaperture?: «Sicuramente. L’obiettivo è quello di riprendere una serie di attività economiche, sociali e ricreative che hanno sempre connotato la vita di tutti noi». Però? «Tuttavia, per contemperare nel modo migliore questo obiettivo con la tutela della salute è fondamentale basare le scelte sui principi della gradualità e della progressività, impiegando come stella polare di riferimento, per scelte come quelle sul coprifuoco, l’evoluzione dei numeri della curva epidemiologica. Deve essere ben chiaro che nessuno ha piacere a suggerire strategie di restrizione della vita sociale, dei movimenti o delle attività».
 
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