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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 05/05/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Condorelli: Denuncio il pizzo per i miei figli e per la Sicilia
«La denuncia contro il pizzo è peri miei figli e per la Sicilia». Lo afferma Giuseppe Condorelli, patron dell’omonimo marchio dolciario, intervistato da Felice Cavallaro per il Corriere della Sera. Ebbe paura? Non ci fu un attimo d’esitazione? «Mi chiamò di notte una domenica di marzo il guardiano spaventato davanti a quel “pizzino”. Una volata fra le stradine di Belpasso. Ne parlai con mia moglie Serena e andai subito dai carabinieri». Nel blitz che ha fatto scattare 40 arresti ci sono anche un paio di imprenditori che hanno usato la mafia per battere la concorrenza. «Mai un dubbio per me e mia moglie. Noi vogliamo solo fare vivere i nostri due figli di 14 e 15 anni in una terra senza mafia, senza soprusi». Eccolo il giovane cavaliere del lavoro, erede di un piccolo impero costruito nel 1933 dal padre Francesco, il vecchio saggio pasticciere che in quest’angolo della provincia catanese riuscì a conquistare l’appoggio di Leo Gullotta per una scalata pubblicitaria ed economica oggi specchiata in un impianto da 8 mila metri quadri dove 52 addetti e 40 stagionali producono 200 milioni di pezzi l’anno venduti in 25 Paesi del mondo. Un bocconcino prelibato, avranno pensato i mafiosi che forse si sono pentiti di questa tentazione costata cara, visto che ieri mattina dopo due anni di indagini i carabinieri del colonnello Rino Coppola hanno bloccato i 40 boss di vecchi clan locali e un paio di imprenditori che, al contrario di Condorelli, si sono piegati, spadroneggiando però contro i loro concorrenti. Sta dicendo che resistendo si vince? «Dico che denunciare un’aggressione, una minaccia, un’estorsione è un obbligo per l’imprenditore che in questa Sicilia devastata non ha solo una funzione economica, perché noi svolgiamo un ruolo sociale, direi etico. Ecco perché occorre trovare il coraggio. Altrimenti il male non sarà mai sradicato e noi costringeremo i nostri figli a muoversi in una realtà sempre peggiore». Perché tanti invece continuano a subire? «Ormai ci sono le condizioni per stare dalla parte della legalità, come mi ha insegnato a fare mio padre. Allora forse c’era qualche incertezza. Oggi non ci sono più alibi. Ogni volta che ci siamo rivolti ai carabinieri della vicina Paternò o al comando provinciale dell’Arma l’impegno attorno a noi è apparso subito concreto e visibile. E scatta la mano dello Stato».
 
Monsignor Paglia: «Oggi l’assistenza è monopolio delle Rsa Aiutiamo gli anziani a restare in famiglia»
«A giorni presenteremo a Mario Draghi il primo blocco della riforma, secondo le indicazioni che il presidente del Consiglio ha recepito nel Pnrr, ovvero la centralità dell’assistenza domiciliare integrata agli anziani». Lo afferma l’arcivescovo Vincenzo Paglia, che presiede la «Commissione per la riforma dell’assistenza per la popolazione anziana» istituita dal ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato da Gian Guido Vecchi per il Corriere della Sera. C’è chi dice che la commissione se la prende troppo con le Rsa, perché? «Conosco molto bene queste critiche. E conosco altrettanto bene il moltiplicarsi delle segnalazioni di abusi e situazioni di abbandono verso gli anziani ospiti di Rsa. Il primo atto della Commissione è stato proprio di contribuire alla ripresa in sicurezza delle visite nelle residenze. Ne è seguita una circolare ministeriale del 30 novembre 2020 con le “disposizioni per l’accesso dei visitatori”, proprio per scongiurare il fatto, ormai acclarato, che si muore di solitudine ed abbandono almeno quanto si muore di Covid». Qual è il problema? «Il problema gravissimo, in Italia, è la mancanza di un vero continuum assistenziale, non il fatto che esistano le Rsa. Piuttosto, è il loro regime di monopolio a inquietare. Alcune cifre aiutano a capire: per le Rsa, lo Stato — sistema sanitario, Comuni e pazienti, ognuno per la sua parte — spende circa 12 miliardi all’anno. Mentre per l’assistenza domiciliare sociale, sanitaria e integrata, non arriviamo a 2 miliardi, sei volte di meno. Ma gli anziani sopra i 75 anni con disabilità o problemi motori sono 2 milioni e 700 mila e, di questi, un milione e 200 mila non ha aiuto adeguato. C’è una discriminazione lampante, considerato che nelle Rsa ci sono 280 mila persone, senza considerare il sommerso. Finire in una casa di riposo è facilissimo, mentre è difficilissimo ottenere un aiuto per rimanere a casa. Ecco perché c’è bisogno di una riforma».
 
Bocca: “Finalmente raggiungiamo Spagna e Grecia”
Con il Green Pass raggiungeremo Spagna e Grecia. Lo afferma soddisfatto Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, intervistato da Viola Giannoli per la Repubblica. Come giudica la novità annunciata da Mario Draghi per rilanciare il turismo? «È la prima volta che sentiamo una data dopo tanti annunci vaghi perciò c’è grande ottimismo e positività. Ringraziamo il presidente del Consiglio per l’attenzione che ha dimostrato verso il nostro settore, riconoscendone soprattutto il valore economico e occupazionale. Finalmente ci sentiamo protagonisti della ripartenza del Paese». La mossa di Draghi anticipa quella della Ue. Ha fatto bene? «Certamente, in questo modo colmiamo un divario europeo. Già da un mese infatti la Grecia ha detto che non avrebbe atteso l’Europa e accolto i vaccinati e i turisti in possesso di un tampone negativo. Lo stesso la Spagna che già in primavera ha riempito le sue isole. Noi rischiavamo di avere una posizione di svantaggio rispetto ai nostri principali competitor turistici nel Mediterraneo. Svantaggio che da metà maggio verrà annullato». In passato ha avuto posizioni molto dure sulle mancate riaperture, la data del 16 maggio per il pass la soddisfa o è tardiva? «Credo sia un’importante inversione di tendenza. Un albergo non è un negozio che ha clienti già il giorno dopo la riapertura. C’è bisogno di giorni per prendere le prenotazioni. Ora, con una data certa, possiamo programmare per tempo la stagione estiva accogliendo i turisti stranieri che per noi sono una fonte essenziale». Il settore del turismo ha perso nel 2020 in Italia 28 miliardi di euro. Basterà il pass per risorgere? «Per tornare ai livelli pre-pandemia ci vorrà più tempo. Gli alberghi, a fronte di una perdita media del 57%, hanno ricevuto appena il 4% in ristori, che comunque sono moltissimi soldi per le casse statali. Ma credo che solo ripartendo possiamo sopravvivere».
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