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I troppi distratti in Europa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 04/05/2021

In edicola In edicola Angelo Panebianco, Corriere della Sera
L’Europa e i pregiudizi duri a morire tra i popoli. Ne parla Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: “Appena è stato annunciato l’accordo fra Francia e Italia per la riconsegna alle nostre autorità degli ex terroristi rifugiati in Francia – osserva - è accaduto quanto era prevedibile: è stato subito diffuso un manifesto di protesta di intellettuali francesi, alcuni di prestigio, in difesa degli ex brigatisti. La pubblicazione di quel manifesto si presta a due considerazioni. La prima, forse la meno interessante, riguarda gli atteggiamenti (sempre gli stessi) di certi intellettuali. La seconda, meno scontata, riguarda i sentimenti negativi che, da tempo immemorabile, ampi strati dell’opinione pubblica di ciascun Paese europeo nutrono nei confronti degli altri europei. Il pregiudizio anti-italiano a cui si ispira il manifesto di quegli intellettuali è presente in certi settori dell’opinione pubblica francese. Ma gli italiani non sono da meno, l’antipatia per la Francia non manca nel nostro Paese. E poi c’è ciò che i tedeschi o gli inglesi pensano degli italiani, gli italiani dei tedeschi, eccetera. Il gesto di una congrega di disinformati narcisi non meriterebbe tanto spazio se non fosse per il pregiudizio anti-italiano che rivela. In pratica quel manifesto fa apparire, implicitamente, l’Italia degli anni Settanta come qualcosa di simile al Cile di Pinochet e i brigatisti come dei perseguitati. Stupidaggini che possono però essere sostenute senza correre il rischio di perdere faccia e reputazione perché sono compatibili con certe credenze dell’opinione pubblica, non sono in contrasto con un diffuso pregiudizio anti-italiano. Bisognerebbe valutare con più attenzione quanto radicati siano i pregiudizi, e i connessi stereotipi negativi, che certi europei coltivano gli uni nei confronti degli altri. Nonostante settantasei anni di pace in Europa e nonostante il processo di integrazione. Ciò spiega anche perché, a un certo punto, in diversi Paesi europei, siano diventati politicamente importanti i cosiddetti movimenti sovranisti. I sovranisti potrebbero presto scomparire oppure no, potrebbero avere ancora più successo oppure no. Ma i pregiudizi negativi incrociati fra gli europei, essendo il prodotto di secoli e secoli di storia costellata di guerre e continui soprusi reciproci, di sicuro continueranno a condizionarci”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
“Nella condizione dell’Italia di oggi, la riforma della Rai non può essere la priorità del presidente del Consiglio”. Lo scrive Stefano Folli su Repubblica ricordando che “prima ci sono da riannodare i fili di un Paese lacerato: la campagna dei vaccini, un piano economico da mettere in atto senza sprecare investimenti miliardari, il lavoro da promuovere, un collasso sociale da evitare. Ed è chiaro che c’è anche un’altra priorità: restituire alla magistratura la credibilità perduta nei gorghi di una lotta di potere opaca e infinita. In questo vasto dramma — e al di là del merito del ddl Zan — la vicenda di Fedez, dimostra due cose. La prima è la singolare tendenza della politica a farsi trascinare sul terreno scelto dai personaggi dello spettacolo. Come dire che la rinuncia a un ruolo di indirizzo dell’opinione pubblica, anche sul piano culturale e di costume, è sostituita dal meccanismo dei ‘like’ tipico dei ‘social’. I politici rincorrono gli abili intrattenitori e la loro popolarità, con ciò abdicando a una tradizione che per la verità è già spenta da tempo. Non si può dar torto a una persona seria come Pierluigi Castagnetti, esponente di rilievo della Prima Repubblica, quando si domanda: «Ma vi pare che in questo momento difficilissimo l’intero sistema politico debba ruotare intorno alla telefonata di Fedez?». Il secondo aspetto riguarda la coincidenza per cui la polemica del Primo Maggio esplode proprio in vista del rinnovo dei vertici Rai. Ancora una volta si solleva il coperchio sull’ente pubblico e per l’ennesima volta si scopre ciò che è noto: le anomalie e le degenerazioni di un assetto che ha perso la sua ragion d’essere ed è funzionale in modo quasi esclusivo agli interessi dei partiti: di sinistra, destra e centro. Il secondo aspetto riguarda la coincidenza per cui la polemica del Primo Maggio esplode proprio in vista del rinnovo dei vertici Rai. Ancora una volta si solleva il coperchio sull’ente pubblico e per l’ennesima volta si scopre ciò che è noto: le anomalie e le degenerazioni di un assetto che ha perso la sua ragion d’essere ed è funzionale in modo quasi esclusivo agli interessi dei partiti: di sinistra, destra e centro”.
 
Francesco Grillo, il Messaggero
“Centoquindici volte viene citata la parola semplificazione nel Piano che Mario Draghi ha trasmesso venerdì scorso a Bruxelles affidandogli buona parte delle possibilità che l’Italia esca da una crisi lunghissima”. Lo ricorda Francesco Grillo sul Messaggero a proposito della sfida epocale della nostra PA: “Cambiare l’amministrazione pubblica – scrive - significa portare nella modernità un Paese che ne è rimasto fuori trattenutovi da una burocrazia che si è congelata nelle sue forme. Al centro della riforma c’è il concetto di semplificazione e ciò per una ragione semplice: nei prossimi sei anni dovremo spendere circa 300 miliardi di euro che è la cifra che si raggiunge se ai 191 miliardi del Piano, aggiungiamo i programmi che lo affiancano (REACT EU e Fondo Complementare) e circa 80 miliardi di fondi strutturali destinati alle Regioni. Per riuscire nel miracolo di triplicare la velocità di una macchina quasi ferma, diventa quindi necessario liberarla di adempimenti inutili senza però compromettere la correttezza delle scelte. Non basta modificare, dunque, l’articolo di una legge per essere più semplici: bisogna trovare un equilibrio tra riuscire a dare regole più chiare in un Paese fragile e rendere il costo dell’adempimento minore. Il ventunesimo secolo sta per imporre un modello totalmente diverso: in un Paese competitivo e semplice, le imprese sono esentate dal certificare ciò che l’amministrazione già conosce (perché già dichiarato ad un altro ufficio o monitorato attraverso sensori) e sono tenuti a chiedere autorizzazioni solo in poche, predefinite circostanze (senza dover necessariamente ricorrere ad un avvocato). È l’istituzione che informa su doveri e diritti nuovi ed è tenuta a rispondere in tempi perentori esauriti i quali la richiesta si dà per approvata. L’unico approccio che porta ad una semplificazione di cui abbiamo un disperato bisogno, comporta la rinuncia alla perenne illusione di cambiare tutto con una legge (riforma) e fa dell’amministrazione pubblica un cantiere nel quale si modernizzi con veloce gradualità una burocrazia rimasta nel secolo scorso”.
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