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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 03/05/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fico: Basta lottizzazione in Rai. Anche i 5 Stelle hanno sbagliato
Basta lottizzazione in Rai. Anche i 5 Stelle hanno sbagliato. Lo afferma il presidente della Camera, Roberto Fico, intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica. Presidente, cosa intende per cultura della lottizzazione? «Purtroppo le nomine dei direttori dei telegiornali o dei direttori di rete vengono ratificate dal consiglio di amministrazione della Rai, ma sono fatte fondamentalmente in altri luoghi. Derivano da accordi tra i partiti di maggioranza che in quel momento storico sono al governo. E questa cosa non è in alcun modo cambiata fino a oggi». Neanche con voi. «Neanche con noi. Poi succede un’altra cosa: soprattutto nei periodi in cui si avvicinano le nomine, alcuni dipendenti interni alla Rai cercano di essere sponsorizzati dalla politica o per avanzare di carriera o per avere nuovi posizionamenti di potere all’interno dell’azienda». Dirigenti che spesso vengono definiti più realisti del re. Che vigilano perché i programmi di cui si occupano non diano troppo fastidio. Accade da sempre, nessuno fa nulla. Crede che oggi possa essere diverso? «È la realtà dei fatti e nessun partito fino a oggi si è sottratto. Nessuno escluso, sono il primo a dirlo. Ecco perché una discussione di questa portata è importante adesso. È molto interessante ascoltare tutti i propositi pubblici dei politici, sentir dire loro che la Rai deve finalmente essere libera dalle mani dei partiti. Ne approfitto per dire: facciamolo. Facciamolo adesso, nei giorni in cui ci sono le nomine del prossimo cda sulla base di una legge che io ritengo sbagliata, ma che il Parlamento in questi anni non è stato in grado di modificare». È la legge il problema? «Non solo. Al di là delle norme, c’è una cultura politica di lottizzazione pura e una cultura della Rai permeabile alla lottizzazione. Per questo dico, prendiamo a pretesto questa discussione per promettere ai cittadini, che sono i veri editori della Rai perché è a questo che serve il canone, di fare delle nomine assolutamente fuori da ogni logica di partito. Mettiamo al centro la competenza e l’indipendenza». Agli attuali vertici queste qualità mancano? Lei è d’accordo con chi ne chiede le dimissioni? «Non è questo il punto. Non ho assolutamente nulla contro gli attuali vertici della Rai e non ne chiedo le dimissioni. A mancare, lo ripeto, è la cultura dell’indipendenza. La possibilità di assumere ruoli dirigenziali nella radiotelevisione pubblica senza sentirsi chiamare di continuo dalla politica. È questo che deve cambiare».
 
Palamara: Non si poteva rinviare sulle riaperture. Ora rispettare le regole
«Se continueremo a vaccinare a ritmo elevato e se tutti insieme daremo il nostro contributo rispettando le regole, ne usciremo fuori anche se la situazione ora è sdrucciolevole». Lo afferma Anna Teresa Palamara docente di Microbiologia alla Sapienza di Roma e presidente del Collegio dei microbiologi, intervistata da Margherita De Bac per il Corriere della Sera. Che intende? «Siamo ancora alle prese con una montagna di casi di contagio. Fra positivi e ricoverati in ospedale, in Italia sono 450 mila le persone con l’infezione, dunque in grado di contagiare. La curva e l’incidenza decrescono molto lentamente e fino a quando non vedremo la curva in netto declino dovremo mantenere alta l’attenzione». Bisognava rinviare le riaperture? «Non si poteva rinviare ancora. Serve molta responsabilità. Non è un appello così, tanto per dire». Le varianti però danno filo da torcere. «Erano attese. Il virus che si è diffuso in Europa lo scorso anno non era lo stesso di Wuhan. Nuove varianti continueranno a emergere ma non tutte saranno rilevanti ai fini della diffusione o della severità della malattia. Lo studio dei virus ci dice che non hanno interesse a diventare più patogeni e letali. Il loro scopo è sopravvivere il più a lungo possibile negli esseri viventi. Quindi a loro basta conservare la capacità di trasmettersi». La variante indiana ha messo a terra un Paese e velocemente è arrivato in Europa. Come fermare le «cugine» del Sars-CoV-2? «Quasi impossibile a meno di non imporre il blocco degli spostamenti a livello internazionale. Dunque si deve puntare sulla tempestività dei sequenziamenti del genoma e sulla segnalazione di nuove varianti, oltreché sugli interventi di tracciamento dei contatti. Impedire a un agente infettivo di superare le frontiere è un’utopia». E allora? «L’unica strada è intervenire ancora prima, limitando i contagi e aumentando il numero dei vaccinati. Meno il virus circola, meno gli daremo lo spazio per modificarsi». Come vede la situazione? «Credo che in autunno, quando per motivi anche ambientali i virus respiratori circolano con maggiore facilità, saremo meglio attrezzati per contenere eventuali nuovi contagi grazie alla maggiore percentuale di popolazione vaccinata e alle migliori capacità di cura. Sapremo usare più efficacemente le terapie attuali e ne potremmo avere delle nuove. La scienza corre, tutti i maggiori gruppi di ricerca nel mondo stanno studiando il Sars-CoV-2 e i risultati vengono messi a disposizione della comunità».
 
Pillon: Si criminalizza ogni idea diversa da quelle Lgbt
Con il ddl Zan si criminalizza ogni idea diversa da quelle Lgbt. Lo afferma Simone Pillon, senatore della Lega e fiero antiabortista, intervistato da Flavia Amabile per La Stampa. Il ddl Zan bloccato dal protagonismo di un singolo, come sostiene Fedez? «Si tratta di una proposta di legge divisiva e pericolosa con cui si confondono sesso e identità auto percepita. Inoltre rischia di punire come “istigazione alla discriminazione” ogni opinione contraria al pensiero Lgbt su adozione gay e utero in affitto. Infine impone l’ideologia gender nelle scuole con la scusa della giornata contro omo-bi-lesbo-transfobia. Al di là delle star del media system, è la maggioranza degli italiani che non la vuole». Ma lei come modificherebbe il ddl? «Se vogliamo inasprire le pene già oggi previste per chi sia tanto cretino o pericoloso da insultare o aggredire qualcuno perché ha un orientamento sessuale diverso, siamo tutti d’accordo. Basta intervenire sull’articolo 61 del codice penale. Si fa in un mese, all’unanimità. Ma non creiamo categorie tra le persone offese». Anche lei pensa che sia preferibile non perdere tempo con il ddl Zan durante una pandemia? «Usciamo dalla pandemia e facciamo ripartire il Paese. Poi avremo tempo di dividerci. È un dato di fatto che noi siamo stati responsabili e abbiamo messo momentaneamente da parte i provvedimenti più divisivi, mentre Pd e compari vanno avanti con omofobia, droga libera e altre proposte decisamente inaccettabili». Il ddl Zan diventerà mai legge? «Chi mi ha eletto non vuole una legge del genere. Non posso accettare norme che mettano la famiglia naturale fuorilegge.».
 
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