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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/04/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Casaleggio: Rousseau non serve se Movimento diventa verticistico
«Basta ambiguità Rousseau non serve se il Movimento diventa verticistico». Lo afferma Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, fondatore della piattaforma del M5S, intervistato da Emanuele Buzzi per il Corriere della Sera. Davide Casaleggio, il lascito politico di suo padre a cinque anni dalla sua scomparsa è ancora vivo o si sta affievolendo? Gli ideali di suo padre sono ancora presenti nel M5S? «Penso che molte delle sue idee si stiano radicando nella società come la necessità di un reddito di cittadinanza per le persone in difficoltà. Altre oggi sono poste come centrali nel dibattito pubblico come per esempio la cittadinanza digitale. Il Movimento 5 Stelle è composto in primo luogo da decine di migliaia di cittadini e attivisti dove credo queste idee siano fondamentali». Tra una parte di attivisti si sente parlare riguardo a suo padre di «memoria tradita». È così? Vale anche per Grillo e Di Maio? O per qualcun altro? «Credo che a Roma ci sia molta confusione su quello che si vuol fare in futuro. Ma credo anche che le persone che meglio hanno conosciuto mio padre sapranno nel loro cuore che direzione prendere. Il suo vocabolario era fatto di parole come fiducia, lealtà, comunità». L’ultimo atto politico di suo padre è stato dare vita a Rousseau, che ora è in difficoltà finanziarie. Teme possa non esserci un futuro? «Ci sarà un vivace futuro per le idee di mio padre e anche per Rousseau. Abbiamo semplicemente chiesto si faccia chiarezza su quello che si vuole fare entro il 22 aprile quando scadranno questi 15 mesi di stallo del Movimento iniziati con le dimissioni dell’ultimo capo politico democraticamente eletto a gennaio 2020. Rousseau porterà avanti il suo progetto di cittadinanza attiva digitale con coerenza in ogni caso». Viste le difficoltà economiche, è possibile che Rousseau non possa garantire la tutela legale nelle cause in corso, molte delle quali riguardano Grillo? «Tra i fornitori che sono in attesa da tempo ci sono anche gli avvocati. In realtà sono certo che il Movimento5Stelle onorerà i suoi debiti. La domanda che mi pongo è se si vorrà continuare a mantenere la piramide rovesciata, mettendo le decisioni dei cittadini al centro, nelle scelte future o si preferirà una struttura partitica verticistica dove decisioni come la composizione delle liste o le alleanze locali continueranno ad essere prese dagli iscritti a livello locale o invece come tradizione dei partiti in qualche sala romana. In questo secondo caso ovviamente Rousseau non sarebbe più necessario».
 
Curcio: l’Italia è diversa, centralizzare è difficile
“L’Italia è tutta diversa, centralizzare è difficile. In troppi non si prenotano”. Lo afferma il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, intervistato da Corrado Zunino per la Repubblica. Capo Dipartimento, il presidente De Luca in Campania fa come gli pare. Le isole, dall’Elba alle Tremiti, vaccinano per fatti loro. Il commissario richiama tutti alle indicazioni di governo. Si fa la battaglia al Covid così? «Non sarò mai tra quelli che vogliono un ritorno allo Stato centralista. Da quattordici anni sono un uomo di Protezione civile, ho girato l’Italia in lungo e in largo e ho capito che ogni Provincia è unica: ha una sua economia, una sua sofferenza, un suo bisogno. Non credo che quando riavremo le bocce ferme, la fine della pandemia, torneremo a una sanità centralizzata, uno Stato che fa tutto». Come si possono, allora, dare informazioni certe ai cittadini? Come si organizza un Piano nazionale che poi venga rispettato dal governatore De Luca? «Dobbiamo invertire la prospettiva. Non c’è uno Stato centrale e poi De Luca. C’è uno Stato fatto dal governo romano e dalle Regioni, dalle province e dalle microautonomie. Sono loro a conoscere il territorio, noi abbiamo l’onere di tenere un filo comune, usare un linguaggio valido per tutti. Quando vado nei territori, i presidenti mi parlano, non ringhiano. E da qui, via Ulpiano a Roma, provo a far dialogare la Protezione civile regionale con la sanità regionale. Cerchiamo le soluzioni migliori e alla fine, certo, vanno rispettate da tutti». È vero che ci sono due milioni e mezzo di dosi nei frigoriferi? «Abbiamo consegnato 15,5 milioni di vaccini e 13 milioni sono stati somministrati. Il 16 per cento di dosi avanzate, soprattutto scorte per la seconda inoculazione, è una percentuale fisiologica». Il nodo è quello della priorità. È convinto che seguire la data di nascita sia il modo più efficace per vaccinare il Paese? «Dobbiamo salvare vite, mettere in sicurezza gli anziani e i fragili. Come si può convivere con 358 morti al giorno? Si è diffuso un cinismo della tabella, la conta quotidiana ci fa perdere il senso delle tragedie. Quando avremo messo in sicurezza gli over 80, gli over 70 e anche gli over 60 potremo ragionare su un piano vaccinazioni più flessibile, uscire dalla rigidità anagrafica». Quando chiuderete gli over 80? «Fine aprile, inizio maggio. Potremmo usare le dosi del Johnson per finire il lavoro con questa coorte. I docenti, per ora, sono fuori».
 
Fedriga: Diamo segnali di speranza a ristoranti, bar e palestre
“Diamo segnali di speranza a ristoranti, bar e palestre”. Lo chiede il neo presidente della conferenza delle regioni e presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervistato da Amedeo La Mattina per La Stampa. Il governatore campano Vincenzo De Luca non sembra disposto a tenere una linea unitaria delle Regioni. Dice che il governo dorme in piedi, non vuole seguire il piano vaccini per ordine d’età, non intende partecipare alle riunioni Stato-Regioni perché non avrebbe ricevuto le dosi promesse. «Una cosa è la Conferenza Stato-Regioni, un’altra la Conferenza delle Regioni dove sono convinto che Vincenzo parteciperà: ha sempre collaborato in modo costruttivo portando a volte con forza le sue opinioni. Non conosco la situazione della Campania sul numero dei vaccini inviati. Se ci sono stati degli errori nella fornitura è giusto correggerli. Ogni dubbio deve essere fugato. Quanto al piano per fasce d’età, giovedì alla Conferenza delle Regioni ci confronteremo per trovare una soluzione condivisa. Altrimenti ognuno si assumerà le sue responsabilità. Ricordo a Vincenzo che avevamo già dato un parere positivo sul piano. Il generale Figliuolo giustamente sta procedendo verso la direzione concordata». Giovedì le Regioni indicheranno le linee guida per le riaperture. Quali novità ci saranno? «È un lavoro iniziato con la presidenza Bonaccini, anche questo quindi in continuità. Pensiamo di poter dare un contributo al governo come abbiamo fatto lo scorso anno cercando di riaprire le attività nella massima sicurezza. Oggi l’alternativa è tra regole forti ma che vengano rispettate e divieti troppo duri che non vengono rispettati». Lei pensa che sia possibile avere alcune aperture già ad aprile, magari ristoranti e bar? «Questa è una scelta che compete al governo, non alla Conferenza delle Regioni. Noi proponiamo delle linee guida». Può fare un esempio concreto? «Per esempio le consumazioni in un ristorante, se le fai all’aperto con il giusto distanziamento, riducono drasticamente la diffusione del virus. Oppure una lezione individuale in una palestra non è detto sia fonte di focolai. Sono scelte che deve fare il governo ma penso che piccoli segnali di speranza sia utile darli il prima possibile. Non stiamo parlando di aperture tout court. Capisco serva la prudenza, ma segnali di speranza è utile darli».
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