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Risalire la china (senza liti)

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/04/2021

In edicola In edicola Goffredo Buccini, Corriere della Sera
“Meno proclami e più azioni: se questo è stato sin dall’inizio lo stile del nuovo esecutivo, appare davvero opportuna una certa moderazione nelle pubbliche promesse in tema di pandemia. Tuttavia, dietro le mascherine si respira grande esasperazione”. Lo scrive Goffredo Buccini sul Corriere della Sera chiedendo che il paese risalga la china senza liti. “Gli italiani – sottolinea - hanno bisogno di credere in qualcosa: non di essere illusi, certo, ma quantomeno di intravedere un obiettivo, una data cui aggrapparsi, una via d’uscita verso la quale incamminarsi. Lo dimostrano, se ce ne fosse ulteriore bisogno, i manifestanti che si sono raccolti ancora una volta a Roma, nonostante il divieto della questura, a gridare il loro disagio. Il perimetro della partita è segnato da due linee fondamentali tra loro intrecciate, le vaccinazioni e le riaperture, contro pandemia sanitaria e pandemia economica: ma per vincere occorre un’unità di intenti che freni fughe in avanti e strumentalizzazioni di parte, il cui solo esito sarebbe accrescere la frustrazione. Essenziale in questa fase sarà la tenuta del tessuto civile, una solidarietà nazionale non declinata in astratte formule parlamentari ma sentita davvero tra la gente. Ed è questo, forse, il gradino meno robusto della scala su cui stiamo risalendo. Siamo terra di guelfi e ghibellini. La gran confusione creata (e in parte anche subita) dalle Regioni su fasce e categorie da vaccinare, con annessi furbetti e «saltafila» stigmatizzati da Draghi, non ha certamente migliorato la nostra coesione. Gli italiani non meritano che i loro rappresentanti politici diano vita a una guerriglia sceneggiata tra «aperturisti» e «chiusuristi» (ci si passino gli orridi neologismi) nella medesima maggioranza. È di tutta evidenza che nessuno vuole tenere blindato il Paese un minuto più del necessario, come nessuno vuole infettarlo aprendo un bar fuori orario o un cinema di straforo. Le parti in campo, ora tenute a bada da un governo difficile da sabotare, devono resistere a tentazioni inscritte nei rispettivi Dna: la destra di cavalcare la prima tensione sociale disponibile, la sinistra di fingere che tensioni non ne esistano o siano frutto della predicazione della destra”.
 
Francesco Grillo, il Messaggero
“I dati della grande pandemia sono chiari e raccontano come si stanno scavando grandi distanze tra diverse parti del mondo. E, tuttavia, a preoccupare ulteriormente è il fatto che sotto l’Europa si sta aprendo un buco nero – si chiama Africa ma arriva fino alla Siria – dove abitano 1,2 miliardi di individui e hanno vaccinato un abitante su venti”. Lo scrive Francesco Grillo sul Messaggero auspicando una solidarietà mondiale nella distribuzione dei vaccini: “Vale per il mondo quello che sarebbe dovuto valere per l’Italia. Di fronte ad una catastrofe naturale che, per la prima volta tocca tutti gli abitanti del pianeta nello stesso momento, sarebbe stato indispensabile coordinamento. In fondo, sono già sul mercato 11 miliardi di dosi, sufficienti a vaccinare l’80% della popolazione mondiale, laddove l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostiene che basta vaccinarne un terzo per domare la bestia (lasciando le categorie meno a rischio ad una fase meno critica). E, invece, i Paesi ricchi (come dimostra il grafico che accompagna questo articolo) stanno facendo incetta di dosi: la stessa Unione Europea potrebbe vaccinare con quelle acquistate almeno due volte tutti, inclusi i neonati. È vero che l’Africa ha contato meno contagi (il virus sembra spaventato solo dal caldo), ma una distribuzione così diseguale può produrre due effetti boomerang: accresciamo il risentimento che alimenta gli incubi che hanno terrorizzato le nostre città; offriamo al virus il brodo di coltura per mutare forma e venirci a trovare con il prossimo barcone. Per il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’etiope Tedros Ghebreyesus, dovremmo aver capito che di fronte ad un nemico così subdolo, “saremo al sicuro, solo quando lo saremo tutti insieme”. Invece, il mondo è sull’orlo di un clamoroso “fallimento morale”. È un fallimento morale ma anche istituzionale perché non ci si può aspettare che un ordine mondiale nato dopo la seconda guerra mondiale possa risolvere problemi colossali armato di un temperino: il bilancio dell’OMS è inferiore a quello che in un anno spende la Regione Abruzzo sulla sanità e il suo Presidente non ha neppure il potere di pretendere che i Paesi del mondo condividano dati sull’epidemia che siano correnti tra di loro”.
 
Michele Brambilla, il Giorno
Sul Giorno il direttore Michele Brambilla commenta una foto di prima pagina: una fila davanti a un supermercato in Brianza. “Tutto regolare – scrive - sia chiaro: mascherine, distanziamento eccetera. Ma che cosa devono pensare tutti coloro che da un anno sono costretti a stare chiusi? Ristoranti, bar, palestre, cinema e teatri? Che cosa devono pensare se non un «perché loro possono e noi no»? Quella foto introduce un tema di cui non si parla quasi mai: il senso di disparità di trattamento percepito da una buona parte del popolo italiano. Infatti, si pensa sempre che la rabbia (vedi ora la foto sotto) sia provocata dal fatto che certe categorie sono esasperate da un anno di crisi. Invece no, non è solo quello il motivo di tanta rabbia. C’è anche la percezione - ma meglio sarebbe dire la constatazione - che il conto del Covid l’abbia pagato solo una parte degli italiani. E cioè quegli italiani che non possono riaprire e vedono altri che non devono chiudere. Molti ristoratori, baristi, gestori di cinema teatri e palestre dicono: anche noi possiamo garantire misure di sicurezza, perché non vi fidate? Perché loro possono e noi no? È un senso di ingiustizia che si somma a un altro fatto oggettivo: e cioè che i commercianti e le partite Iva hanno visto crollare i loro redditi, mentre i lavoratori dipendenti, specie nel settore pubblico, hanno continuato a prendere lo stipendio, magari lavorando da casa. E si fa fatica a far capire che questi che ora protestano sono la parte più debole del Paese. Contro di loro c’è un vecchio pregiudizio, coltivato soprattutto a sinistra: si dice che sono tutti evasori fiscali. Lo si dice perché magari si guarda al loro 730, senza pensare che chi ha una attività in proprio paga, oltre a quella sul reddito, un’infinità di altre tasse. Racconto sempre del mio gommista, che mi disse un giorno di pagare 18.000 euro all’anno di tassa per i rifiuti. «Per forza - gli obiettai - con tutti i pneumatici che gettate...». «Eh no, mi rispose: quelli vengono smaltiti da un consorzio privato, che paghiamo noi. I rifiuti che io produco consistono in un sacchetto di bicchierini di plastica del caffè a settimana. Cambiando gomme, non si producono rifiuti. Ma pago 18.000 euro all’anno perché la tassa è calcolata a metratura». Un’assurdità fra le tante, che poi magari ti porta a non fare qualche fattura”.
 
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