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Ippolito: Astrazeneca? Nessun vaccino Ŕ sicuro al 100%

Margherita De Bac, Corriere della Sera, 9 aprile

Redazione InPi¨ 09/04/2021

Giuseppe Ippolito Giuseppe Ippolito «Nessun vaccino è sicuro al 100%. E’ invece sicuro al 100% che senza il vaccino continueranno a morire centinaia di persone al giorno». Lo afferma Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, intervistato da Margherita De Bac per il Corriere della Sera del 9 aprile in merito all’ondata di rinunce tra i cittadini al vaccino AstraZeneca. Il governo italiano ha raccomandato un uso preferenziale del vaccino AstraZeneca nei soggetti oltre i 60 anni. Per chi è più giovane il vaccino non è sicuro? «La posizione del governo italiano, in linea con quella di altri grandi paesi dell’Unione europea come Francia e Germania, è stata ispirata al principio della massima precauzione. Questi rari eventi trombotici associati a bassi livelli di piastrine si sono verificati soprattutto in persone al di sotto dei 60 anni, perlopiù di sesso femminile: da qui la raccomandazione per un uso preferenziale sopra i 60 anni. Nei soggetti anziani la valutazione tra benefici e rischi è assolutamente maggiore considerando il rischio di sviluppare una malattia grave, la necessità di terapia intensiva ed il rischio di morte». Quindi il rischio di non vaccinarsi è maggiore rispetto a quello di vaccinarsi? «Il punto è esattamente questo, e l’Ema lo scrive in neretto nella prima riga del suo comunicato: “Il rapporto complessivo rischio-beneficio rimane positivo”. Nessun medicinale è esente da rischi, e gli anti Covid-19 non fanno eccezione. Vaccini ultra-sicuri e ampiamente utilizzati da decenni hanno anch’essi una percentuale di eventi avversi. Quando proteggiamo i nostri bambini contro il morbillo li esponiamo al rischio - uno su un milione - di sviluppare una complicanza encefalitica acuta. Ma se non li vaccinassimo il rischio sarebbe 500 volte superiore». E per il Covid? «L’Università di Cambridge ha elaborato un modello matematico che stima qual è il rischio di severi eventi avversi dovuti alla vaccinazione e quale il rischio di finire in terapia intensiva per Covid-19 non vaccinandosi. Ebbene, per una incidenza simile a quella attuale in Italia (200 casi per 100.000 abitanti a settimana), il rischio no-vax è sette volte maggiore al rischio vax per i 20-29enni, 30 volte maggiore per i 30-39enni, 100 volte maggiore per i 40-49enni, 240 volte maggiore per i 50-59enni, 640 volte maggiore per i 60-69enni». Ma allora perché raccomandare questo vaccino alle età superiori ai 60 anni? «Vi è stato un numero percentualmente più elevato di casi di trombosi tra persone di età inferiore ai 60, e anche perché per le persone più giovani la probabilità di avere forme gravi di Covid-19 è inferiore. Quindi il rischio di un effetto avverso legato, anche se molto basso in termini assoluti, per i più giovani pesa di più in termini relativi perché li protegge da un evento meno probabile» Perché Ema non ha dato indicazioni chiare ed univoche? «Non è il suo compito. L’Ema è una agenzia che supporta i governi degli Stati dell’Unione sulle tematiche legate all’approvazione per l’uso ed alle modalità di utilizzo dei medicinali, ed opera sulla base dell’analisi dei dati disponibili. Che significa «uso preferenziale» per gli over 60? Il medico può decidere che va bene anche sotto i 60? «Significa che durante la campagna vaccinale, in condizioni di ampia disponibilità di vaccini come speriamo che sarà a partire da questo mese, le persone al di sotto di quella età in fase di prenotazione potranno essere indirizzate su altri vaccini. Nelle prossime settimane cominceranno ad arrivare le forniture del vaccino Johnson&Johnson, che prevede una unica dose. Se non vi fosse questa disponibilità, e sulla base della revisione continua dei dati scientifici che si renderanno disponibili, si potrà decidere di dare AstraZeneca sotto i 60». Chi ha già fatto la prima dose con AstraZeneca ed ha meno di 60 anni? «Lo ha detto il professor Locatelli: non vi sono ragioni per le quali non dovrebbe fare anche la seconda. Chi non ha avuto un evento avverso legato al vaccino dopo la prima dose è estremamente improbabile che lo abbia dopo la seconda. Deduzione logica, confermata dai dati che vengono dal Regno Unito, dove un report indipendente commissionato dal Governo al J. Craig Venter Institute ha rilevato che ad oggi non sono stati registrati casi di trombosi o di trombocitopenia successivi alla seconda dose».
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