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Al Kabir: Libia pronta per le imprese italiane ma venite subito

Paolo Brera, Repubblica, 9 aprile

Redazione InPi¨ 09/04/2021

Sadiq al Kabir Sadiq al Kabir Tutto cambia, in Libia, fuorché lui. Dal 2011, dalla rivoluzione, Sadiq al Kabir è il governatore della Banca centrale libica, il forziere senza cui nulla si muove. Dal piano nobile del meraviglioso quartier generale della banca, al Kabir ha una sola, netta risposta alla domanda delle cento pistole: chi sarà il partner privilegiato della nuova Libia? «Chi si muove per primo vince. Per chi vuole lavorare con questo Paese ricchissimo di risorse è il momento di prendere la valigia e venire subito in Libia», dice a Paolo Brera l’ha intervistato su Repubblica del 9 aprile. Le milizie sono aggressive. Ci sono state altre incursioni davanti agli impianti dell’Eni a Mellitah. «Finiranno. Il primo ministro Dbeibah ha un potere forte, concreto: sceglieranno di andarsene, non di morire». Vede già differenze col passato? «Era un Paese senza istituzioni, senza soldati né polizia, senza funzionari, con governi spesso dispotici e interferenze straniere. Gheddafi è rimasto al potere 42 anni. Quando è iniziata la rivoluzione ero a Londra, sono andato a Bengasi per unirmi ai rivoltosi. Eravamo ingenui, convinti che eliminato lui tutto sarebbe migliorato. Quando fu catturato, a ottobre 2011, eravamo euforici: ora si comincerà a ricostruire le infrastrutture, diventeremo un paese normale. Ma il primo governo non fece nulla, non una sola azione, e così i successivi. Le decisioni più difficili vanno prese subito: milizie, armi. I libici avevano bisogno di qualcuno forte e sono arrivati gli arabi, gli egiziani e gli islamisti». Con Serraj era in cattivi rapporti? «Pessimi. Ho avuto rapporti normali con tutti i governi precedenti a parte il suo. Ma non avevamo mai avuto un governo forte in grado davvero di cambiare il Paese. Da noi volevano solo soldi da spendere. Bene, non abbiamo difficoltà a spenderli nello sviluppo, ma non per sussidi diventando come Yemen o Siria o Iraq, costretti a prendere soldi in prestito per pagare i salari». Il nuovo governo è diverso? «Ci ha invitati ad aiutarli a pensare al futuro. Vede la novità? Non ho visto nulla di simile in dieci anni, per questo sono molto ottimista. Dobbiamo mantenere il volante dell’economia e completare i progetti lasciati a metà. C’è un cambiamento vero, per questo stiamo lavorando duramente per aiutare il governo di unità nazionale. Il sentimento collettivo è molto positivo. Due ore fa era qui il ministro dell’Economia, a discutere come aiutare il settore privato e come aprire loro le porte. C’è un’ottima opportunità per le compagnie italiane: venite ora. Le relazioni con l’Italia sono storiche, abbiamo bisogno di rafforzarle. La maggior parte dei libici crede che l’Italia, a differenza di altri, non abbia un’agenda segreta. I francesi ce l’hanno: le miniere nel Sud, per esempio. Gli italiani si muovono in buona fede. La sicurezza è già buona, anche se non posso dire ancora perfetta. Il nuovo governo è impegnatissimo a prendere decisioni: è un ottimo momento». Ci sono ancora forze straniere in armi: russi e turchi con soldati e milizie e mercenari. «Non siamo molto preoccupati dalla presenza dei turchi, ma lo siamo per le mosse dei russi. Mosca ha una visione chiara di cosa fare in direzione dell’Africa e dell’Europa meridionale. Anche i francesi si muovono per i loro interessi ma sono una vecchia colonia, mentre i russi sono un’assoluta novità. La mia impressione è che Mosca miri a stringere l’Europa da Sud e da Nord: punta ad avere basi in Libia a duecento chilometri dalle coste europee. La mia impressione è che voglia spremere l’Europa come sta succedendo in Ucraina. Ma penso che il nostro governo al momento giusto affronterà questa istanza». E gli americani? Sentite una maggiore presenza con Biden? «Sinceramente è dal 2015 che sostengono la Banca centrale: ministri delle Finanze, Tesoro ed Esteri ci hanno aiutati a mantenere attive sempre le funzioni fondamentali per far andare avanti il Paese: pagare gli stipendi, il cibo, le medicine. Siamo sempre stati una priorità per l’America». Conosce il suo ex collega Draghi? «Sì, grande professionista. E’ un bene che ci sia qualcuno lontano dai partiti e libero di fare il meglio per il proprio Paese: è un’ottima idea avere un ex governatore alla guida». Si vota a dicembre. Ci ha fatto un pensierino? «Non ancora. Chissà. Sceglieranno i libici, e io servirò la Libia». Che spazio c’è per gli italiani? «Abbiamo pochi abitanti e enormi risorse non usate. Dipendiamo da gas e petrolio. C’è grande interesse, gli uomini d’affari dall’Europa e da Malta stanno già arrivando. Nonostante la pandemia, il processo è in moto».
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