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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 26/03/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Zaia: Centralizzare sui vaccini è medievale. Fare i nomi di chi ha sbagliato
Centralizzare il metodo è sbagliato. Se qualcuno ha sbagliato si facciano i nomi. Lo afferma il governatore veneto, Luca Zaia, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera. Il premier Mario Draghi ha bacchettato i governatori sulla campagna vaccinale... «Una rondine non fa primavera. Allo stesso modo, una dichiarazione isolata non significa una critica serrata alle Regioni». Luca Zaia, il governatore del Veneto, è concentrato sul nuovo piano vaccinale della sua regione. E non vuole drammatizzare l’osservazione del presidente del Consiglio sui territori che trascurerebbero «i loro anziani» a favore di una lobby o l’altra: «Ma il fatto è che in questi giorni sentiamo una costellazione di dichiarazioni contro le Regioni. Noi oggi festeggiamo i 1.600 anni di Venezia, il sentir dire che è meglio centralizzare... beh, mi sembra una corrente di pensiero medievale, fuori dalla storia e fuori dalla Costituzione». Però Draghi un rimprovero l’ha fatto. O no? «Draghi è una persona intelligente, e infatti non ha sostenuto che tutte le Regioni abbiano sbagliato. Siccome il piano nazionale lo devono seguire tutti, non sarebbe male sapere quali siano le regioni che hanno vaccinato le persone sbagliate». Quali sono le dichiarazioni che l’hanno più irritata? «Io faccio una sola considerazione. La differenza tra noi e Roma è una e sostanziale: noi siamo a bordo campo e abbiamo gli ammalati. Chi a Roma parla male dell’autonomia è in tribuna e non ha le responsabilità che abbiamo noi». Perdoni: però davvero non tutto ha funzionato. Non è una considerazione scontata? «Ma certo. Però, per prima cosa bisogna avere i vaccini. In secondo luogo occorre che le Regioni non si trovino sulle montagne russe con ordini e contrordini come invece è accaduto, e poi occorre avere il personale che fa le vaccinazioni. Da questo punto di vista, io dico: chi vuole, venga da noi a vedere. Però, se sono state cambiate le date di nascita di chi doveva essere vaccinato e poi sono stati aggiunti gli insegnanti, non è colpa delle Regioni». La Conferenza Stato-Regioni di ieri è stata animata. Con interventi pepati suoi, di Fedriga, Marsilio, Moratti e Fugatti... «In molti hanno sottolineato ciò che ci ha reso il lavoro di vaccinare più difficile. Abbiamo dovuto stornare degli anziani, poi dalle scuole... Se poi c’è qualcuno che si è comportato male, nome e cognome: perché si sappia, ma anche perché possa dire la sua». Insomma, parte la guerra Stato-Regioni? «Io ho sempre avuto un rapporto di leale collaborazione con chiunque ci fosse al governo. Però, deve essere un accordo tra gentiluomini, certe dichiarazioni di quest’ultimo periodo non si possono sentire. Peraltro, noi veneti un ritorno al centralismo non lo accetteremmo mai. Se serve, siamo pronti a un altro referendum».
 
Cozzi: Le aziende devono poter spostare chi rifiuta la dose
«Il datore di lavoro che non sposta quei dipendenti a un’altra mansione, non a contatto con il pubblico, potrebbe essere sanzionato per omissioni sulle norme della sicurezza del lavoro». Lo afferma il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, intervistato da Marco Lignana per la Repubblica. Procuratore, dunque per una legittima decisione dei dipendenti rischiano i dirigenti? «Ci stiamo solo confrontando per capire se è possibile sanzionare il datore di lavoro in base all’articolo 2087 del codice civile, che tutela l’integrità dei lavoratori. Ci rendiamo conto di quanto la strada sia stretta». Dove dovrebbero essere spostati infermieri e operatori no-vax? «Chi fa questo lavoro non può certo andare a fare fotocopie, su questo siamo tutti d’accordo. Se sei infermiere stai in corsia e oggi il virus può entrare in ogni corsia. Ma penso, ad esempio, a reparti dove gli ospiti ancora ricoverati siano ormai negativizzati, per quanto oggi si cerchi di liberare al più presto i posti letto». Quindi i direttori sanitari e generali genovesi, se non agiscono in tal senso, rischiano di essere indagati? «Calma, la sicurezza deve essere esigibile. In altre parole, ci deve sempre essere la concreta possibilità di spostare questi infermieri, anche su mansioni di livello più basso, pur mantenendo lo stesso trattamento economico. E poi di rimpiazzarli con altri. Ma è evidente che il problema è a monte: serve una legge per imporre l’obbligo vaccinale a chi è a contatto con i soggetti fragili». Il presidente della regione Giovanni Toti ha parlato esplicitamente di focolai causati da operatori no-vax nei due ospedali in provincia di Genova. E l’infettivologo Matteo Bassetti ha chiesto di licenziare queste persone. «Attenzione, non soltanto il diritto a non vaccinarsi discende dall’articolo 32 della Costituzione, ma lo stesso articolo 2087 del codice civile nasce per tutelare l’integrità degli stessi lavoratori. Il problema è che non prevede tutele a favore di terzi, che in questo caso sono la parte debole». Quindi un infermiere ha il diritto di non vaccinarsi e pure di non lavorare in contesti a rischio? «Se mettiamo insieme Costituzione e codice civile, sì. Ma, ripeto, sempre che questo sia esigibile, fattibile. I direttori generali e sanitari devono poter avere spazio di manovra nello spostamento del personale».
 
Borrelli: la mia Protezione civile non si è mai tirata indietro
“Abbiamo subito tante pressioni ma la mia Protezione civile non si è mai tirata indietro”. Lo afferma l’ex capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, intervistato da Corrado Zunino per la Repubblica. Borrelli, ma lei è rimasto al Dipartimento dopo la chiamata al comando di Fabrizio Curcio? «No, non avrei potuto. Sono un esperto di contabilità e ho fatto domanda per entrare nella Corte dei conti. Ho saputo, giusto ieri, che è la pratica per l’accettazione della richiesta è partita, è solo questione di tempo e sarò un magistrato contabile. Per alcuni giorni ancora, comunque, mi godo questa libertà, dopo alluvioni, terremoti, la pandemia». Ecco, la pandemia. Cosa ne pensa del modo in cui questo governo sta affrontando la terza ondata? «Il Piano vaccinale è la madre di tutte le battaglie, non posso che fare il tifo affinché riesca ad andare in porto. Velocemente». Non potrebbe essere ancora lei alla guida di questa battaglia? «E’ una ferita aperta, non si è cicatrizzata. Ci vorrà un altro mese, direi due». Quindi non è stato un addio consensuale, l’hanno allontanata. Visto da fuori, sembra che lei abbia preferito riportare la Protezione in un alveo di routine dopo che da febbraio a maggio vi avevano messi in un frullatore di bollettini epidemioloigici, compiti sanitari e acquisti di mascherine e ventilatori. «Non è così. La pandemia è un’emergenza, e quindi è un compito naturale della Protezione civile. Per statuto, per natura, e sfido chiunque a dire che il coronavirus non sia stato e non sia un’emergenza». E allora, com’è andata? «Abbiamo sempre fatto quello che un governo ci ha chiesto, siamo pur sempre un Dipartimento della presidenza del Consiglio». Quindi è stato il Governo Conte che ha smesso di chiedervi di occuparvi della pandemia. Vi ha gradualmente estromessi per affidare sempre più compiti al commissario Domenico Arcuri. «Non voglio fare polemiche adesso, non servirebbero a nessuno. Tra un mese spiegherò tutto, forse due».
 
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