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E' tempo di curare la SanitÓ

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/03/2021

In edicola In edicola Sabino Cassese, Corriere della Sera
Dopo aver riportato l’azione di governo con la lotta alla Pandemia nell’alveo costituzionale, ora tocca “bisogna curare la sanità, perché questa possa curare la salute degli italiani”. Lo scrive Sabino Cassese sul Corriere della Sera. “Il Servizio sanitario – sottolinea - ha retto bene. Ma le difficoltà della pandemia hanno acuito sintomi di malattia che erano stati posti in evidenza solo due mesi prima della scoperta della diffusione del virus. L’Ufficio parlamentare di bilancio, il 2 dicembre 2019, aveva pubblicato un rapporto sullo «stato della sanità in Italia». Un anno fa, il rapporto ha messo in luce tre squilibri, quello tra le regioni, quello tra il sistema ospedaliero e la sanità territoriale, quello tra domanda e offerta di assistenza sanitaria pubblica. Il rapporto ha segnalato il divario nella quantità e qualità dei servizi forniti dalle singole regioni, nonché il mancato rispetto uniforme, sul territorio, dei livelli essenziali di assistenza. In secondo luogo, il rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio ha segnalato l’«insufficiente potenziamento dei servizi territoriali», proponendo di colmare i divari di capacità di programmazione, gestione e organizzazione, esistenti tra le regioni. In terzo luogo, il rapporto ha lamentato il disinvestimento compiuto nei decenni precedenti in materia di sanità, con conseguente contrazione del personale e spostamento della domanda verso il settore privato. La pandemia ha acuito, quindi, difficoltà esistenti e già segnalate. Inoltre, una volta terminato il periodo eccezionale della pandemia, nel quale lo Stato ha il potere esclusivo di dettar norme, si riproporrà il problema della concorrenza tra Stato e regioni in materia sanitaria. Questi sono compiti da affrontare subito, anche se i risultati saranno visti tra qualche anno. E da affrontare nell’ottica giusta, che è quella di partire dalla domanda di assistenza sanitaria, non dal numero di medici da sistemare. Gli americani dicono «put customer first», parti dalle esigenze degli utenti. Le amministrazioni, infatti, non esistono per dare un posto ai dipendenti, ma per erogare un servizio ai cittadini”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Il neo segretario dem, Enrico Letta e la nostalgia del Mattarellum. Stefano Folli su Repubblica parla delle prospettive elettorali del Pd. “Letta – scrive - deve ancora spiegare dove vuole andare e con quali compagni di viaggio. Nel discorso di domenica qualcosa ha detto, ma non abbastanza. Parlare un po’ a sorpresa di Ius soli o di voto ai sedicenni significa rivolgere lo sguardo verso sinistra, con la volontà di recuperare consensi e simpatie, ma poi la questione di fondo resta il rapporto con i Cinque Stelle. E qui c’è ancora tanto da capire. L’unità d’azione dell’era Zingaretti sembra sfumare in un rapporto più pragmatico, ma il dilemma è evidente: Letta vuole un confronto competitivo con i ‘grillo-contiani’ — sul genere ‘vinca il migliore’ — o alla fine preferirà stipulare una serie di intese pre-elettorali, così da presentarsi davanti agli elettori come coalizione? E quanto pesa la nostalgia dell’Ulivo, peraltro non riproponibile? Il neo segretario ha confidato al parigino Le Monde la sua priorità: sottrarre il Pd al destino fatale dei socialisti francesi, dove «l’ala destra se n’è andata con Macron e l’ala sinistra con Mélenchon». Tuttavia i rischi che il Pd non sopravviva ai tempi nuovi sono tutt’altro che superati. I Cinque Stelle, con i loro limiti e la modestia dei dirigenti, sono un concorrente temibile, forse oggi più di ieri. Ne deriva che Letta non può consegnarsi a un patto che certifichi una forma di subordinazione del Pd rispetto a qualsiasi partner. Non a caso il neo segretario ha insistito che la leadership dell’alleanza non può essere ceduta. Ottimo proposito, ma allora c’è parecchia strada da fare prima di definire la riforma elettorale. Al momento, il Pd non sembra in grado di esercitare un primato: non nel campo del centrosinistra e tantomeno nel paese, dove la destra resta in vantaggio. E quale riforma, poi? Romano Prodi, maestro di Letta, ha scritto sul Messaggero che bisogna accantonare l’idea di “mediare a ogni costo’. A suo avviso gli obiettivi della fase attuale ‘possono essere raggiunti solo attraverso un sistema maggioritario’. E infatti il segretario, come ha detto lui stesso, pensa al Mattarellum. Che fu certo un eccellente modello elettorale, ma in un’Italia diversa da quella di oggi”.
 
Antonella Viola, La Stampa
“Quando si usano i vaccini, la precauzione e la chiarezza sono un d’obbligo”. Così Antonella Violla sulla Stampa a proposito dello stop ad AstraZeneca in alcuni Paesi tra cui l’Italia. “E questo – spiega l’immunologa - non perché rispetto agli altri farmaci essi siano pericolosi, anzi. Il profilo di sicurezza dei vaccini che utilizziamo è altissimo, grazie a molti anni di ricerca e a procedure di autorizzazione severe. Ma la vaccinazione è un intervento di salute pubblica che si attua nelle persone sane, a scopo preventivo e non curativo, e che viene vissuto dalla popolazione in maniera diversa rispetto a una chemioterapia o anestesia. Per questo motivo, quando sorge un dubbio, anche infondato, sulla sicurezza di un vaccino, bisogna prendere la cosa sul serio. Non basta delegittimare i no-vax o ripetere ‘il vaccino è sicuro’ come slogan a cui i cittadini sono chiamati a credere con un atto di fede nella scienza o nella politica. Questo può funzionare quando non ci sono dubbi, in fase preventiva, proprio come una vaccinazione. Ma quando la malattia è esplosa, quando il dubbio agita le coscienze, bisogna usare strumenti diversi, bisogna curare. Ecco perché, quando i primi Paesi europei hanno deciso di sospendere il vaccino di AstraZeneca in via precauzionale, ho ritenuto che quella fosse la strada giusta anche per noi. Se infatti la statistica proveniente dal Regno Unito ci dice che il vaccino è sicuro, quando però si verificano eventi gravi potenzialmente riconducibili alla vaccinazione, per tutelare la salute dei cittadini e per non perdere la loro fiducia, è bene fermarsi, fare tutte le verifiche del caso, per poi eventualmente riprendere la campagna con maggiore forza. Personalmente, ritengo che quando si parla di salute pubblica la prudenza sia la nostra migliore alleata. E’ bene però rassicurare chi nei giorni scorsi ha ricevuto la vaccinazione: la sospensione non dimostra che il vaccino è pericoloso ma va nella direzione della cautela. Non solo non ci sono al momento dati a sostegno di una associazione causale tra vaccinazione e trombosi, ma gli eventi che hanno portato alla sospensione sono comunque molto rari”.
 
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