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Altro parere

Meno chiacchiere pi¨ fatti. Il nuovo stile di Draghi

Redazione InPi¨ 02/03/2021

Altro parere Altro parere Franco Bechis, Il Tempo
Meno chiacchiere più fatti: è il nuovo stile di governo imposto da Mario Draghi, come sottolinea Franco Bechis sul Tempo. Il presidente del Consiglio non ha pronunciato una parola. Non ha fatto un proclama, né fatto trapelare prima nemmeno la più pallida indiscrezione. Però in pochi giorni Mario Draghi ha rivoluzionato la struttura di comando con cui l’Italia stava naufragando nella sua battaglia più importante, quella delle vaccinazioni. Ieri in pochi minuti e con un comunicato stringato di formale e freddo ringraziamento per il lavoro fatto, il premier ha dato il benservito a Domenico Arcuri e nominato nuovo commissario straordinario all’emergenza il generale Francesco Paolo Figliuolo. Senza mai dire nulla dunque il premier ha cancellato in tre mosse un anno di errori nella lotta alla pandemia e tutta la tigna del suo predecessore, Giuseppe Conte, nell’insistere sugli sbagli e sugli uomini che sbagliavano rivendendo con slogan ogni caduta in un improbabile ma celebratissimo successo. Coordinamento della lotta alla pandemia a un uomo del fare come Franco Gabrielli, passato dalla guida della Polizia a palazzo Chigi come sottosegretario braccio operativo del premier. Ritorno alla guida della Protezione civile di Fabrizio Curcio, altro manager dell’emergenza abituato a operare più che a chiacchierare come il predecessore Angelo Borrelli (brav’uomo, intendiamoci, ma non adatto al ruolo). Una svolta radicale, che fa capire come le attese di un passo diverso del nuovo premier fossero più che giustificate, e Draghi procede con ben altro ritmo del predecessore. Davvero seppellito lo stile Rocco Casalino dove la sola cosa che contava del governo era presentare in modo roboante l’aria fritta senza mai ottenere un solo risultato, perché ora si bada solo alla sostanza senza nemmeno preoccuparsi di come la si comunica.
 
Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Marco Travaglio, sul Fatto Quotidiano, critica l’avvicendamento di Arcuri con il generale Figliuolo. Il generalissimo – scrive Travaglio – si occuperà di vaccini e di tutti gli altri acquisti anti-Covid al posto di Arcuri (troppo efficiente e soprattutto sprovvisto di uniformi, stivaloni, mostrine e codici Nato). Il poliziottissimo (Franco Gabrielli) controllerà i servizi segreti dopo averli guidati al Sisde e all’Aisi, con la stessa logica che fa dell’avvocato di B. il sottosegretario alla Giustizia. Naturalmente il dittatore era Conte, che affidava le forniture a un manager pubblico esperto del ramo e il controllo degli 007 all ’autorità politica. Ora, con la giunta bancario-tecnico-poliziesco-militare, basteranno un presentat ’arm, un fianco destr, un avanti marsch, un “fermo o sparo!” e un paio di missili terra-aria con le colonne sonore di Full Metal Jacket e007-Dalla Russia con Sputnik per far piovere una marea di vaccini e piegare alla resa i cattivoni di Big Pharma. L’esultanza delle destre – Lega, FI, Iv e financo FdI – è sacrosanta: erano loro, con giornali e talk al seguito, a chiedere la testa di Arcuri, pur non sospettando di essere scavalcati a destra con l’avvento di un militare. Troppa grazia. Resta da capire che ci stiano a fare lì M5S, Pd e LeU, che avevano chiesto la conferma di Arcuri per l’ottima partenza delle vaccinazioni (fino al taglio delle dosi) e ieri hanno appreso dai tg che era saltato. Come già sui ministeri-chiave e sul cambio della guardia alla Protezione civile, noto a Lega e FI ma non a loro, relegati al ruolo di spettatori e donatori di sangue. Per l’angolo del buonumore, ci sovviene il monito di Mattarella: “Non si cambiano i generali in piena guerra”, intesi come Conte, Speranza, Gualtieri, Arcuri, Borrelli &C. Non n’è rimasto neppure uno, a parte Speranza, che apprende dalle agenzie la decimazione dei suoi bracci operativi.
 
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