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Le regole rispettate

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 19/02/2021

Le regole rispettate Le regole rispettate Sabino Cassese, “Corriere della Sera”
Sul “Corriere della Sera” Sabino Cassese spiega come sia improprio affermare che il governo Draghi rappresenti un fallimento della politica e che la democrazia sia stata commissariata. Le regole costituzionali, infatti, sostiene il giurista, sono state rispettate. La Costituzione – osserva Cassese – non stabilisce che, per far parte del governo, occorre possedere il requisito di parlamentare; basta la cittadinanza italiana. Richiede solo che il governo, una volta nominato, ottenga il consenso del Parlamento con la «fiducia». Richiede inoltre che la sua successiva azione normativa passi all’approvazione parlamentare e che la sua attività amministrativa si svolga sotto il controllo del Parlamento, che ha un suo «occhio», la Corte dei conti. Con il governo Draghi, le forze politiche non sono uscite di scena, hanno affidato a un gruppo misto di loro appartenenti e di membri della società civile (i "tecnici") il compito esecutivo. Il Parlamento rimane padrone della vita e della morte del governo e delle sue iniziative legislative. Queste sono le caratteristiche di una forma di governo parlamentare, quella adottata nel 1948, nella quale il popolo sceglie i membri del corpo rappresentativo, e questo, a sua volta, dà il suo consenso al governo. Queste stesse caratteristiche hanno avuto i due governi di questa legislatura, iniziata nel 2018. Essi erano presieduti da una persona non scelta tra i parlamentari, e quindi non eletta, e anche essi avevano circa un terzo di «tecnici». Dunque, la democrazia non è in pericolo e il governo non è commissariato. Ciò che è peculiare dell’esperimento avviato ieri è la larghissima ed eterogenea maggioranza che sostiene il governo, una maggioranza che ha più precedenti nella storia repubblicana. Il successo del governo Draghi, dunque, dipenderà ora dal metodo e stile del governare, e dalla scelta delle politiche. Sarà questa la prova dei fatti.
 
Walter Veltroni, “Corriere della Sera”
Sempre sul “Corriere della Sera”, Walter Veltroni riflette sulla natura “tecnica” del governo Draghi e osserva, anche alla luce dei precedenti storici, che in nessuna delle grandi democrazie occidentali quali Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, si è mai conosciuta l’esperienza di un governo "tecnico" generato dalla incapacità o impossibilità delle forze politiche di garantire una maggioranza in grado di governare. La storia nazionale – prosegue Veltroni –  è segnata dalla fragilità di un sistema politico che è stato capace di generare instabilità permanente. I governi sono durati sempre un anno o giù di lì. Per di più, fino al 1992, senza nessuna esperienza di alternanza politica. Democrazia bloccata e instabile. Sarà drammatico, dunque, specie dopo questa crisi spaventosa, se l’Italia non si darà un assetto istituzionale certo, se non consoliderà un sistema elettorale e dei conseguenti meccanismi a tutela della stabilità vitale per economia e lavoro, se non sceglierà regole che restituiscano ai cittadini e non alle segreterie la scelta dei programmi e delle persone che devono guidare la nazione. L’Italia deve diventare una democrazia dell’alternanza, con governi che durino una legislatura, che vengano giudicati per il loro operato. E che nascano su programmi. Per questo il ricorso a una legge puramente proporzionale apparirebbe singolare. Senza alternanza e con partiti degni di questo nome il sistema proporzionale non ha funzionato, in termini di stabilità, neanche nella prima fase della Prima Repubblica. Figurarsi oggi che i partiti sono fragili, scissi ogni giorno in mille molecole, attraversati da personalismi ed esposti a molti condizionamenti. Ci vorrebbe una legge elettorale che non aiuti frammentazioni e correntismi e restituisca ai cittadini la scelta del governo, per dare più potere di decisione all’esecutivo e più cogente capacità di controllo al Parlamento.
 
Marcello Sorgi “La Stampa”
All’indomani della seconda larghissima fiducia alla Camera, commenta Marcello Sorgi sulla “Stampa”, il governo Draghi è pronto ad affrontare a passo di carica le tre emergenze, sull’onda delle quali l’esecutivo è nato: il piano di vaccinazioni; i licenziamenti, annunciati per fine marzo; i piani per l’utilizzo del Recovery Fund. Ma accanto a queste urgenze, Draghi ha intenzione di realizzare in tempi brevissimi altre tre indispensabili riforme: il fisco, la burocrazia e la giustizia: ma non solo quella penale per cui ieri una parte della Camera ha applaudito il premier e che tuttavia rischia di provocare divisioni nella maggioranza. Piuttosto, quella civile, la cui lentezza inspiegabile è legata solo alle vecchie abitudini dei magistrati civili, che rappresentano la maggior parte dei giudici togati e magari si portano a casa le carte per lavorarci. Senza spiegare perché, se ci lavorano tanto, i procedimenti civili durano più di quelli penali, e un imprenditore straniero che abbia voglia di venire a lavorare in Italia trova in questa incognita un ostacolo che lo trattiene. Quanto alle novità di giornata che annunciano la metamorfosi, cominciata prima di qualsiasi previsione, dei partiti politici presenti in Parlamento, sono due. La prima è l’espulsione dal Movimento 5 Stelle dei 15 senatori che non hanno votato la fiducia (e forse degli 8 assenti, se non saranno in grado di giustificarsi), che apre ufficialmente la scissione. La seconda è quella della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Parlando ieri a Montecitorio, ha detto addio all’opposizione urlata che aveva condotto fin qui contro Conte e ha inaugurato, a partire da un chiaro “no” al governo, un difficile ma articolato confronto con Draghi. Il tono e la sostanza dell’unica leader rimasta avversaria del governo sono cambiati. La novità esiste. Anche in questo caso, vedremo con quali esiti.
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