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La lampada del diavolo

Patrick McGrath, La Nave di Teseo, 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 12/06/2021

La lampada del diavolo La lampada del diavolo Tra i numerosi romanzi di Patrick Mc Grath, pubblicati in italiano parecchi anni fa, questo, appena uscito per La Nave di Teseo, dal titolo italiano La lampada del diavolo, mi è apparso più profondo, più maturo, più intrigante. La voce narrante  è un anziano poeta inglese, Francis McNulty, giunto ai suoi ultimi mesi di vita: il titolo originale del libro, tradotto da tradotto da Carlo Prosperi, è “Last Days in Cleaver Street”: in quella strada vi è una vecchia casa di famiglia, in  un quartiere a nord di Londra,  dove si svolge  nel 1975 la vicenda che lo scrittore racconta con un ritmo che alterna la voce del narratore, preda di incubi e di misteriose visioni che lo riportano al passato, e altri personaggi che lo circondano: la unica figlia Gillian, prossima alle nozze con un influente membro del parlamento britannico, sir Percy Gauss; la vecchia Finty,  la sorella che vive da decenni altrove, ma che ha deciso di raggiungere la casa paterna per soccorrere lo stralunato Francis, un gatto onnipresente che talvolta fugge, e poi  ritorna;  e ancora un giovane giornalista del Manchester Guardian, Hugh Supple,  interessato ai racconti inediti  sulla guerra di Spagna che ha visto il poeta partecipare come volontario nelle Brigate Internazionali,  dove era stato  protagonista di una terribile avventura di cui ancora porta vistosamente i segni la sua psiche devastata. Testimone di quei fatti atroci è la devota Dolores, una donna oramai adulta che fu la bambina salvata da un bombardamento miracolosamente e cresciuta con amore nella famiglia McNulty. Non è opportuno svelare la trama del romanzo, che contiene una parte storica, una noir, una sentimentale, una fantasy, tutto sapientemente amalgamato dalla grande capacità narrativa con cui l’autore distilla le varie componenti del libro. Molto efficaci i dialoghi, che mettono a nudo la vera essenza della relazione tra i vari attori: padre e figlia, padre e futuro genero, fratello e sorella, ma soprattutto, ed è la parte migliore della storia, quello fra il narratore ed il suo passato, con cui non ha mai fatto i conti fin nelle pieghe più riposte della sua psiche: siamo nelle giornate immediatamente precedenti la morte di Francisco Franco, in procinto di passare il potere al giovane Juan Carlos di Borbone. Il vecchio dittatore torturato da dolorose malattie sembra non mollare, e continua a resistere in vita. Si manifesta nella stanza di Francis a Londra, che tra il sonno e la veglia è sicuro di aver visto il Caudillo vivo, in una forma quasi diabolica, evanescente e realistica. L’unica sua complice è Dolores, che parla solo spagnolo, che condivide le visioni oniriche del suo protettore, l’unica a non considerarlo pazzo. C’è un segreto in questa storia, che verrà svelato alla fine. Un bel romanzo, grande maestria letteraria, personaggi costruiti con cura, ricostruzione verosimile e piena di citazioni, a partire da quella quasi scontata di Hemingway. Vecchiaia, malattia, sessualità, omosessualità, relazioni affettive, genitoriali, coniugali, tutto trattato con sensibilità, umanità e intelligenza. Una storia piena di poesia e di memorie europee dissepolte con empatica partecipazione.
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