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Il libro delle case

Andrea Bajani, Feltrinelli 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 28/05/2021

La copertina del libro La copertina del libro Il romanzo di Andrea Bajani "Il libro delle case", Feltrinelli, è tra i 12 finalisti al Premio Strega 2021. Una scrittura dal ritmo incalzante, un'architettura ed una ricerca linguistica originale sanno catturare l'attenzione del lettore. In esergo una citazione di Milan Kundera, recentemente poco citato nelle cronache letterarie, che a proposito  di case afferma che "La vera casa non è una gabbia con l'uccellino o un armadio per la biancheria, ma la presenza della persona che si ama". Partendo da questa affermazione nel corso del libro lo scrittore, muovendosi dal 1976 per arrivare ad oggi, ripercorre tutta la storia dell'io narrante inquadrandola nelle diverse case che nel tempo ha abitato. Manca una correlazione sincronica nella narrazione, si passa da un luogo all'altro, da un tempo ad un altro, da una casa all'altra, in ognuna delle quali si è svolta una relazione, una storia, una presenza, un distacco che hanno scandito la vita del protagonista.
 
La prima è "La casa del sottosuolo", nella periferia romana, che è sotto il livello della strada, vi si respira un odore di cantina, un sentore di umidità. Le luci sono sempre accese, il bambino Io gattona per la casa, calpestando le ombre, guardando Nonna, uscendo nel piccolo cortile dove vive serena Tartaruga, il primo essere vivente con cui Io si confronta. Nella casa del sottosuolo vivono Padre, Madre, Sorella, Nonna e l'Io narrante. La prima nota di originalità che colpisce nel libro di Bajani è che i personaggi non hanno nomi propri, ma solo quelli rappresentati dalla loro funzione nel mondo reale ma anche favoloso che lo scrittore rappresenta. Ci saranno moltissime altre case raccontate, a seconda dell'età e della vicende biografiche del narratore: Case di Famiglia, Casa sotto la montagna, Casa del sesso, Casa delle parole, Casa di Parenti, Casa di Prigioniero, Casa Signorile di Famiglia.
 
La malattia di Moglie, il sesso, l'adulterio, l'amore per i figli, Bambina, la lontananza dalla mentalità di parenti ostili, la separazione dolorosa, la presenza incessante di Poeta, la sua morte drammatica all'Idroscalo, l'orrore del suo cadavere straziato dal copertone della macchina che lo ha schiacciato, la presenza sempre affettuosa di Nonna. La descrizione precisa delle case, la loro mancanza di luce, gli odori, la forma, i materiali, la collocazione nello spazio, la visuale del paesaggio intorno, la pubblicazione delle pagine del catasto che ne ricorda piante, numero di protocollo, particella, mostrano una attenzione quasi entomologica al tema centrale del libro, la casa appunto.
 
Andando avanti e indietro nel tempo e nelle varie fasi della vita, lo scrittore ci racconta molto della esistenza difficile, dolorosa, irrisolta, poco felice del protagonista Io, collocata in spazi precisi, quelli delle case visitate, abbandonate, ricordate, detestate, rimpiante. Una porta bianca, posta nella Casa del Tumore, è il pretesto per attribuirle un significato metaforico, considerarla un passaggio verso quello che c'è dopo, la morte. In questo continuo rimando tra i dati di realtà, anche prosaica, e le considerazioni filosofiche sul valore dell'esistenza, sta il fascino di questo romanzo atipico, originale, poetico. L'originalità dello stile e del linguaggio lo pongono tra i favoriti ad un Premio che nel suo caso sarebbe meritatissimo. La notizia che il libro è tra i 5 finalisti del Premio Campiello è appena arrivata.
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