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Voglia di libri

Mario Andreose, La Nave di Teseo 2020

Ex libris - Elisabetta Bolondi 12/02/2021

La copertina del libro La copertina del libro Mario Andreose ha appena pubblicato "Voglia di libri" per La Nave di Teseo, l'ultima casa editrice che viene raccontata, descritta dopo tutte le altre con cui questo intellettuale intriso di letteratura, editoria, libri, autori, pubblicazioni, viaggi, trasferimenti, cambi di mestiere, ha attraversato buona parte del secondo Novecento, per arrivare fino ad oggi, in piena pandemia. "La voglia di libri non è venuta meno con la pandemia, anzi. C'erano dei bravi librai di quartiere che, pur con le saracinesche abbassate, rifornivano, porta a porta, i clienti abituali rinchiusi a casa. Le società di vendita per corrispondenza hanno visto i libri balzare tra gli articoli più richiesti, sia in forma stampata sia in forma elettronica". Affermazioni rasserenanti, confortate anche dalle notizie positive sulle vendite dei libri nell'ultimo anno, con le quali si apre il libro, pieno di aneddoti, racconti, descrizioni del mondo degli editori, delle grandi case editrici che hanno permesso agli italiani, dopo la Seconda guerra mondiale, di poter finalmente leggere in traduzione i grandi capolavori che il fascismo aveva censurato, mentre gli autori italiani potevano finalmente esprimersi con la libertà che compete agli artisti.
 
Attraverso le vicende personali di Andreose, giunto a Milano in cerca di lavoro, lo vediamo giovanissimo correttore di bozze presso Alberto Mondadori, che aveva lasciato la grande Casa editrice di famiglia per fondare "Il Saggiatore": lì il primo incontro importante, quello con Giacomo Debenedetti, comunista, voce profonda, doppiopetto grigio chiaro, e un libro, "16 ottobre 1943", un "Capolavoro della letteratura della memoria". Difficile seguire i lunghi percorsi professionali di Andreose, che incontra Valentino Bompiani, George Manina dei Fratelli Fabbri, Livio Garzanti e infine approda a La Nave di Teseo, l'avventura editoriale voluta da Umberto Eco con Elisabetta Sgarbi. Quello che più colpisce in questo libro sono i ritratti di tanti scrittori che sono parte della nostra vita di lettori, e che qui vengono visti da vicino, con la lente dell'amicizia e della collaborazione che li lega all'autore.
 
C'è Alberto Moravia, l'autore giovanissimo degli Indifferenti, che stenterà poi a scrivere il secondo romanzo, "Le ambizioni sbagliate", e solo dagli anni Cinquanta in poi avrà il successo che merita. C'è la storia breve di Pier Vittorio Tondelli, in un capitolo che lo vede a Rimini, nel 1985, a presentare il romanzo omonimo nel Grand Hotel di felliniana memoria. Evento straordinario, per il gran numero di partecipanti, che conferirà al giovane autore un successo editoriale dirompente. Un capitolo è dedicato a Saul Bellow, grandissimo autore americano, uno dei grandi che Andreose racconta come il successo di Joseph Heller, l'autore di "Comma 22", altro romanzo di iniziazione di noi lettori degli anni Sessanta.
 
Ricchissime anche le pagine dedicate ad altri due mostri americani, John Steinbeck e Woody Allen, che pubblica con Bompiani i suoi scritti curati e tradotti da Umberto Eco: "Saperla lunga" è una raccolta che lo stesso Eco aveva desunto da articoli pubblicati sul New-Yorker e Playboy, che ebbe un buon successo in seguito alla fama conquistata da Allen dopo la versione italiana del film "Provaci ancora, Sam". Il successo americano de "Il nome della rosa", primo in classifica come era successo solo per Il Gattopardo, quello dei libri pubblicati con Garzanti, capolavori come "Il pasticciaccio" di Gadda, i libri di Pasolini, Volponi, Parise, Magris, Calvino e anche di americani di successo come Truman Capote. Insomma il libro di Mario Andreose per gli amanti dei libri, della letteratura, della industria editoriale, della critica letteraria, della saggistica, della lettura intesa come sguardo aperto sul mondo e sulla storia dei nostri tempi è una miniera senza fondo, un repertorio vastissimo, è una gioia per la scoperta di personaggi cari che avevamo letto ma di cui non conoscevamo gli aspetti più privati, meno raccontati.
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