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Giovanni Bachelet: “Questa riforma è inaccettabile tanto nel metodo quanto nel merito”

Federico Capurso, La Stampa, 21 dicembre 2025

Redazione InPiù 21/12/2025

Giovanni Bachelet: “Questa riforma è inaccettabile tanto nel metodo quanto nel merito” Giovanni Bachelet: “Questa riforma è inaccettabile tanto nel metodo quanto nel merito” La riforma della magistratura «è inaccettabile nel metodo e sbagliata nel merito», sostiene Giovanni Bachelet, fisico ed ex deputato Pd (intervistato da Federico Capurso sulla Stampa del 21 dicembre), che ha accettato di presiedere il comitato “Società civile per il No al refe- rendum costituzionale sulla giustizia” presentato ieri a Roma e che vede tra i promotori anche Rosy Bindi, Maurizio Landini, Emiliano Manfredonia, Gianfranco Pagliarulo, Giorgio Parisi e Benedetta Tobagi. Con il lavoro del comitato, dice quindi Bachelet, «spiegheremo che questa riforma non ha niente a che fare con l’efficienza della giustizia. Il suo unico intento è indebolire la magistratura». Cosa le fa pensare sia questo l’obiettivo del governo? «È Giorgia Meloni ad aver detto che rappresenta una “risposta all’invadenza della magistratura”. In effetti, somiglia a una gratuita punizione, nata dalla volontà di colpire quella parte della magistratura che viene avvertita come indomabile dal potere politico». Il clima politico non aiuta. «Questa insofferenza per la magistratura indipendente c’è da noi come nell’Ungheria di Orban, nell’America di Trump o in Israele. Un fatto globale, una tendenza di molti governi autoritari». In che modo la separazione delle carriere punirebbe i giudici? «Il problema è il disegno che porta a spacchettare il Consiglio superiore della magistratura in 3 diversi organismi: un Csm per la magistratura inquirente, uno per quella giudicante e un’Alta corte. È questo spezzatino in tre a togliere indipendenza al potere giudiziario. Spesso mi chiedo che cosa penserebbe oggi mio padre Vittorio, ma questa demolizione del Csm non gli piacerebbe di certo». Il centrodestra sostiene che l’indipendenza della magistratura resta garantita dalla Costituzione. Non è così? «Uno dei nostri padri costituenti, Meuccio Ruini, spiegava che attribuendo al Csm i poteri di nomina, trasferimento, promozione e autodisciplina dei magistrati si fissa, come con quattro chiodi, l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, preservandolo da qualunque ingerenza. Con la riforma, però, tre di quei quattro chiodi vengono lasciati ai due nuovi Csm, mentre l’autodisciplina viene trasferita a un’Alta Corte». 
 
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