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Augusto Barbera: «Separazione delle carriere, ecco perché sono a favore. Tanti nel Pd sono d'accordo, ma non si espongono»

Marco Ascione, Corriere della Sera, 27 novembre 2025

Redazione InPiù 29/11/2025

Augusto Barbera: «Separazione delle carriere, ecco perché sono a favore. Tanti nel Pd sono d'accordo, ma non si espongono» Augusto Barbera: «Separazione delle carriere, ecco perché sono a favore. Tanti nel Pd sono d'accordo, ma non si espongono» «Al referendum voterò sì». Ma non teme che le dicano che lei, con la sua storia, sta facendo il gioco della destra? «Qualcuno sicuramente lo pensa, finora nessuno me lo ha detto. È vero invece che dal Pd ho ricevuto diverse chiamate di apprezzamento. Molti in quell’area hanno la mia medesima opinione. Anche se alcuni preferiscono non esporsi. Io comunque rimango coerente con il voto che diedi, da parlamentare comunista, a favore del nuovo processo». Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale, ex parlamentare del Pci e poi del Pds per 5 legislature (intervistato da Marco Ascione sul Corriere della Sera del 27 novembre), nel costruire il suo ragionamento cita Piero Calamandrei, gli scritti dei padri costituenti, Giovanni Falcone e ripercorre i vari passaggi dal processo inquisitorio a quello accusatorio per spiegare perché, secondo lui, la riforma della separazione delle carriere è cosa giusta. Professore, ma ne è sicuro? Già attualmente le maglie sono strettissime ed è quasi irrilevante il numero di chi passa da una funzione all’altra. «Questa è una affermazione insignificante perché non si considera un aspetto fondamentale. E cioè che attualmente giudici e pm sono insieme nel Csm e insieme si giudicano. Per questo è corretto che ci siano due Consigli superiori, uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un’Alta corte disciplinare». Il rischio però, a cascata, non è quello di schiacciare il pm nel ruolo di superpoliziotto ed esporlo alle direttive del governo di turno? «Sono critiche analoghe a quelle che parte dell’Anm mosse a Giovanni Falcone quando promosse la creazione della Procura nazionale antimafia. Aggiungo anche che ci sono sistemi, come quello francese, in cui, pur essendo il pm completamente indipendente, il governo può dare indicazioni sulle linee di contrasto al crimine. Purché siano scritte e non attinenti a indagini in corso». Quindi il rischio di un rapporto più stretto tra esecutivo e pm esiste se poi si dovesse attuare un sistema come quello francese. Magari qualcuno in Parlamento ci sta già pensando. «Ma neppure quello francese prevede un assoggettamento. È l’uso della parola che è sbagliato. Dare direttive generali di politica penale non significherebbe assoggettare il pm: vedi il caso Sarkozy. Inoltre, se stiamo al dettato di questa riforma, è previsto piuttosto un rafforzamento dell’indipendenza del pubblico ministero, considerato anche che viene mantenuta inalterata l’obbligatorietà dell’azione penale». 
 
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