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Guerini: "Si torna al tappeto rosso a Putin. È la premessa per una nuova guerra"

Francesca Schianchi, La Stampa, domenica 23 novembre

Redazione InPiù 23/11/2025

Guerini: Guerini: "Si torna al tappeto rosso a Putin. È la premessa per una nuova guerra" Una pessima pace rischia di mettere solo le premesse per una nuova guerra», esordisce Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa del Pd e oggi presidente del Copasir, intervistato da Francesca Schianchi sulla Stampa di domenica 23 novembre. Una pessima pace è quella pensata dal piano Usa? «Quel piano rischia di riportare le lancette al tappeto rosso srotolato ai piedi di Putin in Alaska». Tutto sbilanciato a favore della Russia. «Così com'è ora, rappresenta la resa dell'Ucraina e la capitolazione del diritto internazionale davanti all'uso arbitrario della forza. Il comunicato arrivato dal G20 dai leader europei va nella direzione giusta: grazie all'America dello sforzo, dicono, ma si tratta di una base che richiede ulteriore lavoro. Pur con un linguaggio diplomatico, significa: serve un cambiamento profondo di molti punti». Quali? «Prima di tutto la questione territoriale. Non è accettabile riconoscere alla Russia non solo i territori illegalmente occupati, ma addirittura quelli mai conquistati grazie all'eroica resistenza ucraina. Oltre al tema della consistenza futura delle forze armate ucraine». Cos'altro? «Dev'esserci una formulazione molto meno vaga delle garanzie di sicurezza: sono un elemento fondamentale per una pace duratura». Oggi ci sarà un incontro di rappresentanti europei con inviati Usa per discutere il piano. Perché solo ora? «Trump pensa che la pace venga da un confronto diretto tra la sua leadership e quella russa. Ma questo non basta: l'Europa ha svolto un compito determinante nel sostegno all'Ucraina, è fondamentale un suo ruolo per far decollare una vera pace, che sia garanzia per Kyiv e per tutta l'architettura di sicurezza europea». Insisto: perché l'Europa non è stata coinvolta prima? Solo colpa di Trump o c'è anche una debolezza europea? «Sento spesso una lettura critica della Ue su questa vicenda. Non condivido: l'Europa è stata dove doveva stare, a fianco dell'Ucraina, facendo scelte difficili e necessarie. Se l'Ucraina ha resistito agli attacchi sanguinari dei russi, è grazie all'eroismo del suo popolo e del suo esercito, ma anche grazie al nostro sostegno, che oggi va messo sul tavolo delle trattative». Quale ruolo deve avere l'Europa nelle garanzie di sicurezza future per l'Ucraina? «Lo si determinerà nell'accordo. Il piano parla di Ue e Nato, ma come coinvolgere l'una e l'altra va costruito insieme. Non basta richiamare vagamente la formula "articolo 5 della Nato", bisogna capire cosa significa. In questo momento è ancora presto per dirlo». Trump però ha dato a Zelensky un ultimatum di 6 giorni. Se ribadisse la deadline senza accettare modifiche al piano, cosa dovrebbe fare Zelensky? Scegliere la dignità o l'appoggio degli Usa, come si è interrogato? «Sta per iniziare un negoziato, e la buona volontà ucraina è dimostrata dal fatto che Zelensky ha già indicato un team per le trattative. L'ultimatum non può essere un prendere o lasciare dei 28 punti così come sono». La scelta più difficile per Zelensky arriva nel momento di maggior debolezza, con un'inchiesta di corruzione che ha colpito persone a lui vicine. «Può essere che la tempistica di questo piano abbia un suo significato. Ma Zelensky venerdì ha fatto un discorso drammatico e storico e penso ci sia nella società ucraina un consenso convergente nel chiedere il diritto alla libertà e a un futuro dipace». 
 
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