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Ruffini: “Questa destra non è imbattibile. Io in campo ricordando l'Ulivo”

Fabio Martini, La Stampa, 10 novembre

Redazione InPiù 15/11/2025

Ruffini: “Questa destra non è imbattibile. Io in campo ricordando l'Ulivo” Ruffini: “Questa destra non è imbattibile. Io in campo ricordando l'Ulivo” “Questa destra non è imbattibile. Io in campo ricordando l’Ulivo”. Così Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle entrate intervistato da Fabio Martini per La Stampa di lunedì 10 novembre. Ieri (sabato 15 ndr) si sono riuniti a Roma i Comitati “Più uno” che, dice Ruffini, «si sono costituiti in tutte le Regioni e assieme decideremo come strutturare un Movimento che intende ridare voce a cittadini non rassegnati ad una democrazia a bassa intensità. Con l’obiettivo di scuotere la nostra parte politica, un Campo largo che oramai pratica una vocazione minoritaria: quella che ti fa sentire sempre dalla parte del giusto, ma senza confrontarsi davvero con l’ambizione del governo». Cinquantasei anni, palermitano di nascita, prima a Equitalia e poi alle Entrate Ruffini ha dato impulso alla strategica digitalizzazione dei servizi e al recupero dell’evasione, quasi 240 miliardi in 10anni, è stato confermato da presidenti del Consiglio di opposto colore – da Conte a Meloni– e da anni gode della privata stima di Sergio Mattarella e di Romano Prodi. Si sta diffondendo la convinzione che il “nuovo” Pd stia accantonando quella cultura di governo che consentì all’Ulivo di vincere due elezioni, le uniche in 30 anni: una lettura esagerata? «Nel 2025 il centro-sinistra al quale eravamo affezionati, non dico abituati, sembra superato da una più recente vocazione: quella di restare minoranza, ritagliandosi il lusso di un confronto con la realtà. Davanti ad una destra – che sembra imbattibile ma non lo è –  ricordiamoci la lezione dei partiti del primo Ulivo, che non si chiusero in se stessi e furono lungimiranti: si aprirono ai Comitati di cittadini, si rivolsero alle persone, rendendole protagoniste». L’Ulivo ha preso corpo dagli eredi di Dc e Pci, partiti diversissimi che provavano sempre a rivolgersi a tutto il Paese: il Pd sembra parlare più alla fazione che alla nazione? «Proprio questa è la tentazione, non solo del Pd, ma di tutta la politica: trasformare il Paese in uno stadio, con gruppi di tifoserie che si rinfacciano di continuo ogni frase e ogni progetto. Ma così si priva il Paese di una classe politica che abbia l’ambizione di parlare a tutti e non solo alla pancia o al proprio elettorato. Ma se parli solo ai “tuoi”, a tutti gli altri chi parla? Le democrazie non funzionato a targhe alterne: l’ambizione della politica dovrebbe essere quella di creare una comunità. Dobbiamo parlare a tutti. Ecco, direi che “tutti” è proprio la parola che si è persa per strada». (L'intervista completa sul sito InPiù)
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