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Shaw: «Le autorità inglesi censurano per paura della guerra civile»

Matteo Lorenzi, La Verità, 10 novembre

Redazione InPiù 15/11/2025

Shaw: «Le autorità inglesi censurano per paura della guerra civile» Shaw: «Le autorità inglesi censurano per paura della guerra civile» «Le autorità inglesi censurano per paura della guerra civile». Lo afferma Joseph Shaw, un filosofo cattolico britannico, presidente della Latin Mass Society, realtà nata per tramandare la liturgia della messa tradizionale (pre Vaticano II) in Inghilterra e Galles, intervistato da Matteo Lorenzi per La Verità del 10 novembre. Dottor Shaw, nel Regno Unito alcune persone sono state arrestate per aver pregato fuori dalle cliniche abortive. Crede che stiate diventando un Paese anticristiano? «Senza dubbio negli ultimi decenni c’è stato un tentativo concertato di escludere le espressioni del cristianesimo dalla sfera pubblica. Un esempio è l’attacco alla vita dei non nati, ma anche il tentativo di soffocare qualsiasi risposta cristiana a tale fenomeno. Questi arresti quasi mai sono legalmente giustificati: in genere le persone vengono rilasciate senza accuse. La polizia va oltre la legge, anche se la stessa legge è già piuttosto draconiana e ingiusta. In realtà, preferiscono evitare che questi temi emergano in un’aula giudiziaria pubblica, e questo è interessante. Ovviamente non si tratta di singoli agenti: la polizia è guidata da varie istituzioni, che forniscono linee guida e altro. Ora siamo nel pieno di un dibattito in Parlamento sull’eutanasia. I sostenitori dicono esplicitamente: “L’opposizione viene tutta dai cristiani, quindi dovrebbe essere ignorata”, come se i cristiani non avessero diritto di parola nel processo democratico. In tutto il Paese c’è la percezione che il cristianesimo sia qualcosa di negativo, da spazzare via. Certo, è solo una parte dell’opinione pubblica, non la maggioranza. Ma è qualcosa che si nota nella classe politica, non universalmente, tra gli attori importanti». In altri casi alcune persone sono state perseguite per dei post sui social network con l’accusa di diffondere odio. Esiste un problema più ampio di libertà di espressione? «È collegato, ma non esattamente la stessa cosa. Anche qui si tratta di politiche della polizia, stabilite da varie istituzioni nazionali spesso non direttamente sotto il controllo del governo. Spesso, anzi, è piuttosto imbarazzante per l’esecutivo. Come per le persone che pregano fuori dalle cliniche abortive, la grande maggioranza di questi individui non viene perseguita perché non ci sono prove sufficienti: la polizia fa loro visita e li scheda nei registri. È successo di recente al comico Graham Linehan e a molti altri. Sembra un enorme spreco di tempo, basato sul presupposto che se qualcuno presenta una denuncia legata a una presunta legislazione sull’odio, la polizia debba indagare. Chiunque può sostenere che qualcuno abbia rivolto un commento razzista, sessista o similari. E senza esaminare le prove per vedere se siano minimamente ragionevoli, la polizia deve interrogare questa persona, magari nel cuore della notte, magari arrestandola davanti ai figli. Ed è assurdo, perché queste stesse forze di polizia, se dici che ti hanno rubato la bicicletta o svaligiato casa, ti rispondono: “Non abbiamo risorse per venire a parlarti. Ecco il numero da dare alla
tua assicurazione per dimostrare che hai denunciato”». Perché per una cosa trovano il tempo e per l’altra no? «Penso che vada oltre una semplice preferenza ideologica e che siano genuinamente spaventati dal fatto che il Paese possa precipitare in qualcosa di brutto. La polizia, qui e forse ovunque, vuole evitare la violenza. E non è sbagliato che abbia questa priorità. Ma se diventa la priorità assoluta, si finisce per fare cose molto strane. Continuano a dire alle persone: “Non vogliamo violenza, quindi disperdetevi. Pensiamo che questa sia una situazione potenzialmente pericolosa, quindi andate via, non esercitate il vostro diritto di protesta. Non esercitate il vostro diritto alla libertà di parola”. Non è del tutto irragionevole, ma al momento sembrano molto preoccupati da quella che descrivono come violenza di estrema destra. La polizia ha raggiunto alcune persone per aver criticato membri eletti del Partito laburista. Una donna è stata interrogata perché su Facebook aveva criticato il suo Consiglio comunale. L’idea è che la polizia debba tenere un coperchio su tutto. Ogni giorno sentiamo di reati commessi da immigrati, recenti o di seconda generazione, o musulmani. C’è stato un grande sforzo per sopprimere queste notizie, ma con i social ora è molto più difficile. Penso siano preoccupati che qualcosa esploda e, non potendo fermare i migranti o gli estremisti musulmani, fermano la reazione della gente comune». (Leggi l'intervista completa sul sito InPiù)
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