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Gideon Sa'ar: “Bene non esserci fermati un anno fa. Diciamo no allo Stato palestinese”

Francesca Paci, La Stampa, 13 settembre

Redazione InPiù 18/10/2025

Gideon Sa'ar: “Bene non esserci fermati un anno fa. Diciamo no allo Stato palestinese” Gideon Sa'ar: “Bene non esserci fermati un anno fa. Diciamo no allo Stato palestinese” Israele ha fatto bene a non fermarsi un anno fa. AL momento non ci sono le condizioni per la nascita di uno stato palestinese. Lo afferma il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar intervistato da Francesca Paci per La Stampa del 13 ottobre, giorno della firma degli accordi di Sharm El Sheik che prevedono come prima condizione il rilascio degli ostaggi. E poi? È ottimista sul resto dei 20 punti? «Siamo ancora in corso d’opera e non sarebbe saggio spingersi troppo avanti. Bisogna che gli ostaggi siano a casa, che venga completato il rilascio dei terroristi dalle carceri israeliane e che entri a pieno regime la consegna degli aiuti umanitari, già iniziata. Allora si potrà mettere mano alla parte successiva, a partire dalla smilitarizzazione di Hamas e dalla distruzione delle sue infrastrutture. Israele è impegnato affinché tutto vada bene: abbiamo sempre preferito la soluzione politica a quella militare ma è la prima volta che vediamo una possibilità realistica». Pare che Hamas, riapparso per le strade di Gaza con 7000 uomini, faccia ora marcia indietro sul disarmo. Israele è pronto a rilanciare la guerra? «Non credo che le minacce siano in questa fase utili né produttive. È chiaro che se Hamas non mantiene gli impegni, non lo faremo neppure noi. Ma, per quanto ci riguarda, stiamo lavorando intensamente con gli Stati Uniti al raggiungimento dei primi obiettivi: il piano è condizionato, anche il ritiro dell’esercito israeliano lo è. Noi facciamo la nostra parte, speriamo i palestinesi facciano la loro». Secondo la stampa americana tutto è cambiato dopo il raid su Doha. Crede che sia stata una mossa vincente? «La decisione di intervenire a Gaza city ha imposto una pressione militare che ha pesato. Al tempo stesso, l’operazione in Qatar ha creato le condizioni affinché Trump mettesse insieme una coalizione di Paesi arabi e musulmani, inclusi Qatar e Turchia, per incalzare Hamas. Credo abbia funzionato la combinazione tra la pressione politica e quella militare». Il ministro della difesa Katz ha scritto su X che quando gli ostaggi saranno a casa l’esercito israeliano distruggerà tutti i tunnel di Hamas: come si fa senza violare la tregua? «Se ci si atterrà al piano il cessate il fuoco reggerà. La seconda fase prevede che i palestinesi distruggano i tunnel nel territorio sotto il loro controllo e noi in quello in cui siamo ancora presenti. Entrambi siamo coinvolti nello smantellamento delle infrastrutture terroristiche. L’esercito non bombarderà i territori da cui si è ritirato». Avete appena trovato le carte con il presunto piano di Yahya Sinwar per il 7 ottobre. Avranno effetto su chi, in molte piazze del mondo, sembra aver sovrapposto a quel massacro le migliaia vittime di Gaza? «Abbiamo materiale audio e ora anche documenti che provano le intenzioni di Sinwar: il7 ottobre 2023 Hamas pianificava un’invasione che, con l’aiuto dell’Iran e dei suoi alleati, avrebbe dovuto trasformarsi in una guerra totale con l’obiettivo di distruggere lo Stato d’Israele. Nonostante gli attacchi combinati dal Libano, dall’Iran e dallo Yemen il conflitto è stato contenuto ma le istruzioni erano chiare, ammazzare i bambini davanti ai genitori e viceversa era finalizzato a terrorizzare gli israeliani in modo tale che sentissero di non poter mai più vivere in sicurezza. Spero che alla fine il mondo capisca che Hamas ha iniziato questa guerra e che è responsabile delle vittime israeliane come di quelle palestinesi: noi abbiamo risposto alla volontà di eliminarci». (Leggi l'intervista completa sul Sito InPiù)
 
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