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Tremonti: finita l'ideologia dem, stiamo assistendo al ritorno degli stati

Federico Novella, La Verità, 13 settembre

Redazione InPiù 18/10/2025

Tremonti: finita l'ideologia dem, stiamo assistendo al ritorno degli stati Tremonti: finita l'ideologia dem, stiamo assistendo al ritorno degli stati Finita l’ideologia dem, stiamo assistendo al ritorno degli stati. Lo afferma Giulio Tremonti, presidente della commissione Esteri della Camera, intervistato da Federico Novella per La Verità del 13 settembre. Professor Tremonti, il percorso di pace a Gaza è ancora lungo. Ma intanto possiamo considerare questo primo accordo come un’evidente vittoria di Donald Trump? «È sicuramente un successo della sua presidenza. In politica interna per lui è ancora tutto da vedere, ma in politica estera ha superato i suoi predecessori». Cosa si aspetta? «Mi aspetto che la tregua in Medio Oriente si estenda anche nelle piazze italiane dopo mesi di proteste e scioperi. Una parte dei manifestanti è stata certamente in buona fede». E Landini? «Lo ricordo come un sindacalista che bene si occupava di lavoro». Donald Trump l’«impresentabile» riesce dove altri presidenti prima di lui hanno fallito. Come se lo spiega? «La strategia di coinvolgere nelle trattative i grandi Stati arabi è risultata vincente. Turchia, Arabia Saudita, Emirati, Egitto, sono i nuovi soggetti in campo. Anzi, si può dire che in questo frangente stiamo assistendo a un fenomeno interessante: il ritorno degli Stati. Aggiungo che la presenza di Giorgia Meloni in Egitto a rappresentare lo Stato italiano è assolutamente positiva». Cosa intende quando parla di «ritorno degli Stati»? «A partire dalle rivoluzioni arabe, mosse sulle onde di Google, si è fatta strada l’ideologia dei democratici americani, da Obama a Hillary Clinton. Questa ideologia, che considero negativa e distruttiva, comportava la riduzione della democrazia a “commodity”, in pratica un prodotto da esportare come un panino di McDonald’s». Con quali conseguenze? «È stato quello il periodo della “distruzione” degli Stati: Libia, Siria, Iraq. Se la presenza degli Stati può produrre guerra o pace, l’assenza degli Stati ha prodotto solo caos. Le posso citare un aneddoto?». Quale? «Nel ’99, durante una visita che organizzai a Londra, Silvio Berlusconi chiese a Margaret Thatcher come mai Bush padre non avesse spodestato Saddam, durante la prima guerra del Golfo. La premier britannica rispose: “George è un gentleman”. Intendeva dire, con linguaggio diplomatico, che gli Stati non si possono spazzare via. Meglio uno Stato canaglia che canaglie senza Stato, come è accaduto a lungo in Medio Oriente». L’accordo su Gaza può segnare una svolta? «L’accordo portato a casa da Trump, come dicevo, può significare il ritorno degli Stati nella politica internazionale. E quindi anche la tanto desiderata soluzione dei “due popoli due Stati” può diventare fattibile». Parliamo del caso Francia. Il presidente Macron ha incaricato nuovamente Sébastien Lecornu, dandogli carta bianca per formare un nuovo governo. Riuscirà l’Eliseo a scongiurare le elezioni anticipate? «In Francia non c’è solo una crisi di governo, ma di tutto un sistema. Per comprenderla, dobbiamo prima allargare lo sguardo a ciò che è accaduto negli ultimi anni in tutto l’Occidente, dove si è verificata una grande mortificazione della politica». «In atto lo svuotamento dei Parlamenti», scriveva lei nel lontano 1989, nel bicentenario della Rivoluzione francese. Ci aveva visto lungo? «Una volta il potere della politica si basava negli Stati, che controllavano i confini e così avevano il monopolio della forza, attraverso le leggi, le tasse e l’esercito. Ma già sul finire del Novecento si poteva intuire che la ricchezza stava uscendo dai confini statali, per entrare nella ‘repubblica internazionale del denaro. E questa tendenza ha gradualmente eroso le basi tradizionali della politica». (Leggi l'intervista completa sul sito InPiù)
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