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Melillo: “Cosche e terrorismo. Quegli intrecci da Sudamerica sulle rotte del narcotraffico”

Lirio Abbate, la Repubblica, 22 maggio 2024

Redazione InPiù 25/05/2024

Melillo: “Cosche e terrorismo. Quegli intrecci da Sudamerica sulle rotte del narcotraffico” Melillo: “Cosche e terrorismo. Quegli intrecci da Sudamerica sulle rotte del narcotraffico” Su Repubblica del 22 maggio Lirio Abbate intervista il procurato nazionale antimafia Giovanni Melillo. Procuratore Melillo, le organizzazioni criminali sono in continua evoluzione e il narcotraffico è il business principale, come si contrasta questa realtà che supera i confini nazionali? «Lavoriamo per aprire ed estendere le strade della cooperazione internazionale. Dobbiamo proiettare sistematicamente le nostre indagini all’estero, condividere progetti investigativi ambiziosi e moltiplicare le squadre comuni, soprattutto per ricostruire i flussi finanziari a monte e a valle dei traffici. C’è bisogno di sviluppare le nostre conoscenze delle organizzazioni criminali che governano il narcotraffico e di cogliere i loro legami con i fenomeni di corruzione e di finanziamento del terrorismo su scala globale. Serve un deciso cambio di passo, strategie di lungo respiro, abbandonando le asfittiche logiche di indagini finalizzate solo ai sequestri di carichi di droga, che per i narcos sono un costo già preventivato e talvolta persino sotterraneamente negoziato». L’incontro di studio e coordinamento sul narcotraffico in onore di Falcone che avete voluto a Palermo punta a rafforzare la cooperazione internazionale ? «Nelle indagini sui fenomeni criminali transnazionali si pone ogni giorno l’esigenza di scambiare esperienze e conoscenze con i magistrati di altri Stati e di lavorare in modo coordinato con loro. Gli incontri di studio e di coordinamento di Palermo servono a questo, ma anche a ricordare che per i magistrati il modo migliore per ricordare e onorare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è approfondire la conoscenza dei fenomeni criminali più complessi». Quali sono le vie dei grandi traffici di droga che arrivano nel nostro Paese? «Le rotte fondamentali, per la cocaina, partono da Brasile, Paraguay e Ecuador, dove infrastrutture portuali sono nelle mani dei narcos, per giungere nei porti del Nord Europa e del Mediterraneo. Ma importante è anche la rotta che dal Golfo di Guinea risale verso l’Europa, attraverso l’Africa Occidentale e il Sahel dove finanzia l’espansione delle reti jihadiste e i processi di destabilizzazione politica e sociale di quelle regioni». Il presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa Azin, in visita la scorsa settimana in Italia, è venuto a incontrarla alla Procura nazionale. Cosa lega il nostro Paese all’Ecuador? «La visita dimostra quanto sia alto l’allarme nei Paesi che rischiano di essere travolti dalla violenza e dalla potenza corruttiva dei narcos. Non dimentichiamo che uno dei candidati alle elezioni presidenziali, il coraggioso giornalista Fernando Villavicencio, è stato assassinato in Ecuador dai narcos. Così come il magistrato Cesar Suarez e il paraguaiano Marcelo Pecci, ucciso due anni fa in Colombia: li ricorderemo a Palermo». 
 
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