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L'addio di Luciano Benetton: «Sono stato tradito»

Daniele Manca, Corriere della Sera, 25 maggio 2024

Redazione InPiù 25/05/2024

L'addio di Luciano Benetton: «Sono stato tradito» L'addio di Luciano Benetton: «Sono stato tradito» La voce di Luciano Benetton (intervistato da Daniele Manca sul Corriere della Sera del 25 maggio) è ferma. Ha sempre avuto uno sguardo positivo. Negli Anni Sessanta, ormai dimenticati, in quelle zone agricole del Veneto, diciamocelo «depresse», la voglia di portare lavoro buono fu alla base dello sviluppo della sua azienda. Persino il sopportare la tragedia del Ponte Morandi sebbene il «signor Luciano» come lo hanno sempre chiamato nel gruppo, avesse da tempo lasciato (dal 2012) qualsiasi attività in azienda per dedicarsi ai suoi progetti personali come «Imago Mundi» che ha riunito quasi 30 mila artisti, l’aveva vissuta con la «responsabilità» di chi sa di esserlo sia per quello che fai, sia per quello che non fai. Ma in queste settimane nelle sue parole prevale di nuovo l’amarezza, quella di un uomo classe 1935. Amarezza profonda. Si appresta a lasciare nei giorni del suo compleanno quella Benetton che aveva creato. Dalla quale tutto era nato. I 5 mila negozi nel mondo, gli imprenditori che con lui avevano aperto luoghi di identità non solo scaffali ricolmi di maglioni colorati. Sessant’anni dopo, in quel Veneto dove non era stato facile creare posti di lavoro più confortevoli delle case, con l’aria condizionata, facendo il contrario di quello che accadeva nelle fabbriche accanto, si consumerà un addio. Definitivo stavolta. Andiamo con ordine. Cosa sta succedendo perché questo addio a Benetton? È la sua azienda… «In sintesi, mi sono fidato e ho sbagliato. Sono stato tradito nel vero senso della parola. Qualche mese fa ho capito che c’era qualche cosa che non andava. Che la fotografia del gruppo che ci ripetevano nei consigli di amministrazione i vertici manageriali non era reale». Sono accuse pesanti…«Per fortuna avevamo deciso di ritirare da tempo dalla Borsa la Benetton. E quindi i rischi imprenditoriali erano e sono tutti in capo alla famiglia. Ma ancora una volta per la mia storia, per quello che significa la società, per i dipendenti, le famiglie, i tanti che entrano fiduciosi nei negozi dalla Moldavia a Parigi da Nuova Delhi a Los Angeles, prima di lasciare il gruppo intendo spiegare con la trasparenza che mi caratterizza cosa è successo senza per questo sottrarmi alle mie responsabilità».
 
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