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Olena Zelenska: «L'invasione di Putin in Ucraina è radioattiva»

Marta Serafini, Corriere della Sera, 18 gennaio 2024

Redazione InPiù 20/01/2024

Olena Zelenska: «L'invasione di Putin in Ucraina è radioattiva» Olena Zelenska: «L'invasione di Putin in Ucraina è radioattiva» Mentre il marito è di ritorno da Davos dove ha incontrato miliardari, leader, e diplomatici, Olena Zelenska, la first lady ucraina, la first lady di guerra (intervistata da Marta Serafini sul Corriere della Sera del 18 gennaio), continua il lavoro a Kiev, nel mirino dei missili di una super potenza nucleare. Agenda fitta, impegni filantropici, spesso accanto al presidente nelle visite di Stato, si è ritagliata un compito ben preciso: essere il volto umano della Bankova . E in questi due anni, tra interviste – la prima su Vogue, discussa perché considerata dai detrattori troppo glamour – impegni pubblici, commemorazioni, non si è risparmiata e ha migliorato le sue capacità comunicative. Calma, pacata, sobria, non troppo giovane e nemmeno troppo agé, Olena potrebbe un giorno trovarsi sul prato della Casa Bianca a stringere la mano a Melania Trump, donna molto diversa da lei. Ma soprattutto, mentre i repubblicani bloccano gli aiuti al Congresso, il suo profilo potrebbe diventare una delle chiavi di volta della sopravvivenza di un governo, quello di suo marito, che naviga in acque tempestose. «Non voglio che Volodymyr si ricandidi» aveva detto all’Economist in maggio, parole diffuse dal settimanale britannico in un podcast pubblicato poi novembre, dopo che Zelensky aveva annunciato che l’Ucraina non andrà al voto per le presidenziali. Ma in questa intervista, realizzata via mail tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, chiede privacy per i suoi figli e per il suo rapporto con il marito. E chiede che l’interesse del pubblico si concentri maggiormente sulle esigenze degli ucraini, popolo che sta per entrare nel terzo anno di guerra e di cui il mondo si occupa sicuramente meno rispetto ai primi mesi dell’invasione russa. Non solo gli aiuti statunitensi all’Ucraina. Anche quelli europei sono bloccati, vincolati dal veto ungherese. Perché è vitale che la situazione cambi? «Rispondo con una metafora. Dopo l’esplosione della centrale di Chernobyl, la comunità internazionale ha stanziato più di un miliardo e mezzo di euro per mettere al sicuro gli impianti. Era chiaro a tutti che nonostante Chernobyl si trovasse su territorio ucraino, le radiazioni avrebbero raggiunto tutti in Europa. Ecco dopo due anni, mi pare sia chiaro: l’invasione russa è come le radiazioni e si diffonderà ben oltre l’Ucraina se non viene contenuta adesso. Proprio come il mondo civilizzato e democratico si ispira al coraggio degli ucraini, le dittature di tutto il mondo si ispirano all’esempio della Russia. Quindi smettere di aiutare l’Ucraina significa accettare la sconfitta della democrazia. Ci piacerà un mondo governato da dittatori? Ne dubito. Se ora l’Ucraina riesce a contenere con successo l’esercito di uno dei più potenti dittatori del mondo, il mondo ha la possibilità di mettere fine a questo. Ma possiamo farlo solo insieme. Solo così tutti gli aggressori e dittatori del pianeta vedranno che la guerra non serve a raggiungere i loro obiettivi. Perché il mondo libero è ancora più forte». 
 
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