Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Schlein: “Dal lavoro all'emergenza climatica ecco la mia ricetta per rilanciare la sinistra”

Stefano Cappellini, la Repubblica, 18 novembre

Redazione InPiù 19/11/2022

Schlein: “Dal lavoro all'emergenza climatica ecco la mia ricetta per rilanciare la sinistra” Schlein: “Dal lavoro all'emergenza climatica ecco la mia ricetta per rilanciare la sinistra” “Dal lavoro all’emergenza climatica ecco la mia ricetta per rilanciare la sinistra”. Così la deputata Pd, Elly Schlein, intervistata da Stefano Cappellini per la Repubblica del 18 novembre. La scorsa settimana lei ha annunciato che parteciperà al processo costituente legato al congresso del Partito democratico. Sta per candidarsi alla segreteria? «Ho rivolto un appello a partecipare a una fase che permetta di discutere quale visione di futuro proponiamo, chi vogliamo rappresentare e come cambiare con coraggio questo modello di sviluppo che non funziona. Serve una discussione con le persone e nella società, non nel ceto politico. L’obiettivo deve essere superare le contraddizioni di questi anni che hanno prodotto fratture e fatto sentire orfani tanti elettori ed elettrici della sinistra». A quali contraddizioni pensa? «È mancato il lavoro su politiche redistributive della ricchezza, del sapere e del potere. La sinistra non è riuscita ad anticipare le grandi trasformazioni che stanno spaventando le società. L’aumento delle diseguaglianze, gli effetti sul lavoro delle innovazioni tecnologiche, l’emergenza climatica che mette a rischio il pianeta». Meloni ha affrontato meglio questi temi? «Nel discorso di insediamento li ha rimossi. La destra non vede le diseguaglianze, è come se vivesse in un altro Paese. Le idee sull’ambiente sono vecchissime e sbagliate. E non parla mai di precarietà del lavoro, che ruba il futuro a giovani e donne, particolarmente al Sud. Si scagliano vigliaccamente contro l’immigrazione e non vedono l’emigrazione causata dai salari bassi e quanto questa precarietà incida in negativo sulla natalità». Ma se la destra non vede tutte queste cose, perché vince? «La legge elettorale premia chi riesce a costruire coalizioni. La destra non ha aumentato i voti, li ha redistribuiti al suo interno. Il problema è che dall’altra parte le divisioni e l’incapacità di mettere in campo una visione comune hanno prodotto una netta sconfitta». Può fare un esempio concreto di errori commessi in passato dalla sinistra? «Ha governato a lungo senza agire sulle cause profonde della precarietà del lavoro. Lavoro e povero non dovrebbero mai stare nella stessa frase». Un esempio più concreto? «Sicuramente con il Jobs Act si è commesso l’errore di abbandonarsi al mantra neoliberista della disintermediazione». La sua ricetta? «Limitare il ricorso ai contratti a termine e alzare subito i salari, il taglio del cuneo va fatto a favore del lavoro. Introdurre il salario minino, una grande battaglia mancata in questi anni. Siamo l’unico Paese dove gli stipendi sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Serve un nuovo Statuto dei lavoratori, la sinistra del 2023 non può non vedere che l’innovazione tecnologica ha facilitato i processi produttivi ma aumenta le diseguaglianze. Se non facciamo una legge sulla rappresentanza non spazzeremo via i contratti pirata. Il problema del precariato è legato anche alla sicurezza sul lavoro, serve un grande investimento, non è accettabile morire né di lavoro né di stage». Chi paga i costi della transizione ecologica? «Dovremmo cambiare la domanda: chi, già oggi, paga il costo di non farla? Lo pagano i più fragili, basta vedere gli effetti della crisi energetica che colpisce tutti, ma più duramente le fasce di reddito basse. Un altro modello di sviluppo è possibile ed è nel programma di tutte le forze socialiste, progressiste, ecologiste». Reddito di cittadinanza, va difeso? «Al governo dico: giù le mani. Senza questo strumento, in pandemia avremmo avuto un milione in più di persone in povertà. È migliorabile». Come si crea nuovo lavoro? «Investire nel lavoro sociale e di cura potrebbe creare più di 20 milioni di posti lavoro in Ue, di cui due in Italia. Non c’è niente di naturale nell’idea di famiglia che relega le donne a welfare vivente. Si vuole fare politica seria di sostegno alle donne? Si investa nelle infrastrutture sociali e nei servizi. In Spagna sono arrivati a tre mesi di congedo paritario pienamente retribuiti, Sanna Marin in Finlandia l’ha portato a cinque mesi. In Italia siamo a 10 giorni per i padri. Sono curiosa di vedere la risposta della presidente del Consiglio». “La” o “ il” presidente del Consiglio? «Non stupisce la scelta per il maschile. Conferma che quella di Meloni è una leadership femminile ma non femminista e non intende mettere in discussione il sistema di potere e cultura patriarcale che permea la società». Meloni resta la prima presidente del Consiglio. E c’è riuscita a destra. Una lezione anche per voi? «Se le altre donne sono talmente schiacciate da non riuscire nemmeno a vedere il soffitto di cristallo, è inutile sfondarlo da sola. Non serve che Meloni ci dica che difende la libertà delle donne di esser madri se non difende la libertà di non esserlo».
Leggi l'intervista completa sul sito InPiù
Altre sull'argomento
Zanda: “Tengo in cassaforte il biglietto di Gradoli su Moro”
Zanda: “Tengo in cassaforte il biglietto di Gradoli su Moro”
Concetto Vecchio, la Repubblica, 28 novembre
Zanda: “Tengo in cassaforte il biglietto di Gradoli su Moro”
Zanda: “Tengo in cassaforte il biglietto di Gradoli su Moro”
Concetto Vecchio, la Repubblica, 28 novembre
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.