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Muti: “La sinistra non ha fatto niente per la cultura ma il merito non si impone con una legge”

Federico Monga, La Stampa, 10 novembre

Redazione InPiù 11/11/2022

 Muti: “La sinistra non ha fatto niente per la cultura ma il merito non si impone con una legge” Muti: “La sinistra non ha fatto niente per la cultura ma il merito non si impone con una legge” La sinistra non ha fatto niente per la cultura ma il merito non si impone per legge. Così Riccardo Muti intervistato da Federico Monga per La Stampa del 10 novembre. Maestro Riccardo Muti, in epoca di #MeToo, come sarebbe stato accolto il Don Giovanni di Mozart che lei dirigerà al Teatro Regio di Torino il prossimo 18 novembre? «Il Don Giovanni ma anche Le Nozze di Figaro o il Così Fan tutte, se si continua ad insistere spesso erroneamente sul politically correct, sarebbero stati censurati». Don Giovanni ingannava e usava le donne. «Il trattare le donne come oggetti è un delitto da sempre. Ma bisogna saper leggere i libretti dell’opera. Non ci interessa il Don Giovanni seduttore, che poi non seduce nessuna perché dice “mi van mal tutte quante”. Ci interessa il personaggio che vive nel disordine e crea il disordine». Uno spirito libero? «La libertà per Don Giovanni è libertinaggio. Come avviene oggi quando vediamo azioni che impediscono la libertà di tutti. Imbrattare i quadri o buttare giù statue in nome di un’ideologia scambiata per libertà è violenza». Cos’ è la libertà? «Quando Don Giovanni dice Viva le donne, viva il buon vino, viva il mangiare, è la distruzione dell’essenza nobile dell’uomo libero. L’opera di Mozart va vista come presa di coscienza dei difetti della società e dell’umanità». Come commenta le polemiche su Anna Netrebko con il volto dipinto di nero per l’Aida all’Arena di Verona? «Quando diressi Il ballo in maschera a Chicago non ho toccato il testo, come è avvenuto vergognosamente alla Scala, al Covent Garden, al Metropolitan, anche nella parte in cui il giudice bianco vuole condannare la maga Ulrica perché appartenente, uso parole testuali, “all’immondo sangue dei negri”». Parole oggi indicibili. «Ho spiegato che Verdi mette in bocca questa frase per sottolineare l’ignominia di quel pensiero. La storia non va cambiata, non vanno imbiancati i sepolcri. Dobbiamo tramandare ai giovani esattamente la realtà, anche crudele, del passato per correggerla». Il capolavoro di Mozart è un dramma buffo. La politica di questi tempi a quali di queste due definizioni è più vicina? «Viviamo una fase drammatica. Speriamo si rimanga nel dramma e non si cada nel tragico. La ricerca della bellezza e l’armonia della musica allora suonano come ideali lontani. Sembra un controsenso il cercare la bellezza e la perfezione quanto tu sai che hai davanti e intorno persone che soffrono. Ma noi dobbiamo aggrapparci alla bellezza delle arti. Io, l’11 settembre del 2001, ero a Torino e mi interrogai a lungo se era il caso di dirigere l’orchestra a poche ore da quella tragedia. Andammo avanti, il teatro era gremito. La cultura non era intrattenimento ma un cibo spirituale in un momento in cui mondo stava crollando. Ed è così anche adesso». Quale è lo stato di salute della cultura italiana? «Ci sono uomini di grande cultura che si battono per la cultura. La scuola però è tremendamente in discesa. Non è formativa, non è al passo dei tempi. Quando leggo i libri dei miei nipoti in prima media non li capisco. Sono infarciti di ideologia politica a seconda dell’insegnante o della scuola». Cosa pensa del ministero dell’Istruzione ribattezzato della scuola e del merito? «Ho avuto la fortuna di avere in Italia grandi insegnanti. Tutto quello che ho fatto lo devo al mio Paese e ai miei insegnanti». Lei però è un’eccellenza. Che cosa è il merito? «Tutti dobbiamo partire dalla stessa linea, il contrario sarebbe un’ingiustizia. Poi chi è dotato dalla sua natura raggiunge traguardi più elevati. Questo è il merito. Ma il merito non può essere imposto per legge dall’alto». 
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