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Sachs: “Ora l'Europa ha i fondi per il clima. Non li sprecate”

Eugenio Occorsio, la Repubblica, 19 settembre

Redazione InPiù 23/09/2022

Sachs: “Ora l'Europa ha i fondi per il clima. Non li sprecate” Sachs: “Ora l'Europa ha i fondi per il clima. Non li sprecate” «Scusate, ma dopo che per la prima volta nella storia il Regno Unito conosce temperature di 40 gradi, lo stato brasiliano di Pernambuco è sommerso in 24 ore, con 133 morti e 25mila sfollati, il Pakistan è sconvolto da piogge monsoniche inaudite che hanno portato a 1200 morti e 10 miliardi di danni, la regione italiana delle Marche è spazzata da una tempesta senza precedenti pagando anch’essa il suo pesantissimo tributo di vite umane, e tutto in una sola estate, cos’altro deve succedere per rimettere al primo posto delle priorità il climate change?». È accorato l’appello di Jeffrey Sachs, economista con PhD ad Harvard. Profeta dell’economia ambientale, direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University e consulente del segretario generale dell’Onu, intervistato da Eugenio Occorsio per Repubblica del 19 settembre. António Guterres, conferma: «Gli eventi estremi, mai visti di tale entità, sono sempre più frequenti. Il conto economico delle calamità naturali cresce esponenzialmente e potrebbe superare nel mondo i mille miliardi nel prossimo decennio». successo nelle Marche. «C’è una nuova disciplina chiamata “attribution science” che vede impegnate le migliori competenze internazionali per valutare motivi e concomitanze di ogni evento. Per esempio, quale ruolo abbia la vicinanza con mari e oceani – elemento comune a molte tragedie – che registrano aumenti nella temperatura delle acque di 1, 2 o anche 3 gradi. I primi documenti scientifici, realizzati sotto l’egida dell’Onu, attribuiscono le vicende che citavo all’opera dell’uomo e all’incoscienza nell’abuso di combustibili fossili che causa il climate change. La prima forma di prevenzione è limitare le emissioni e l’influenza sul clima, con una serie di interventi che sono in grave ritardo». A proposito di interventi mancati, c’erano 45 milioni già stanziati per realizzare le vasche di contenimento del torrente Misa, quello che è straripato, bloccati da pastoie burocratiche, paradossalmente vincoli ambientali e veti legislativi incrociati. Accade anche altrove? «Certo. Ovunque accadano episodi del genere: c’è alla base un’incuria colpevole e un’incapacità progettuale nel cogliere il problema nella sua completezza. Ci sono anche altri motivi: in Pakistan le carenze infrastrutturali sono dovute all’estrema povertà delle zone colpite. Le quali oltretutto non contribuiscono che con l’1% al riscaldamento globale, eppure pagano conseguenze così pesanti. Altre volte, opere lasciate a metà finiscono con l’accentuare i danni di un nubifragio ostacolando il naturale drenaggio dell’acqua. In Europa siete fortunati». In che senso? «Nella “corsa al 2050” (che resta in teoria la data fissata per le emissioni zero, ndr) avete il maxi-piano New Green Deal da più di 200 miliardi (ogni Pnrr nazionale destina il 37% delle risorse a interventi ambientali, ndr): permetterà gli interventi di decarbonizzazione, riassetto idrogeologico, restauro e miglioramento delle infrastrutture esistenti, cambio dei modelli di sfruttamento del suolo, revisione delle fonti di energia. Sarebbe imperdonabile non cogliere l’occasione, significherebbe che siamo al punto del non ritorno».
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