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Moises Naím: “Inflazione e sfiducia nella politica mix devastante per le democrazie”

Alberto Simoni, La Stampa, 27 luglio 2022

Redazione InPiù 29/07/2022

Moises Naím: “Inflazione e sfiducia nella politica mix devastante per le democrazie” Moises Naím: “Inflazione e sfiducia nella politica mix devastante per le democrazie” C’ è una generazione che non ha mai visto l’inflazione, non sa cosa significhi vivere con i prezzi che lievitano ogni giorno. E questo crea incertezza e timore per il futuro». Moises Naím (intervistato da Alberto Simoni sulla Stampa del 27 luglio) alza lo sguardo sulle dinamiche globali nel giorno in cui il Fondo Monetario avverte dei pericoli di rivolte sociali. Il politologo e autore di un libro su come gli autocrati hanno preso di mira l’agenda politica del XXI secolo («The Revenge of Power») scorge un impatto diretto sulla tenuta della democrazia, la sua crisi unita alla spirale inflazionistica è una miscela esplosiva. «C’è uno scetticismo sempre più diffuso sulle opportunità che offrono i sistemi democratici – sostiene Naím -, non generano benessere, non creano crescita e lavoro, non danno possibilità di riscatto. Sono percezioni che unite alle difficoltà di portare a casa il cibo, perché i prezzi strangolano moltissime persone, sono una combinazione devastante». Dove queste tendenze e i rischi di rivolta sono più evidenti? «In Africa anzitutto, la tenuta del Continente è agli sgoccioli, molti fenomeni –dal debito alla crisi alimentare – si sommano. C’è inoltre la questione climatica che provoca ondate di caldo e siccità a complicare uno scenario già precario, segnato da una crescita economica bassa e dal debito estero». L’Fmi ritiene fondamentale tenere i prezzi stabili e per questo sostiene le politiche monetarie più rigide. Ma così, il dollaro si rafforza e il debito dei Paesi più poveri in moneta Usa diventa insolvibile. Ci sono altre strade? «L’alternativa è il controllo dei prezzi, o la svalutazione delle monete dove si può fare. Le pressioni sui governi da parte della popolazione affinché intervengano per tenere a bada i prezzi sono assai probabili. E non solo nei Paesi in via di sviluppo. Anzi. D’altronde lo stesso Biden ha scritto una lettera ai Ceo delle compagnie energetiche per chiedere di controllare i prezzi. Certo, non è un intervento impositivo, ma un segnale. In Argentina invece i controlli sono feroci, in Egitto dove il pane è una componente fondamentale della cultura e della dieta del Paese, i prezzi sono schizzati a causa della supply chain del grano compromessa. Insomma, ovunque ci sono sacche di potenziale criticità».
 
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