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Altan, la versione di Cipputi

Paolo Griseri, La Stampa, 6 luglio 2022

Redazione InPiù 08/07/2022

Altan, la versione di Cipputi Altan, la versione di Cipputi Sulla Stampa del 6 luglio Paolo Griseri intervista Francesco Tullio Altan. Cipputi in giuria. Per aggiudicare il premio a lui intitolato, che il 14 e il 15 luglio a Bologna sceglierà il miglior film dedicato ai temi del lavoro. Dal 2021 la rassegna, nata a Torino per iniziativa della Fiom e del suo animatore, Cosimo Torlo, si è trasferita in Emilia perché l’allora direttore del Torino Film Festival, Stefano Francia di Celle, non aveva più ritenuto di sostenerla. Altan, trasloco forzato quello di Cipputi? «A Bologna mi trovo benissimo. Ricordo che due anni fa mi chiamò questo direttore del festival di Torino e mi disse che i nostri costi non erano sostenibili». Costavate molto? «Bah, una notte di albergo. Credo che fosse una scusa. Ho capito che non ci volevano più. E me ne sono andato. A Bologna ho trovato ospitalità nella manifestazione “Sotto le stelle del cinema” e sono molto soddisfatto». Parliamo di cose più serie: come sta Cipputi? «Bisognerebbe chiederlo a lui». Lei non lo incontra? «Ogni tanto, quando passa». Una volta lo vedeva più spesso? «Una volta era al centro della società, tutti parlavano di lui». E oggi? «Beh diciamo che è un po’ più defilato». Diciamolo: oggi l’operaio Cipputi non conta una cippa… Mi scusi il gioco di parole. «Beh è davvero cambiato tutto. Anche lui ha modificato il suo modo di pensare. Una volta c’era la classe. Lui era la classe. Esprimeva il punto di vista di un soggetto collettivo». Oggi? «Tutto si è frantumato. Ciascuno è solo, anche sul posto di lavoro. I Cipputi sono tantissimi e pensano cose diversissime. L’unità sindacale è andata in pezzi. Il mondo è cambiato intorno a lui, come potrebbe rimanere lo stesso?». Cipputi ha nostalgia del tempo che fu? «No, direi proprio di no. Cipputi non è un nostalgico». Però la classe, essere al centro dell’attenzione, tutte cose che fanno piacere... «Certo, ma Cipputi non è mai stato un nostalgico. Quando ha compiuto 10 anni è stato scritto che lui era il simbolo di coloro che fanno bene il loro lavoro, precisi, meticolosi». Come l’ha incontrato? «Non me lo ricordo molto bene. E’ arrivato insieme a molti altri personaggi. E piano piano ha preso vita autonoma». Che cosa ha detto nella prima vignetta? «Non so se fosse la prima. In una delle prime un compagno di lavoro gli chiede: ‘E il costo della vita?’. E lui risponde: ‘Dipende, a venderla o a comprarla?”». Tema di una certa attualità ancora oggi… «Vero, ma rispetto ad allora, tutto è diverso». Cipputi le ha mai parlato della guerra? «La guerra è una schifezza, bisogna farla finire». E chi non sarebbe d’accordo? Ma come? «Questo è un grossissimo problema. Non ho la soluzione». Che cosa pensa Cipputi? Che paghiamo di più il gas per difendere l’Ucraina? «So che qualcuno la pensa così. Io non posso immaginare che si possano mettere sullo stesso piano le vite dei bambini ammazzati e la bolletta del gas. E credo che nemmeno Cipputi lo pensi». Chi è oggi Cipputi? Dove vive, che cosa fa? «Beh non è più al tornio. Ha una certa età, è in pensione. Più facile trovarlo a lbar…». O alle feste dell’Unità? «Eh, quante volte a quelle feste mi avvicinavano per dirmi: “Confessa, Cipputi sono io”».
 
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