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Stiglitz: Pagheremo cara la dipendenza da Putin

Eugenio Occorsio, la Repubblica, 1 aprile

Redazione InPiù 01/04/2022

Stiglitz: Pagheremo cara la dipendenza da Putin Stiglitz: Pagheremo cara la dipendenza da Putin «Purtroppo quello che sta accadendo conferma che la Russia non può essere un partner affidabile, che non ha senso trascinarla in un ambito di globalizzazione corretta, produttiva per tutti, basata su semplici ma basilari regole di lealtà e cooperazione». Lo afferma Joseph Stiglitz, classe 1943, attualmente docente di economia alla Columbia University di New York, e premio Nobel nel 2001, intervistato da Eugenio Occorsio per la Repubblica dell’1 aprile. Come finirà, professore, non solo per la povera Ucraina ma per tutta la comunità internazionale compresa la stessa popolazione russa? L’economia, che stava appena riprendendosi dopo la pandemia, verrà ricacciata in recessione con tutte le conseguenze? «I problemi saranno enormi per tutti, però in questo momento il mio primo pensiero va alla moltitudine di Paesi in via di sviluppo che dipendono per la loro sopravvivenza dalle forniture innanzitutto alimentari e poi anche di altre materie prime, dalla Russia e dall’Ucraina. Chi gli manderà il grano, il mais, anche il petrolio che viene a mancare? Vede, l’America e l’Europa hanno spalle forti e, diciamo in sei mesi, possono riorganizzarsi per le forniture di qualsiasi bene e diversificare le fonti di approvvigionamento. Ma per i Paesi poveri, legati a un unico fornitore, questo è difficilissimo, diventa davvero questione di vita e di morte». Anche per altri Paesi, in condizioni assai meno precarie, smarcarsi dal fornitore russo però sarà difficile: ha seguito quello che sta succedendo in Italia con il gas? «Certo, e anche in Germania dove sono addirittura partiti i piani per il razionamento. È dura ma francamente ci si poteva pensare prima di legarsi mani e piedi a un unico fornitore, per di più di provata inaffidabilità. All’università lo insegniamo ai ragazzi del primo anno di economia: mai dipendere da nessuno». Come dobbiamo guardare al futuro? Reggerà la rinsaldata amicizia fra Europa e America? E l’incognita della Cina? «A meno che non torni un altro Trump alla Casa Bianca, la cooperazione transatlantica si sta rivelando forte e costruttiva. La speranza è costruire un mondo in cui le parole tornino a contare, il dialogo anziché la contrapposizione. L’incognita cinese? Non credo che sia loro interesse creare un blocco con la Russia e appoggiarla militarmente, i cinesi non sono così ingenui. In futuro la Russia avrà bisogno della Cina come forte spalla e come mercato sicuro, la Cina molto meno della Russia perché il suo mercato è il mondo, e non può permettersi scontri totali né di finire all’angolo con un partner scomodo e pericoloso». 
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