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Acquaviva: “Sul Colle mi sembra di rivivere il '92 e solo Draghi può gestire la partita”

Fabio Martini, La Stampa, 27 novembre

Redazione InPiù 27/11/2021

Acquaviva: “Sul Colle mi sembra di rivivere il '92 e solo Draghi può gestire la partita” Acquaviva: “Sul Colle mi sembra di rivivere il '92 e solo Draghi può gestire la partita” La scalata al Quirinale sta diventando confusa, anche perché il sistema dei partiti è «fragilissimo» come mai prima e invece 75 anni di elezioni di Presidenti ci indicano una costante, da abbracciare anche stavolta: se non prende l’iniziativa «l’unico che ha forza politica» – Mario Draghi – il rischio è che la corsa si risolva in una lotteria, rischiosa per il futuro del Paese.  Lo dice in un’intervista a Fabio Martini per La Stampa del 27 novembre, Gennaro Acquaviva, classe 1935, già capo della segreteria di Bettino Craxi e poi suo consigliere a palazzo Chigi. Tra gli artefici del Concordato del 1984, Acquaviva ha vissuto da protagonista e testimone 16 anni cruciali della Prima Repubblica e l’elezione di tre Capi dello Stato. L’unico precedente che somiglia (almeno un po’) all’imminente scalata al Quirinale, è quello del 1992, perché anche allora c’erano in “palio” le due “poltronissime”. Quel precedente può aiutare? «Se è per questo c’è un’altra similitudine: l’allora quadripartito aveva la maggioranza e la possibilità di esprimere sia il presidente della Repubblica cheil presidente del Consiglio. Ma i paralleli finiscono qui…». Perché? «Perché tra allora e oggi i punti di forza sono invertiti. Allora il perno non era certo il governo Andreotti: debolissimo, non aveva brillato per efficienza, capacità di azione e tenuta. Il sistema dei partiti, per quanto si preannunciasse la crisi, era ancora forte. Oggi c’è un premier molto solido ma costretto a contare su un sistema di partiti che è fragile e vagolante nel suo incerto destino». La storia e l’esperienza cosa le suggeriscono? «Poiché oggi l’unico punto di forza è il presidente del Consiglio, lui dovrebbe essere in grado di gestire questo passaggio difficile. Se Draghi dovesse pensare, come Penso anche io, che la sua posizione è indispensabile alla guida del governo anche nel 2022 e 2023, diventi lui il king-maker per risolvere la questione Quirinale. Probabilmente, per la sua storia personale, Draghi non ha una gran Voglia di esercitarsi, ma la politica non ha credibilità e lui ce l’ha. Per ragioni personali e di ruolo». Non pensa che oggi tre quattro influencer possano influire sulla vicenda Quirinale più della Chiesa o della Casa Bianca? Un paradosso? «I social sono importanti e influenti, ma diciamolo: se a volte sembrano prevalere è perché c’è una politica in stato confusionale. La rappresentanza non rappresenta più il popolo». Renzi cercherà di essere decisivo ma chi non lo ama tenterà di renderlo ininfluente? «La partita di Renzi può aprirsi se regna la confusione. Se non c’è un accordo previo –e questo possono realizzarlo soltanto Draghi o anche Mattarella – a quel punto dalla quarta votazione in poi, possono spuntare i manovratori, a cominciare dai più furbi. Ma stiamo attenti: in questa partita del Quirinale, a rischio non c’è il futuro di leader di secondo livello. Se la partita finisce in modo confuso, a rischio siamo noi cittadini, il sistema Paese». Per ora nessuno evoca questo scenario: il Covid peggiora e i due Presidenti fatalmente si ritrovano inchiodati da un coro implicito: non vi muovete da dove siete… «Al momento sembra difficile, ma è possibile. Gli italiani uscirono impauriti da Tangentopoli, nella loro capacità di reagire, come ha sostenuto Giuseppe De Rita. Il Covid è stata la botta finale. Viviamo in un Paese impaurito e tutto è possibile anche al Quirinale».
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