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Schmit (Ue): “In Italia si guadagna poco, ma l'Ue non imporrà regole”

Marco Bresolin, La Stampa, 17 novembre

Redazione InPiù 18/11/2021

Schmit (Ue): “In Italia si guadagna poco, ma l'Ue non imporrà regole” Schmit (Ue): “In Italia si guadagna poco, ma l'Ue non imporrà regole” L’Italia non avrà l’obbligo di introdurre il salario minimo, ma il basso livello dei salari «va affrontato». Giusto confermare il reddito di cittadinanza, anche se è importante introdurre delle «condizioni». E sulle pensioni è accettabile una soluzione transitoria, purché il sistema torni a essere sostenibile nel medio-lungo periodo. Lo afferma il commissario Ue, Nicolas Schmit, che ha la delega al lavoro e ai diritti sociali, intervistato da Marco Bresolin per La Stampa del 17 novembre sulla manovra italiana presentata a Bruxelles. Andrea Orlando, ministro del Lavoro, ha aperto alla possibilità di introdurre il salario minimo, anche se la direttiva Ue non lo imporrà all’Italia: ha ragione lui oppure le sigle sindacali che si oppongono? «Non spetta alla Commissione decidere per gli Stati e non è mia intenzione cercare di convincere un governo a introdurlo. So che l’Italia sostiene la proposta e questo mi fa molto piacere. Non voglio interferire. Mi limito solo a far notare che l’Italia ha un sistema di contrattazione collettiva molto esteso, forse il più esteso dell’intera Ue, ma al tempo stesso ci sono salari molto bassi. Questo è un aspetto che va affrontato». Il mercato del lavoro italiano – secondo la Commissione - è frenato dal “disallineamento delle competenze”: è la carenza di manodopera qualificata a impedire il calo del tasso di disoccupazione? «C’è un problema europeo di disallineamento delle competenze, più pronunciato in alcuni Paesi. In alcuni settori assistiamo a una carenza di manodopera e si tratta di un problema strutturale. Non lo potremo correggere nel giro di pochi mesi, ma è importante avere politiche del lavoro attive e aumentare gli investimenti nella formazione. Questo spetta alle autorità pubbliche, ma anche alle aziende. L’Ue è pronta a dare un supporto, come del resto succede con gli investimenti previsti dal Pnrr italiano. Si tratta di una questione che va affrontata massicciamente, attivamente e rapidamente. Deve diventare una delle priorità nei prossimi mesi e nei prossimi anni». Il governo ha deciso di mantenere il reddito di cittadinanza, ma con alcuni correttivi, per esempio togliendo il sussidio a chi rifiuta per la seconda volta un’offerta di lavoro: lo strumento funziona? «Credo sia uno strumento giusto per combattere la povertà e l’esclusione economica e sociale. La Commissione lo ha sempre difeso e per questo sostengo il governo nella sua decisione di mantenerlo. Ma sono d’accordo nel dire che devono esserci delle condizioni. Bisogna per esempio fare in modo che i beneficiari seguano corsi di formazioni e vadano alla ricerca di un lavoro: solo così li possiamo aiutare a reintegrarsi nel mercato del lavoro e nella vita sociale per essere autonomi. Un reddito di cittadinanza è importante per prevenire la povertà, ma non ci si può limitare al sussidio».
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