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Giffoni: «I miei sette anni d'inferno. Ne esco pulito ma senza sogni»

Francesco Battistini, Corriere della Sera, 30 settembre

Redazione InPiù 01/10/2021

Giffoni: «I miei sette anni d'inferno. Ne esco pulito ma senza sogni» Giffoni: «I miei sette anni d'inferno. Ne esco pulito ma senza sogni» Ho passato sette anni d’inferno, ne sono uscito pulito ma senza sogni. Così l’ex ambasciatore Michael Giffoni, intervistato da Francesco Battistini per il Corriere della Sera del 30 settembre sulla sua vicenda giudiziaria. Un Michael Giffoni che riesce anche a sorriderne, finalmente… «Adesso sì. Ma la mattina del 7 febbraio 2014, la ricordo minuto per minuto. E non sorridevo. Ero rientrato da una missione in Libia, andai in ufficio all’ora di pranzo e la segretaria mi disse: ‘La cercano dall’ufficio risorse umane, è urgente’. Mi chiesi come mai. Appena entrato, mi ricevette il direttore del personale, Elisabetta Belloni, che oggi è capo dei servizi segreti». Che le disse? «Me lo comunicò subito: ‘Guarda, ieri c’è stato un consiglio straordinario sulla tua vicenda…’. Caddi dalle nuvole: quale vicenda? ‘Uno scandalo all’ambasciata del Kosovo, un traffico di visti irregolari durante il tuo mandato. Dai resoconti della polizia europea, Eulex, emerge un tuo coinvolgimento personale e diretto’. Ero senza parole, non capivo. Ma la Belloni aveva già pronta una lettera. Me la fece firmare: ‘S’è deciso che non puoi continuare le tue attività: sei un diplomatico conosciuto, hai rilevanza mediatica… Questo è il decreto: ho proposto la tua sospensione cautelare. Con effetto immediato’. Il pomeriggio, ero già fuori. Agghiacciato». Mai più messo piede alla Farnesina? «Mai più».
 
C’è ancora un silenzio d’imbarazzo, intorno a Michael Giffoni. Tace la giustizia, che l’ha processato con l’accusa d’aver fatto arrivare in Italia kosovari jihadisti, prima, e l’ha assolto con formula piena, poi. Tace il ministero degli Esteri, che non aspettò nemmeno il rinvio a giudizio e lo radiò — caso senza precedenti nella storia italiana — dal corpo diplomatico. Tace chi l’abbandonò a sette anni di disoccupazione, povertà, malattia, sofferenza: «Ho sentito sulla mia pelle la vera solitudine». La sua cacciata fu decisa all’unanimità? «So che erano divisi. La sospensione fu firmata da Emma Bonino, la destituzione da Federica Mogherini. Provai a contattare le ministre, il segretario generale Michele Valensise, chiunque. Mi dicevano: prendiamo nota, la richiameremo. E invece nulla». Anche se il Tar ordinò per due volte il suo reintegro? «Fu impugnato dal ministero. Dissero che c’era solo un vizio di forma. E mi destituirono due volte. Perché, sostenevano, avevo arrecato un grave danno d’immagine». Le sono venuti ictus, infarti e tumore. Ha perso la casa. È tornato a vivere da mamma nel Salernitano... «La sua pensione m’ha fatto sopravvivere. Assieme a un amico ambasciatore, Maurizio Serra, che talvolta ha messo mano al portafogli. Scrivo articoli, ma nessuno te li paga. Chiedo aiuto ad aziende, ma quando sanno di queste accuse, le porte si chiudono. Farei il muratore, se fossi capace. Riesco a dare una mano nei campi, ma neanche troppo con la mia salute». Sua moglie l’ha lasciata... «L’avevo conosciuta in Bosnia, una bellissima storia d’amore. Ma in quella situazione, capisco, era difficile sopportarmi. Ero innocente, passavo ore con gli avvocati». Sogna di rientrare in diplomazia? «Sogni, non ne ho più. Volevo solo uscire pulito. Ce l’ho fatta».
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