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Schmit: “Un reddito minimo per i giovani europei che non hanno risorse”

Claudio Tito, la Repubblica, 1 ottobre

Redazione InPiù 01/10/2021

Schmit: “Un reddito minimo per i giovani europei che non hanno risorse” Schmit: “Un reddito minimo per i giovani europei che non hanno risorse” Un reddito minimo per i giovani che provengono da famiglie in difficoltà e in situazioni di disagio, aiuti alle imprese per assumerli, un intervento per disciplinare il lavoro sulle piattaforme digitali e un freno al precariato. Ecco il piano della Ue sul lavoro messo o a punto dal Commissario europeo Nicolas Schmit intervistato da Claudio Tito per la Repubblica dell’1 ottobre. Stiamo uscendo dalla pandemia. Il lavoro, dopo la salute, è l’emergenza principale. In Italia da anni il dibattito è: serve una normativa che faciliti le assunzioni o che renda più facile licenziare? «Questa è una domanda molto difficile. Inizierei dicendo che prima dobbiamo assicurarci che vengano creati posti di lavoro. Se hai un mercato del lavoro dinamico, avrai anche più mobilità. Le persone sono pronte anche ad accettare una maggiore mobilità quando sanno che se vengono licenziati, facilmente trovano una soluzione. I due aspetti vanno affrontati insieme».
 
In Italia per molto tempo è accaduto il contrario. Tanti contratti a termine e poi basta. C’è qualcosa da cambiare? «In Italia il problema è forse che la flessibilità del mercato del lavoro riguarda solo alcune categorie di lavoratori. Quelli che stanno “dentro” sono protetti e quelli che stanno “fuori” no. Allora si torna al punto di partenza: se hai crescita zero, non crei lavoro. Le aziende hanno paura ad assumere sul lungo periodo. Dobbiamo riportare fiducia nelle imprese. Bisogna puntare a creare più posti di lavoro stabili, con meno precariato. Con gli aiuti, certo, e con la ripresa economica». Non è il caso che sui giovani l’Unione faccia un passo avanti e proponga qualcosa di più concreto? «La presidente della Commissione ha lanciato l’idea di prendersi più cura dei giovani, di chi in particolare ha un basso livello di competenze o di istruzione. Di chi ha abbandonato la scuola. Parliamo di quelli che vengono definiti i bisogni. Una esigenza abbastanza alta in Italia. Noi dobbiamo assistere i giovani che vengono da famiglie svantaggiate e che hanno un inizio di vita difficile. Bisogna fare fronte alla crescente disuguaglianza sociale». Un nuovo ascensore sociale? «Si. Come possiamo ricostruirlo? E’ fondamentale per la coesione sociale ed è necessario per affrontare una economia fondata sulla conoscenza, sulla competenza e sulla tecnologia». Appunto, come? «Con un’indennità, con una sorta di contratto che lo Stato fa con loro. Una specie di reddito minimo. Uno strumento per aiutare le persone a iniziare o reiniziare la loro vita». Quindi un reddito minimo per tutti i giovani che si trovano in condizioni disagiate? «Si, per un inizio di vita migliore». Quando potreste approvare questo provvedimento? «Ci stiamo riflettendo. Va sconfitta la crescente disuguaglianza nella nostra società. Lo abbiamo già fatto per aiutare i bambini che nascono nelle famiglie più povere, possiamo farlo anche per i giovani». Si discute molto anche di salario minimo. È uno strumento corretto? «È uno degli strumenti giusti. Ci sono Paesi, come l’Italia, che non lo prevedono perché hanno un sistema di contrattazione collettiva molto forte. La Commissione non lo imporrà. La differenza la fa proprio l’esistenza di una contrattazione collettiva efficace. Se non c’è, allora, è utile. Ma, certo, la contrattazione collettiva è la soluzione migliore».
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