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Gabrielli: “Allarme terrorismo e clan criminali; l'intelligence europea è un controsenso”

Francesco Grignetti, La Stampa, 23 settembre

Redazione InPiù 24/09/2021

 Gabrielli: “Allarme terrorismo e clan criminali; l'intelligence europea è un controsenso” Gabrielli: “Allarme terrorismo e clan criminali; l'intelligence europea è un controsenso” In Italia c’è un allarme terrorismo e criminalità organizzata. Lo dice Franco Gabrielli, ex direttore della Protezione civile, ex capo della polizia, oggi sottosegretario alla Presidenza con delega ai servizi segreti, intervistato da Francesco Grignetti, per La Stampa. Allora, sottosegretario Gabrielli, affrontiamoli questi rischi, senza drammatizzare, ma neanche sottovalutare. «Guardi, sono cose che in realtà vado dicendo da tempo. Abbiamo un problema che è la vulnerabilità psicologica. Io credo che sia un bene preparare le persone alla consapevolezza per gestire anche le emozioni. È ovvio che fa un certo effetto, un evento terroristico. Però dobbiamo anche dire che in Europa, dal 2015 a oggi, diciamo dopo la strage a Parigi di “Charlie Hebdo”, si sono registrate oltre 350 vittime per attentati. Ora, soltanto sulle strade italiane, ogni anno dobbiamo lamentare 3400 morti per incidente stradale. Questo non per fare paragoni impropri, ma per dire che nella realtà ci sono dei rischi che accettiamo. Se vogliamo salvaguardare i valori delle nostre società occidentali, libere, aperte, democratiche, dobbiamo da un lato pretendere che gli apparati di sicurezza facciano il massimo per proteggerci, ma dall’altra dobbiamo anche accettare un margine di rischio. E la vulnerabilità psicologica ci porterebbe a una reazione che in pratica farebbe soltanto il gioco di chi vuole farci cambiare stile di vita. Ecco perché, quando parlo di minaccia immanente, non intendo mandare un messaggio di paura, contribuendo proprio io a fare del terrorismo psicologico. È esattamente il contrario. Io intendo dire: attenzione, questo rischio purtroppo fa parte delle nostre società aperte». A proposito di forze di polizia, lei ha ricordato che rischiano di essere un target dei terroristi. «Premesso che occorre una grande attività di prevenzione per intercettare una minaccia terroristica prima che si realizzi, dobbiamo riconoscere che abbiamo di fronte un avversario sfuggente. Ricorro a una definizione dello studioso francese Gilles Kepel: esiste il “jihadismo d’ambiente” che va al di là dei “lupi solitari”. Nel jihadismo d’ambiente non occorre un’attivazione da lontano. Né ci sono filiere da ripercorrere». Perché sono soggetti che si radicalizzano da soli, imbevuti di follie che trovano su Internet. «Come è facile capire, è un’ulteriore evoluzione negativa. La possibilità di intercettarli e prevenirli è molto più complicata. E quindi la risposta degli apparati in questo caso dev’essere tesa soprattutto alla riduzione del danno, ovvero intervenire e neutralizzarli il prima possibile. Da questo punto di vista, la differenza è la reattività degli operatori. Innanzitutto una intelligente pianificazione delle presenze sul territorio e la prontezza dei reparti speciali, ma anche la reattività del singolo agente o carabiniere del presidio territoriale. E quest’ultima, invece, non sempre la percepisco. Le esperienze straniere, peraltro, soprattutto francesi, mostrano come la gran parte degli obiettivi vestiva una divisa». Si dice che dopo la vicenda dell’Afghanistan, sul web sia ripartita alla grande la propaganda jihadista. Lei pensa che possa fare da innesco a una ripresa terroristica? «Assolutamente sì. L’intera storia, anche per le modalità con cui le truppe alleate hanno lasciato l’Afghanistan, è devastante. La narrativa jihadista se ne è subito impadronita e tende a raccontare che non soltanto è possibile resistere agli eserciti più potenti del mondo, ma addirittura vincere. Nella loro propaganda, un esercito approssimativo, quasi un esercito di straccioni, il che non è, può combattere alla pari con un esercito super-armato e super-tecnologico perché motivato da qualcosa di più grande, che è questa perversa visione religiosa. Tutto carburante per il jihadismo d’ambiente».
 
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