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Cottarelli: «Niente manette Ue al prossimo governo»

Fausto Carioti, Libero, 19 luglio

Redazione InPiù 24/07/2021

Cottarelli: «Niente manette Ue al prossimo governo» Cottarelli: «Niente manette Ue al prossimo governo» Per ottenere il versamento dei 191,5 miliardi di euro del Recovery Fund, spalmato in dieci rate fino al 2026, il governo italiano dovrà dimostrare alla Commissione europea e agli altri Stati Ue di aver rispettato la bellezza di 528 condizioni, anch’esse distribuite da qui sino al 2026. Si tratta di 214 “traguardi”, ossia condizioni di tipo qualitativo (come l’introduzione delle leggi che attuano la riforma del processo civile), e 314 “obiettivi” quantitativi (ad esempio la costruzione di una certa percentuale della linea ferroviaria ad alta velocità tra Napoli e Bari). Qualora l’Italia si riveli inadempiente, la Commissione potrebbe ridurre le rate, cioè erogare meno soldi. E’ il quadro dipinto da Carlo Cottarelli intervistato da Fausto Carioti per Libero del 19 luglio. Sembra tutto molto dettagliato, professor Cottarelli. Ma al più tardi nel 2023 si vota ed è probabile che dalle elezioni escano una maggioranza e un governo politico. Quale autonomia avranno quella coalizione e quell’esecutivo, se da qui al 2026 ogni riforma e ogni chilometro di pista ciclabile è già stato contrattato con l’Unione europea? Quali margini di scelta avrà chi è stato scelto dagli italiani per governare? «Credo che i margini saranno più ampi di quanto possa sembrare adesso. Lo dico sulla base dei miei 28 anni di esperienza nel Fondo monetario internazionale, dove mi sono occupato di programmi caratterizzati da simili “condizionalità”. Le cose nel tempo cambiano. È vero che in termini generali ogni aspetto è stato fissato, ma poi, in realtà, conteranno molto di più i giudizi politici rispetto ai parametri tecnici. Soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti “traguardi”, ossia le riforme, che sono stati definiti in termini piuttosto generici». Spazi per la politica, insomma, dovrebbero restarne, e possiamo attenderci una certa contrattazione tra l’Italia e la Commissione sul rispetto di quelle condizioni. «Sì, credo in pratica che sarà così». Del Pnrr, lei ha criticato la riforma della pubblica amministrazione proposta da Renato Brunetta. «Ho criticato una parte della riforma, ed è quella che riguarda la gestione del personale e gli incentivi. Ogni organizzazione, pubblica o privata, opera sulla base di obiettivi, il cui conseguimento deve essere controllabile e valutabile. Quindi, i premi al personale dovrebbero essere dati in base alla corrispondenza tra gli obiettivi e i risultati raggiunti». È un mantra dello stesso Brunetta, che ha introdotto questo principio nella sua riforma della PA, varata nel 2009. «In teoria era già lì, e c’è pure in questo nuovo testo. Il problema dell’implementazione, però, non è stato risolto. Avrei voluto vedere un impegno più forte da parte del governo nel realizzare questo aspetto. Mi riferisco al modo in cui si fissano gli obiettivi, a chi li fissa, a quanto ambiziosi debbono essere, a chi controlla che siano stati raggiunti e così via. Il governo ha posto enfasi su altri aspetti della riforma. Tali aspetti (per esempio la semplificazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione) sono convincenti, ma gli aspetti gestionali, pur molto importanti, sono un po’ trascurati». In generale, che giudizio dà del piano italiano? «Per come la vedo io, nella sua strategia generale il Pnrr va bene, così come va bene la maggior parte degli interventi. C’è già stata un’accelerazione degli investimenti pubblici negli ultimi anni, ora si tratta di accelerare ulteriormente e fare investimenti buoni. Io, ad esempio, avrei messo più soldi nell’istruzione e nella ricerca».
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