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Sachs: “Sul clima ora Pechino è senza giustificazioni”

Paolo Mastrolilli, La Stampa, 24 luglio

Redazione InPiù 24/07/2021

Sachs: “Sul clima ora Pechino è senza giustificazioni” Sachs: “Sul clima ora Pechino è senza giustificazioni” Nella lotta ai cambiamenti climatici gli Usa di Trump hanno gravi colpe ma ora Pechino è senza giustificazioni. Lo afferma Jeffrey Sachs, direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University e consigliere del segretario generale dell’Onu Guterres, intervistato da Paolo Mastrolilli per La Stampa del 24 luglio. Il G20 dei ministri dell’Ambiente a Napoli si è concluso con un successo a metà, soprattutto per le resistenze di paesi come Cina e Russia ad accelerare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi. Perché Pechino frena? «Non c’è una buona ragione, potrebbe centrare l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050 senza problemi. È un’economia molto industrializzata, con una grande dipendenza dal carbone. Per molti anni ha puntato su questa risorsa, e ora dice che rinunciare subito sarebbe un’impresa troppo gravosa. Non è vero. Ovviamente anche gli Usa non sono stati utili, perché prima erano rimasti fuori dal protocollo di Kyoto, e poi con Trump hanno lasciato l’accordo di Parigi: non hanno rappresentato un esempio responsabile. Ora però la Cina è il più grande inquinatore del mondo. Il presidente Xi si è impegnato a raggiungere il picco nell’uso del carbone nel 2025, e rinunciare alle fonti fossi di energia entro il 2060. Io però ho studiato le capacità della Cina, e potrebbe farlo entro il 2050. Sarebbe un grande risultato. Ovviamente anche gli Usa sono stati irresponsabili nella politica climatica, fin dagli anni Novanta, per le pressioni della nostra lobby delle fonti fossili. Ancora oggi il Partito repubblicano resiste a qualunque azione seria. Per questo il mondo crolla, perché i paesi che dovrebbero agire ritardano. Ma non c’è più tempo, siamo all’ultimo stadio. Usa, Cina, Russia, Arabia, Australia, Canada, sono stati inefficienti o hanno puntato i piedi. Così ora abbiamo inondazioni in Cina ed Europa, ondate di caldo in Canada, uragani. Siamo nel mezzo di straordinari cambiamenti climatici pericolosi già in corso, e la situazione può solo peggiorare». Perché la Cina non vuole abbassare l’obiettivo di zero emissioni dal 2060 al 2050? «Sostiene che sarebbe uno sforzo troppo grande, anche se non è vero. Purtroppo il sistema funziona così: stabiliamo gli obiettivi, come contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi, ma poi non facciamo piani seri per raggiungerli. L’intero sistema internazionale è illogico. C’è una netta sconnessione tra ciò che dobbiamo fare, ciò che abbiamo promesso, e ciò che facciamo. Non esiste una buona spiegazione per il comportamento della Cina, ma anche degli altri grandi paesi. Bisogna incrementare gli impegni presi a Parigi». Washington rimprovera a Pechino di non aver interrotto i finanziamenti delle centrali a carbone fuori dai suoi confini. «In parte lo sta facendo, nel senso che sarei molto sorpreso se nuovi progetti a carbone fossero inseriti nella Via della Seta, o venissero finanziati dalle istituzioni cinese in futuro. Però c’è una serie di iniziative già avviate, alcune in via di completamento, altre destinate alla cancellazione. Vorrei vedere azioni più decise di Pechino, perché ogni centrale a carbone che viene costruita oggi dovrà essere chiusa ben prima di generare ritorni economici. È solo una perdita di tempo e risorse. Penso che la decisione sia già presa, ma la Cina dovrebbe smettere questi progetti».
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