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Moussi: la Tunisia deve liberarsi dell'Islam politico

Giampaolo Cadalanu, Repubblica, 28 gennaio

Redazione InPiù 29/01/2021

Abir Moussi Abir Moussi Abir Moussi è la conferma di una leggenda, quella che racconta le tunisine come donne forti e decise. Ha raccolto i cocci dell’eredità politica scomoda del presidente Ben Ali, cacciato dalla piazza dieci anni fa, rivendicando il mandato della tradizione laica di Habib Bourguiba, anche a costo di allontanare gli entusiasti della Rivoluzione del 2011. E oggi il Partito destouriano libero che guida è in testa ai sondaggi. Così una buona fetta del Paese guarda a questa avvocatessa di 45 anni con la speranza che possa traghettare la Tunisia fuori dalla crisi. Giampaolo Cadalanu l’ha intervistata per Repubblica del 28 gennaio. Presidente, che cosa c’è dietro il malcontento dei tunisini? «La situazione è catastrofica. Lo dicono le cifre dell’economia: il Paese è indebitato fino al collo, lo Stato può destinare appena il 3% del bilancio agli investimenti, e questo significa che non c’è speranza di miglioramento. Oltre un quinto della popolazione vive sotto il livello di povertà. Ci mancava solo il Covid. E tutto in un contesto di grave instabilità politica, con un governo nuovo ogni trimestre». Ma come valuta le manifestazioni e le proteste? «Bisogna distinguere: ci sono le proteste di chi ha fame, e ci sono le violenze dei delinquenti. Il ministero della Difesa ha già avvertito sulle possibili infiltrazioni di terroristi fra i manifestanti». Qual è la via d’uscita per la Tunisia? «Abbiamo un programma preciso ma il punto più importante per uscire dalla crisi è chiudere del tutto con l’Islam politico. La situazione di oggi è frutto delle loro politiche, loro non credono nello Stato, lo vogliono sostituire». Ma come si fa a eliminare dalla vita politica una fetta significativa del Paese? «Con la democrazia: le forze laiche e progressiste possono costituire una maggioranza e isolare gli islamisti. Se facciamo un’ampia alleanza, le riforme si possono fare senza di loro».
 
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