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Kupchan: “Joe sa di dover curare l'America o il trumpismo sarà la nuova normalità”

Paolo Mastrolilli, La Stampa, 21 gennaio

Redazione InPiù 22/01/2021

 Kupchan: “Joe sa di dover curare l'America o il trumpismo sarà la nuova normalità” Kupchan: “Joe sa di dover curare l'America o il trumpismo sarà la nuova normalità” «La spaccatura dell’America non si riparerà con i bei discorsi, ma facendo la differenza nella vita dei cittadini. Non significa un ritorno all’isolazionismo. È anzi un fatto che apre opportunità per Europa e Italia, allo scopo di giocare un ruolo più importante». Lo afferma l’ex consigliere di Obama e professore di Georgetown Charles Kupchan, intervistato da Paolo Mastrolilli per La Stampa del 21 gennaio. Che impressione le ha fatto il presidente? «Un buon discorso, appropriato per il momento storico. Vede che il paese attraversa una crisi straordinaria, ed è concentrato per affrontarlo». Siamo passati dalla «carneficina americana» di Trump all’unità. «Il tono era giusto per voltare pagina dalla divisione dell’era precedente e puntare ad unire il paese. Una chiamata alle armi per l’unità, e uno sforzo per dire ai 74 milioni di elettori di Trump che è ora di cambiare. Quanti lo ascolteranno? Pochi. Quindi la sfida è passare dalla visione della riunificazione alla realtà. Perciò il focus sarà su pandemia, infrastrutture, sanità, addestramento dei lavoratori, istruzione, tecnologia, manifattura, competitività, stimoli economici. Biden capisce che Trump è un avvertimento, un sintomo delle divisioni più che la causa. Perciò il suo compito non è girare le spalle, ma chiedersi come e perché sia successo. Come risolviamo i problemi che hanno portato a Trump, e recuperiamo i milioni di insoddisfatti che lo hanno sostenuto? Se non darà una risposta, Trump diventerà la nuova normalità». Cosa serve? «Miglioramenti tangibili nella vita delle persone, sul terreno: vaccini, tamponi, soldi alle famiglie in difficoltà, alzare la paga minima, affinché i milioni che hanno perso il lavoro nel manifatturiero possano sfamare le famiglie.
 
È il segno che Biden capisce la gravità dei problemi, e sa che successo o fallimento dipendono dalla sua risposta». Perché ha citato il terrorismo interno? «La nazione è sotto choc, il 6 gennaio ci ha ricordato l’11settembre. Non ci sono milioni di persone pronte ad assaltare il Congresso, ma troppi su social e chat parlano di violenza. Biden deve capire cosa succede e aggiustare il problema». Perché non ha parlato di politica estera? «Ha voluto dare il segnale che la sua attenzione è sull’agenda domestica. Ciò non vuol dire che gli Usa non avranno un’agenda internazionale attivista e robusta, però le priorità interne domineranno la presidenza come non accadeva dagli anni Trenta. Non è un ritorno all’isolazionismo, ma l’America sarà più parca nello spendere risorse e capitale politico negli affari internazionali. In particolare in Medio Oriente, dove continuerà la riduzione della presenza. L’enfasi sarà sulla diplomazia, non sulla politica estera militare».
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