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Nistri: I carabinieri migliorano imparando dagli errori

Gianluca Di Feo, la Repubblica, 13 gennaio

Redazione InPiù 15/01/2021

Nistri: I carabinieri migliorano imparando dagli errori Nistri: I carabinieri migliorano imparando dagli errori Da sempre l'Arma dei carabinieri è il punto di riferimento delle comunità e gli errori commessi servono a migliorare. Lo afferma il generale Giovanni Nistri, che lo scorso 15 gennaio ha lasciato il vertice dell'Arma, intervistato da Gianluca Di Feo per la Repubblica. Il virus sta creando prospettive preoccupanti per la sicurezza... «La crisi economica e sociale creata dalla pandemia offre una grande occasione alla criminalità organizzata. Aggredisce le attività commerciali con la sua disponibilità economica. Può arruolare manovalanza a basso costo. Ed è aumentato il rischio di infiltrazione negli appalti che saranno alimentati dai fondi Ue». Le mafie sono interessate anche a innescare la rivolta sociale? «Abbiamo registrato un fiorire di iniziative ribelliste, che hanno origini diverse e puntano a cavalcare la crisi. Ma c’è un altro aspetto da tenere presente: quante sono le aziende che rischiano di non reggere? Sono sofferenze che potrebbero degenerare nello stesso momento. C’è però un’ampia convergenza di analisi tra le forze di polizia per monitorare l’evolversi della situazione e mettere in campo una prevenzione all’altezza». Il ricordo più bello e il più brutto di questi tre anni? «Il più bello è stata la liberazione dei 51 bambini e dei tre insegnanti in ostaggio sull’autobus a San Donato nel 2019. Ha dimostrato l’efficacia del nostro dispositivo territoriale e della struttura di comando. Appena è giunta la segnalazione, l’operatore della centrale ha dato le disposizioni giuste: ha mobilitato 4-5 pattuglie attive sulla strada che in pochi minuti sono intervenute e hanno risolto la situazione senza usare la forza. Il momento più difficile è guardare negli occhi vedove, figli e genitori dei caduti in servizio: una sofferenza intima, che non vorresti mai dovere affrontare».
 
L’inchiesta di Piacenza ha colpito l’opinione pubblica. Lei ha preso posizione con determinazione e sospeso i militari sotto indagine. Resta una domanda: come è stato possibile? «In un corpo sociale che ci possano essere delle deviazioni è purtroppo ipotizzabile: nessuna organizzazione ne è immune. Devo premettere che sia il processo penale che la procedura disciplinare sono in corso: non posso anticipare valutazioni. Certamente c’è stata una carenza complessiva nell’azione di controllo, che è anche fatta di dialogo e di conoscenza. A questa falla si sono aggiunte situazioni particolari, ma il quadro mi porta a confermare la necessità di aggiornare una serie di strumenti a disposizione della linea di comando, risalenti al 1975. Da allora sono nate norme come quelle sulla privacy: quarant’anni fa un comandante aveva mille possibilità di valutare il comportamento nella vita privata dei militari, cose che oggi sono fuorilegge. Ma va ricordato che da allora è cambiato il ruolo della polizia giudiziaria, gestita dalla magistratura: se un arresto viene convalidato, allora sono portato a ritenere che sia avvenuto con tutti i crismi». Dopo Piacenza lei ha chiesto di cambiare il regolamento generale dell’Arma. «Il regolamento generale risale al 1911 e non viene aggiornato dagli anni Novanta. Ci sono aspetti valoriali che sono la nostra pietra miliare e lo resteranno sempre: libertà d’azione, spirito di iniziativa e senso di responsabilità. Altre norme sono obsolete e vanno riviste, ad esempio, per considerare l’impatto dei social media: bisogna bilanciare le esigenze di libera espressione e le limitazioni legate ai doveri di un carabiniere. Inoltre, abbiamo chiesto di cambiare le procedure disciplinari per potere arrivare a conclusioni anche nei casi in cui, a fronte di situazioni giuridiche inizialmente non pienamente conoscibili, l’iter giudiziario consente di acquisire elementi certi, senza attendere la sentenza della magistratura. Nel regolamento verranno chiarite pure le responsabilità della catena gerarchica in caso di controllo mancato, omesso o superficiale».
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